L’AFRICOM promuove Flintlock per contrastare il jihadismo in Africa

Come ogni anno, lunedì scorso ha preso il via Flintlock, la principale esercitazione di pronto intervento promossa dall’AFRICOM, il comando militare degli Stati Uniti per il continente africano, che per il 2016 ha scelto come sedi principali il Senegal e la Mauritania.

A US Army soldier observes a Chadian soldier during Exercise Flintlock 2015 Credit: Amber Martin

Alle manovre partecipano più di 1.700 militari provenienti da trenta diversi Paesi africani, europei e nordamericani, tra i quali figurano Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Ciad, Mauritania, Marocco, Niger, Nigeria, Senegal, Tunisia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Le operazioni sono finalizzate al miglioramento della cooperazione multinazionale contro i gruppi jihadisti dell’Africa nord-occidentale, che fanno principalmente capo allo Stato islamico e ad al Qaeda del Maghreb islamico, che da tempo provano a espandersi in quei territori per destabilizzarne i contesti.

L’esercitazione congiunta ha avuto inizio lunedì scorso dall’aeroporto di Thies, in Senegal, per proseguire sino al prossimo 29 febbraio. Il Comando di AFRICOM ha spiegato che Flintlock è mirato a perfezionare lo scambio d’informazioni a livelli operativi e tattici nella regione africana e a promuovere una più stretta collaborazione e coordinazione a livello multinazionale.

Nello specifico, l’obiettivo prioritario di Flintlock 2016 sarà quello di concentrare le forze armate sulla crescente minaccia jihadista nell’Africa nord-occidentale, dove negli ultimi mesi si sono registrati ripetuti attacchi da parte di gruppi estremisti legati ad al Qaeda e degli islamisti nigeriani di Boko Haram, che poco meno di un anno fa hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico.

L’importanza strategica dell’Africa nord-occidentale

Questa vasta regione dell’Africa rappresenta tradizionalmente uno dei maggiori epicentri mondiali del radicalismo islamico. Di conseguenza, l’importanza strategica di garantire la sicurezza nell’area è primaria e s’inserisce in un’ottica multinazionale, in grado di concentrare la propria attività di contrasto nell’impedire l’instaurazione di ulteriori legami tra le diverse milizie riconducibili all’ideologia islamista, che hanno determinato un unico arco d’instabilità nell’intera macro regione.

Prima dell’inizio dell’addestramento, il comandante per le operazioni speciali dell’AFRICOM, il generale di brigata Donald C. Bolduc, ha spiegato che le forze regionali devono essere organizzate e sostenute con una maggiore condivisione di intelligence per contrastare la crescente minaccia.

Bolduc ha poi citato la MNJTF, la forza d’intervento congiunta multinazionale composta da Nigeria, Niger, Camerun, Benin e Ciad, che ha registrato buoni risultati nella lotta contro gli estremisti islamici di Boko Haram, dimostrando come la cooperazione regionale sia in grado di contrastare la sfida jihadista.

L’Africa sempre più strategica per gli Stati Uniti

La prima edizione di Flintlock si è svolta nel 2005, con attenzione particolare a tre priorità: sicurezza, lotta al terrorismo e la stabilizzazione dei paesi più poveri attraverso la formazione delle forze di sicurezza locali e l’aiuto umanitario.

Nel tempo, il livello di cooperazione tra AFRICOM e i partner africani è andato crescendo e oltre a potenziare i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Unione africana, ha anche migliorato quelli tra le stesse nazioni africane.

Appare evidente, che l’azione di AFRICOM nel continente africano costituisca parte integrante della politica di Washington, che subito dopo gli attacchi dell’11 settembre ha focalizzato la propria attenzione all’espansione della minaccia terroristica nella macro-regione nell’intento di salvaguardare i propri interessi strategici.

L’Africa sta inoltre diventando sempre più una priorità per gli Stati Uniti, che mirano a consolidare il rapporto con i Paesi africani e guadagnare punti nel confronto con la Cina, che oltre ad aver superato gli Usa come primo partner commerciale dell’area, ha incentivato il suo impegno nelle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, soprattutto nel continente nero.

Pechino ha anche deciso di destinare cento milioni di dollari per l’assistenza militare all’Unione africana e ha valutato di aprire proprio in Africa, la sua prima base militare all’estero. La scelta è caduta su Gibuti, Paese piccolo ma strategico per la posizione a guardia del Corno d’Africa, dove anche gli Stati Uniti hanno la loro unica base in territorio africano, che ospita 4mila soldati americani.

@afrofocus

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