Guinea Equatoriale, la protesta degli studenti e il regime incrollabile

Da settimane si moltiplicano le proteste in Guinea Equatoriale, il presidente Nguema ha dichiarato lo stato d’assedio e proclamato il coprifuoco ma le rivolte studentesche continuano a tenere alta la tensione nel paese che, a breve, andrà ad elezioni. Elezioni che serviranno solo a sancire il passaggio di testimone da padre in figlio, in quella che è la più longeva dittatura famigliare del mondo. L’arresto di membri dell’opposizione, la repressione verso gli studenti, la morte di giornalisti e attivisti, testimonia la debolezza del regime in questa delicata fase di transizione.

BATA, Equatorial Guinea Equatorial Guinea's President Teodoro Obiang Nguema Mbasogo attends the opening ceremony of the African Nations Cup soccer tournament in Estadio de Bata "Bata Stadium" in Bata January 21, 2012. REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

La Guinea Equatoriale è un piccolo paese dell’Africa centrale guidato, fin dai tempi dell’indipendenza, da una famiglia di dittatori. L’attuale presidente, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, ha preso il potere nel 1979 destituendo lo zio, Francisco Macias Nguema, con un colpo di stato. Fin dall’inizio del suo potere, Teodoro ha dimostrato di non avere scrupoli: dopo avere condannato a morte lo zio, ne seguì le tracce instaurando un regime a partito unico di cui è stato l’incontrastato leader. Gli oppositori del regime sono finiti in carcere o sono stati uccisi, e con questo andazzo Teodoro Nguema ha governato fino al 1991. Il mutato quadro politico internazionale, segnato dalla fine della Guerra Fredda, sembrava dovesse mettere fine al suo potere autocratico e, sotto la spinta delle Nazioni Unite, Teodoro Nguema concesse il multipartitismo e una nuova costituzione. Nel 1995 si scoprì il petrolio al largo delle coste del paese, evento che convinse Nguema a non spartire con nessuno il potere in modo da poter avere il monopolio sulle ricchezze derivanti dall’oro nero. Ma quello stesso petrolio convinse le potenze occidentali che era venuto il tempo di far fuori il vecchio dittatore e nel 2004 fu organizzato un colpo di stato che si avvalse di mercenari sudafricani e britannici. Dietro l’operazione c’era Mark Tatcher, figlio dell’ex premier inglese Margareth Tatcher, faccendiere legato ad alcune multinazionali del settore minerario. Il golpe, fallito, rafforzò il potere di Nguema. Un potere sempre più oppressivo e corrotto che ha esercitato il suo pugno di ferro sulla popolazione, almeno fino a pochi giorni fa.

La mattina di mercoledì 25 marzo gli studenti della Unge (Universidad Nacional de Guinea Ecuatorial) hanno cominciato a manifestare per le vie della capitale, Malabo, per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, e vicepremier, Lucas Nguema Esono Mbang, a causa della sottrazione – da parte delle autorità ministeriali - dei soldi destinati alle borse di studio. La polizia ha reagito facendo irruzione dentro l’università e compiendo decine di arresti tra gli studenti. Ma la miccia ormai era accesa e il giorno seguente, a Bata, seconda città del paese, è andata in scena una manifestazione analoga. Dietro gli studenti c’è un paese intero che, nonostante un reddito pro-capite a livelli scandinavi, vive con due dollari al giorno: tutte le ricchezze derivanti dal petrolio vengono rubate dal clan presidenziale senza che ne resti una sola briciola per la popolazione. Per questo le proteste si sono allargate dando ai membri dell’opposizione il coraggio di denunciare il regime nguemista. La risposta governativa è la stessa di sempre, così Guillermo Nguema Ela, portavoce ed esponente di spicco del partito di opposizione Fuerza Demócratica Republicana (FDR), è stato arrestato e si trova attualmente agli arresti domiciliari. Come lui altri esponenti dell’opposizione e attivisti per le libertà civili sono stati arrestati.

L’arresto di Nguema Ela è particolarmente significativo del clima di insicurezza che agita il clan presidenziale. Ela è l’esponente più importante dell’opposizione, ha una storia fatta di esilio e arresti. Nel 1997, mentre si trovava in Gabon, dove si era rifugiato a seguito delle minacce del regime, è stato prelevato da forze speciali e riportato in Guinea Equatoriale dove è stato incarcerato dopo un processo farsa in cui lo si accusava di tradimento. Nel 2008 è stato amnistiato e confinato agli arresti domiciliari. Dalla sua residenza forzata, Ela ha saputo rimettere insieme l’opposizione tessendo una rete sempre più ampia che proprio nel movimento studentesco ha trovato forza propulsiva. Le proteste di queste settimane sono il risultato del lungo lavoro portato avanti da Ela nel corso degli ultimi anni.

Le proteste non vengono in un momento qualsiasi. Sembra ormai prossimo un avvicendamento alla poltrona presidenziale tra Teodoro Obiang Nguema e uno dei suoi due figli, ma quale? L’ascesa del primogenito, Teodorin, è osteggiata dalla famiglia e da buona parte della cerchia di potere, poiché ritenuto inaffidabile, eccessivamente autocratico, e si teme possa portare il paese verso una deriva che costi alla famiglia il potere. Il fratello minore, Gabriel, sembra pronto a contendere l’eredità paterna e la faida che ne deriverebbe mette a rischio la stabilità del paese. Le proteste si inseriscono quindi in questo scenario nella speranza di colpire il regime in un momento di debolezza. Se gli studenti potranno tanto, è cosa da stabilire. Quel che è certo è che il prezzo da pagare per la libertà sarà alto.

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