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Colpo di Stato nello Zimbabwe, è finita l'era Mugabe

I militari hanno arrestato il presidente e preso il potere ad Harare. La resa dei conti è iniziata con la deposizione del vice di Mugabe per far posto alla First Lady. Ora Mnangagwa assicura che l’esercito guiderà il Paese verso libere elezioni. Ma il futuro è un’incognita

Robert Mugabe. REUTERS/Mike Hutchings
Robert Mugabe. REUTERS/Mike Hutchings

Il capo di Stato più anziano del mondo è giunto al termine della sua ultradecennale carriera. Il novantatreenne presidente dello Zimbabwe, Robert Gabriel Mugabe, è stato destituito e a poche ore dalla presa di potere dei militari nel Paese dell’Africa australe, si trova con la sua famiglia sotto la custodia dell’esercito.

Che nell’ex colonia inglese stesse per succedere qualcosa lo si era capito dopo che lo scorso 8 novembre l’anziano leader da 37 anni al potere aveva licenziato il suo braccio destro Emmerson Dambudziko Mnangagwa, che ricopriva da oltre tre anni la carica di vicepresidente.

Mnangagwa, soprannominato per la sua ferocia “il coccodrillo”, da quarant’anni era al fianco di Mugabe ed era stato ufficialmente esautorato per “slealtà, mancanza di rispetto, falsità e inaffidabilità”. Ma era evidente che dietro alla destituzione del veterano della guerra d’indipendenza c’era la first lady zimbabwana Grace Mugabe, che da tempo aveva manifestato la sua intenzione di succedere al marito.

La deposizione di Mnangagwa è apparsa subito come una chiara mossa a favore della cinquantaduenne Lady Mugabe e questo ha innalzato la tensione, portando all’intervento delle forze armate, preannunciato lunedì dal generale Constantino Chiwenga, capo delle Forze di difesa dello Zimbabwe (Zdf), che ha dichiarato di voler porre fine alle “le epurazioni” all’interno del partito al potere, lo Zanu-Pf.

Le notizie che giungono dallo Zimbabwe sono quelle di un colpo di mano dell’esercito, con soldati e mezzi blindati entrati stamani nella capitale Harare, che hanno preso il controllo della televisione nazionale Zbc.

E dall’emittente pubblica il generale Sibusiso Moyo ha tenuto a precisare che non si tratta di un colpo di Stato, ma che i militari hanno temporaneamente assunto il controllo del Paese per «colpire i criminali attorno al presidente Mugabe, i quali stanno commettendo misfatti che stanno causando sofferenze economiche e sociali nel Paese».

Due fazioni in lotta nello ZANU-PF

Secondo l’agenzia Reuters, che cita una fonte governativa, i militari avrebbero arrestato alcune personalità fra cui il ministro delle Finanze, Ignatius Chombo e Kudzai Chipanga,che aveva definito la dichiarazione del Generale Chiwenga «un tradimento e un incitamento all’insurrezione».

Entrambe sono membri di spicco della “Generazione 40”, l’ala giovanile del partito di governo che sostiene la candidatura alle prossime presidenziali di Grace Mugabe, in contrapposizione con l’altra fazione dello ZANU-PF, il “Team Lacoste”, così chiamato per il sostegno al “coccodrillo” Emmerson Mnangagwa.

Forse risolta la lotta per la successione

L’intervento delle forze armate potrebbe aver risolto l’apra lotta per la successione in favore di Mnangagwa togliendo dalla scena Grace Mugabe. Il “coccodrillo” è tornato questa mattina ad Harare dal Sudafrica, dove si era rifugiato dopo la defenestrazione, ed ha elogiato l’intervento dei militari rivelando l’esistenza di una trattativa tra le forze armate e il presidente Robert Mugabe che avrebbe cercato di fermarli.

L’ex vicepresidente ha anche spiegato che una fase di transizione guidata dall’esercito spianerà la strada a libere e democratiche elezioni. Dopo la destituzione di Mnangagwa, era circolata la notizia che le agenzie di sicurezza zimbabwiane stessero indagando su alcuni presunti reati di Mnangagwa, incluso il riciclaggio di denaro ed esportazione illecita di valuta estera, accuse che avrebbe potuto portare al suo arresto una volta tornato nello Zimbabwe.

L’invito alla moderazione del presidente sudafricano

Nel frattempo, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma, in qualità di leader della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc), ha dichiarato che l’organismo regionale è pronto ad assistere alla crisi politica che sta interessando il Paese.

Zuma ha invitato la nazione vicina alla calma e alla moderazione e ha espresso la speranza che gli sviluppi nello Zimbabwe non portino a cambiamenti incostituzionali del governo, in quanto ciò sarebbe contrario alle posizioni della Sadc e dell’Unione africana.

Nonostante le rassicurazioni dell’esercito sul fatto che nel Paese non sia in corso un colpo di Stato, sul suo account twitter l’Ufficio Affari consolari presso il dipartimento di Stato americano ha scritto che «la situazione è incerta» e «che giungono segnalazioni di inusuali attività militari in città».

Per precauzione l’ambasciata Usa ad Harare, sempre su twitter, ha comunicato che oggi rimarrà chiusa la sede al pubblico, mentre quella della Gran Bretagna ha invitato i suoi cittadini a rimanere a casa o nel proprio luogo di residenza fino a quando la situazione non sarà diventata più chiara.

Tuttavia, dalle prime impressioni sembra che non ci sarà resistenza a questo colpo di Stato. Mugabe, estremamente amato da molti leader africani per la sua forte posizione contro l’imperialismo occidentale, questa volta sembra essere stato abbandonato al suo destino.

Il suo lungo dominio e la sua dinastia si sono sbriciolati e la storia dello Zimbabwe adesso prenderà una direzione diversa. Ma quanto accaduto dovrebbe essere un monito per altri presidenti africani che rifiutano ostinatamente di lasciare il potere.

@afrofocus

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