Etiopia: eletto il secondo esecutivo Desalegn.

Lunedi 6 ottobre, durante la prima sessione annuale, la nuova camera bassa etiope ha rieletto il primo ministro uscente Hailemariam Desalegn alla guida dell'esecutivo. La votazione ha avuto carattere plebiscitario (100% dei consensi), con l'Ethiopian People's Revolutionary Democratic Front (EPRDF) e i suoi alleati che dopo le elezioni dello scorso 25 maggio controllano tutti i 547 deputati della camera. Per la prima volta Desalegn ottiene un mandato pieno, con un orizzonte temporale di cinque anni, dopo che nel 2012 aveva assunto la carica di primo ministro a seguito della morte del suo predecessore Meles Zenawi Asres.

Prime Minister of Ethiopia Hailemariam Desalegn Boshe addresses a plenary meeting of the United Nations Sustainable Development Summit 2015 at the United Nations headquarters in Manhattan, New York September 25, 2015. REUTERS/Andrew Kelly

Ad un'attenta analisi, dietro la rielezione del premier uscente si nascondono importanti giochi di equilibri etnici, politici ed economici a cui un paese con le caratteristiche di quello etiope è forzatamente costretto a scendere a compromessi. Delle regole precise per la gestione, e soprattutto il mantenimento, del potere, rispettate dai quattro maggiori partiti politici che compongono l'EPRDF (Oromo People's Democratic Organization - OPDO; Amhara National Democratic Movement - ANDM; Southern Ethiopian People's Democratic Movement - SEPDM; Tigrayan People's Liberation Front - TPLF).

Hailemariam Desalegn è il primo politico di fede protestante a guidare Addis Abeba, in un paese a maggioranza di fede cristiano-ortodossa di antichissima evangelizzazione. Inoltre, c'è la conferma di un'ufficiosa alternanza al potere tra i diversi gruppi etnici e geografici, passando da Zenawi, di etnia tigrina, proveniente dal nord del paese e di estrazione TPLF, a Desalegn, politico in quota SEPDM di etnia Wolayta. Gruppo etnico localizzato precipuamente nel sud del paese, rappresentante di circa il 2% del totale della popolazione. Analizzando la suddivisione delle cariche in quest'ottica, non sembra quindi un caso che oltre alla riconferma di Desalegn, si sia proceduto a riconfermare Demeke Mekonnen Hassen, nativo del Gojjam nel nord est del paese, ed in quota all'ANDM, alla carica di vice primo ministro.

Inoltre, nel rispetto della piena rappresentanza delle differenti correnti dei partiti di coalizione, si è altresì provveduto all'elezione del presidente della camera e del suo vice, cariche andate a Abadula Gemeda (OPDO) e ad Shitaye Minale (ANDM).

Scendendo nel particolare della nuova compagine governativa che si appresta guidare l'Etiopia ner i prossimi cinque anni, si nota una forte continuità di nomi e contenuti programmatici con il precedente gabinetto. Una squadra di trenta elementi (tra cui quattro Direttori Generali), con solo otto nomi nuovi Nonostante gli ottimi numeri in termini di crescita economica registrati nell'ultimo quinquennio, il nuovo esecutivo sarà impegnato nel medio periodo ad intensificare i propri sforzi su tre canali principali. (I) Stabilizzare la crescita economica a due cifre, garantendole solide fondamenta; (II) combattere la povertà diffusa e garantire libero accesso all'acqua potabile, alla fornitura di energia elettrica e piena assistenza sanitaria alla larga fascia della popolazione che adesso non ne usufruisce; (III) lotta senza quartiere alla crescente corruzione che rappresenta il più insidioso nemico interno all'EPRDF.

Un'agenda politica di per sé già impegnativa, a cui si va a sommare anche l'implementazione del Second Growth and Transformation Plan (GTP2), un ambizioso piano economico per cui Addis Abeba prevede di mantenere una crescita al di sopra del 10% nei prossimi cinque anni, e trasformare l'Etiopia da un paese in via di sviluppo in un Middle-Income Country entro il 2025. Obiettivi importanti, un percorso difficile ma alla portata dell'Etiopia, proiettata a diventare una potenza non solo regionale, ma anche continentale.

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