La crescita del Senegal, nuova potenza economica dell’ECOWAS

L’elezione del presidente del Senegal, Macky Sall, alla guida della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) giunge alla vigilia del 40esimo anniversario del gruppo regionale e in un momento economicamente favorevole per lo Stato francofono, originato dal calo dei prezzi petroliferi e dal deprezzamento dell’euro.

Dakar, Senegal’s place de l’Indépendance: a center of government, banking and trade. In the background is the commercial port and the tourist destination Gorée island. Photo credits: Wikimedia Commons
Dakar, Senegal’s place de l’Indépendance: a center of government, banking and trade. In the background is the commercial port and the tourist destination Gorée island. Photo credits: Wikimedia Commons

Il Senegal, infatti, è stato indicato nell’ultimo Africa Pulse della Banca Mondiale come uno dei tre Paesi africani importatori netti di petrolio e con le economie meglio diversificate, che potrebbero trarre vantaggio dalla congiuntura economica sopra citata, registrando una crescita superiore a quella complessiva prevista per l’Africa sub-sahariana.

Una previsione confermata dalla Direzione per la previsione e gli studi economici (DPEE) del ministero delle Finanze di Dakar, che per il 2015 prevede una crescita del Pil pari al 5,4%, derivata anche dal rilancio delle esportazioni e della competitività internazionale del Paese africano.

Del resto, il Senegal negli anni più recenti è stato protagonista di un notevole sviluppo economico dovuto anche a numerose riforme strutturali e a una mirata politica fiscale. La sua affermazione trova conferme anche nell’ultimo rapporto “Doing Business 2015: Going Beyond Efficiency” della Banca Mondiale, che posiziona l’economia senegalese tra le prime dieci che hanno messo in atto il maggior numero di riforme per facilitare gli affari e migliorare le relazioni nel mondo imprenditoriale.

Un risultato d’indubbio rilievo dovuto in gran parte alla riduzione delle spese di proprietà, all’alta qualità dell’infrastruttura delle telecomunicazioni e ai ridotti costi di produzione, che hanno favorito il più alto tasso di crescita delle aziende locali da oltre quindici anni e l’aumento degli investitori stranieri nel Paese, saliti dell’8% tra il 2013 e il 2014.

Altre due importanti misure adottate dall’esecutivo di Dakar, consistono nella riduzione del costo delle imposte di registro, passato dal 15% nel 2012 al 5% nel 2015, seguito dalla semplificazione delle procedure per l’acquisto d’immobili, che, grazie a una sorta di sportello unico, consente di ottenere il contratto di proprietà in sole settantadue ore.

Tuttavia, le massiccia dose di riforme e le buone performance degli ultimi anni non hanno avuto effetti significativi sulle condizioni di vita della popolazione, come provato dal fatto che oltre la sua metà vive ancora sotto la soglia di povertà, in un Paese che rimane uno tra i venticinque peggiori del mondo secondo l’indice di sviluppo umano.

C’è comunque da considerare, che il Senegal rimane sempre una delle più stabili democrazie africane, in cui la laicità dello Stato è un principio condiviso e difeso da tutti consentendo alle diverse comunità religiose (92% musulmani, 6% cristiani e 2% animisti) di convivere serenamente.

E’ in questo scenario di trasformazione politica ed economica che il Senegal punta a entrare nel novero dei Paesi emergenti entro il 2035. Lo dimostra il mutamento che negli ultimi ha visto protagonista la sua capitale Dakar, che dal tempo della presidenza di Abdulaye Wade ha intrapreso un percorso di vera e propria mutazione urbana, che negli ultimi mesi ha visto il completamento diverse infrastrutture.

Mentre molte altre sono in fase di ultimazione, come rivela l’enorme cantiere, sorto trenta chilometri a est di Dakar, dove si estenderà il futuro polo Diamniadio, un ambizioso progetto di urbanizzazione che riveste primaria importanza nella strategia di sviluppo del Paese e che ha già cominciato iniziato a richiamare le grandi aziende internazionali.

Il piano di lavoro della “Diamniadio Valley” prevede l’installazione, su una superficie di oltre tremila ettari, di una vasta piattaforma industriale, compresa di servizi per il terziario, università, ospedali, ma anche di una nuova città.

Un’opera monumentale che potrebbe garantire dai trenta ai 40mila posti di lavoro. Ed è sempre in quest’area che in meno di un anno è sorto il più grande  centro congressi internazionale dell’Africa, progettato dal famoso studio turco Tabanlioğlu Architects.

Vicino al prestigioso complesso è anche in fase di realizzazione il nuovo aeroporto Blaise Diagne, che dovrebbe essere ultimato l’anno prossimo insieme al treno espresso per arrivare a Dakar, che già da due anni è in funzione per un primo tratto di venticinque chilometri.

Da ricordare, anche la messa in opera della prima autostrada dell’Africa occidentale che prevede un pedaggio, completata in un tempo record di quarantaquattro mesi da un’impresa francese, attraverso un’inedita partnership pubblico-privata, decisamente sostenuta dalle autorità senegalesi.

Un dinamismo che dimostra chiaramente l’intenzione di rendere Dakar, in occasione del periodo di presidenza dell’ECOWAS e anche dopo, un hub per l’organizzazione regionale e per i suoi 300 milioni di abitanti.

@afrofocus

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