Il Sudafrica dimentica Mandela e guarda verso Pechino

"Abbiamo perso il Sudafrica?", si chiede l'Occidente, osservando un Paese sempre più lontano dal sogno di Mandela e sempre più vicino a un modello, economico e politico, alternativo, quello cinese. Lo sboom estivo di Pechino ha colpito duramente l'Africa, legata a doppio filo al gigante asiatico, a cui offre materie prime, soprattutto energetiche, e da cui riceve investimenti, in primis infrastrutturali. Secondo John Ashbourne, di Capital Economics, l'Africa sub-sahariana crescerà del 3,3 per cento quest'anno, contro un aumento medio del Pil del 5,4 per cento nell'ultimo decennio.

Beijing, China - South African President Jacob Zuma (L) and Chinese President Xi Jinping share a laugh. REUTERS/Wang Zhao/Pool

Il Sudafrica non è immune da questo impatto: l'economia di Pretoria, la cui industria mineraria e manifatturiera dipende molto dalla domanda cinese, si è contratta dell'1,3 per cento nel secondo quarto del 2015, e il calo della moneta locale, il rand, si è arrestato solo negli ultimi giorni. Ma la direzione appare sempre più quella di un legame forte con la Cina, anche sul piano politico. Il 3 settembre il presidente sudafricano Zuma ha presenziato alla parata organizzata da Xi Jinping per celebrare la fine della seconda guerra mondiale, dopo la sconfitta del nemico giapponese, e si è trattato della seconda visita nel Paese in meno di un anno. Nell'ottobre del 2014 il Dalai Lama decise di cancellare un viaggio in Sudafrica dopo avere tentato inutilmente, per ben tre volte, di ottenere un visto dalle autorità locali.

Come scrive l'Economist, per capire quanto il Paese si stia allontanando dal progetto di Mandela bisogna semplicemente leggere l'ultimo paper di politica estera redatto dall'African National Congress, il partito al potere dalla fine dell'apartheid (quello che fu di "Madiba", insomma). La caduta del muro di Berlino? Un trionfo dell'imperialismo occidentale. Le proteste di piazza Tienanmen? Una contro-rivoluzione sostenuta dagli Stati Uniti. L'invasione russa dell'Ucraina orientale? Un conflitto voluto da Washington. Le politiche americane in Medio Oriente? Tentativi di rovesciare governi democratici.

Questa accozzaglia di retorica anti-occidentale stride con l'eredità lasciata da Mandela, che, diventato Presidente, promise una politica estera in cui i diritti umani sarebbero stati la linea guida. Una piattaforma non sempre rispettata: il Sudafrica fu uno dei principali sostenitori della Corte Penale Internazionale e si schierò per le sanzioni contro il dittatore nigeriano Abacha, ma si accompagnò politicamente a personaggi come Gheddafi e Mugabe, e si schierò con Russia e Cina nel negare provvedimenti punitivi contro la Birmania dei generali.

Sotto la presidenza Zuma l'asse della politica estera ha virato decisamente contro l'Occidente. Il dittatore sudanese Omar al Bashir, un protégé di Pechino, è stato lasciato fuggire dal Paese prima che potesse essere arrestato (su di lui, da anni, pende un mandato di cattura della stessa Corte Penale Internazionale). La retorica di un nuovo ordine economico mondiale, alternativo a quello di Washington e fondato sul gruppo dei Brics - a cui il Sudafrica appartiene, accanto a Brasile, Russia, India e Cina - è salita di tono, dimenticando che il primo partner commerciale resta pur sempre l'Europa, e che una piattaforma anti-americana non è necessaria per avere eccellenti rapporti coi cinesi.

La collaborazione con Pechino, d'altra parte, è un "love affair" che abbraccia vari settori. Pretoria vuol riformare le proprie imprese statali guardando al modello cinese. L'African National Congress intende costruire una nuova accademia di formazione per funzionari governativi in cui il mandarino sia parte integrante del programma curriculare, e le stesse scuole pubbliche, dal prossimo anno scolastico, offriranno la possibilità di studiare questa lingua.

C'è un appuntamento da segnare sul calendario, per cogliere tutta la portata dei legami tra i due Paesi: il sesto forum sulla cooperazione sino-africana (FOCAC) si svolgerà il 4 e il 5 dicembre prossimi proprio a Johannesburg. A coordinare i lavori, a cui parteciperanno quasi tutti i leader del continente, saranno Jacob Zuma e Xi Jinping.

 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA