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Il terrorismo ferma la crescita del turismo africano

L’ultimo Africa Tourism Monitor, la relazione annuale sull’andamento dell’industria del turismo nel continente, pubblicata lo scorso febbraio dalla Banca africana di sviluppo (AfDB), indica che nonostante la congiuntura economica poco felice, il settore è in crescita. 

Mounted police officers patrol on the beach of Sousse,Tunisia, June 28, 2015. Credits: AP Photo

L’afflusso in meno di quindici anni è quasi quadruplicato, come dimostra il confronto con il 1990, quando nel continente fu registrato l’arrivo complessivo di 17,4 milioni di turisti internazionali contro i 65,3 milioni del 2014, pari al 5,8% del turismo mondiale.

Un risultato che testimonia l’enorme e vario potenziale di attrazioni che l’Africa è in grado di offrire a ogni genere di visitatore da tutto il mondo. In questo vasto territorio, è possibile esplorare foreste pluviali tropicali e scoprire ecosistemi ancora selvaggi, che ospitano piante straordinarie e una fauna senza paragoni al mondo. Oppure contemplare paesaggi mozzafiato come le Victoria Falls al confine tra lo Zambia e lo Zimbabwe, e viaggiare attraverso i deserti del Sahara, del Namib e del Kalahari.

Inoltre, per attirare un maggior numero di turisti, negli ultimi anni in tutto il continente sono state lanciate numerose iniziative, tra le quali spicca la semplificazione al sistema dei visti, compresa l’istituzione del visto elettronico in Kenya, Uganda e nei Paesi nordafricani.

Di notevole importanza, anche l’introduzione del KAZA – Kavango Zambesi, il regime di visto unico tra lo Zimbabwe e lo Zambia, che permette ai turisti di quaranta Paesi stranieri, tra cui Stati Uniti, Australia, Germania, Brasile, Gran Bretagna, Russia e Ruanda di visitare le due nazioni per cinquanta dollari in trenta giorni.

Anche tutti gli Stati membri della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) hanno adottato un visto turistico comune, così come Kenya, Uganda e Ruanda unitesi nella Comunità dell’Africa orientale (EAC) nel febbraio 2014.

Ma per poter sfruttare in pieno il suo enorme potenziale turistico, l’Africa deve risolvere il problema della carenza di infrastrutture e migliorare i trasporti, che restano uno dei vincoli principali alla crescita del settore.

Spesso infatti è più difficile e costoso viaggiare all’interno della regione che arrivarci dall’Europa, dall’America o dal Medio Oriente, mentre a ben poco è valsa la decisione di liberalizzare il settore aereo interno, presa nel 2004 alcuni Paesi presero.

Secondo l’Africa Tourism Monitor, le destinazioni più gettonate sono state Marocco, Egitto, Sudafrica, Tunisia e Zimbabwe. Da segnalare la brillante performance della Costa d’Avorio, paese in piena ripresa economica, che nel 2014 ha registrato il 24% di arrivi in più rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, negli ultimi due anni alcuni Paesi africani, soprattutto nel Nord Africa, stanno scontando la realtà della radicalizzazione dell’estremismo islamico, che ha prodotto un drammatico aumento degli attentati terroristici in varie zone dell’Africa.

I Paesi maggiormente colpiti dal calo di presenze dei turisti occidentali dovuto al rischio di possibili attentati sono Egitto, Tunisia, Marocco. I dati dell’Organizzazione mondiale del turismo (UNTWO) sottolineano notevoli difficoltà sia per la Tunisia, che già nel primo trimestre di quest’anno ha avuto un calo del 19% di presenze rispetto allo stesso periodo del 2015, sia per l’Egitto arrivato addirittura a -46% nei soli primi due mesi del 2016.

La medesima situazione si registra anche in Marocco con tre milioni e mezzo di turisti nei primi cinque mesi dell’anno. Un bilancio decisamente negativo che non solo allontana l’obiettivo del ministero del Turismo di raggiungere i venti milioni di visitatori entro il 2017, ma rende praticamente impossibile confermare i dieci milioni degli anni passati.

Le questioni di sicurezza sono diventate un problema molto serio anche per il Mali e per le regioni costiere del Kenya. Senza contare, che 17 degli ultimi 43 Paesi per i quali il Dipartimento di Stato Usa ha emesso travel warnings si trovavano in Africa.

Un’altra importante voce del turismo africano è rappresentata dai safari e dall’ecoturismo, che secondo gli ultimi dati dell’UNTWO in alcuni Paesi rappresentano fino al 5% del prodotto interno lordo. Tuttavia, nell’ambito dell’inchiesta sui paradisi fiscali Panama Papers, resi noti dal colossale archivio dello studio panamense Mossack Fonseca, è inserito anche il rapporto Continent of secrets – Uncovering Africa’s offshore empires.

Leggendo il documento, si scopre che almeno trenta società ‘offshore’ che gestiscono i safari in Africa, portano i soldi frutto dell’uccisione di animali selvatici o dell’ecoturismo nei paradisi fiscali mescolando la poesia dei grandi paesaggi africani con la corruzione e l’evasione fiscale, che dai poverissimi Paesi africani portano direttamente ai piccoli Paesi ‘offshore’ dei Caraibi.

Le criticità che interessano il settore nella regione sono purtroppo numerose e di vario genere, ma è auspicabile che il turismo in Africa possa davvero ripartire, perché le bellezze del suo territorio e la generosa ospitalità del suo popolo lo meritano.

@afrofocus

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