Photo credit African Center for Strategic Studies

L’African Center for Strategic Studies di Washington ha monitorato in uno studio l’evoluzione della minaccia dei gruppi estremisti islamici in Africa, esaminando il trend degli attacchi portati a termine lo scorso anno.


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Dall’analisi emerge, che nel corso dei dodici mesi è stato registrato un calo costante delle morti legate all’operato dei movimenti jihadisti in Africa, che nel 2017 sono state 10.376 contro un picco di 18.728 registrato nel 2015. Una significativa diminuzione derivata anche dal minor numero di vittime causato dallo Stato Islamico, che nel 2017 ha ucciso 1.687 persone contro le 2.537 del 2016.

Lo scorso anno, anche il gruppo estremista nigeriano Boko Haram è stato meno letale rispetto ai dodici mesi precedenti con 3.329 vittime contro le 3.484 del 2016. Tuttavia, in termini di operatività, nel 2017 in Africa si sono registrati 2.769 episodi di violenza collegati ai gruppi radicali islamici, ben 452 in più rispetto ai 2.317 del 2016.

C’è anche da sottolineare, che nonostante i ripetuti annunci della sconfitta di Boko Haram da parte del presidente nigeriano Muhammadu Buhari , il gruppo ha dimostrato evidenti capacità di resilenza. E sebbene il numero di morti causate dagli attacchi di Boko Haram è continuato a scendere dal picco di 11.519 registrato nel 2015, lo scorso anno il movimento jihadista ha compiuto 500 attacchi contro i 417 del 2016.

Al-Shabaab è in assoluto il gruppo più violento e più letale di tutto il continente. I jihadisti somali hanno totalizzato 1.593 attacchi, oltre il triplo rispetto ai 500 portati a termine da Boko Haram, che rappresenta il secondo gruppo più operativo dell’Africa. Senza contare, che i 4.557 decessi relativi agli attentati compiuti da al-Shabaab corrispondono a quasi il 44% del totale delle vittime causate nel 2017 dal terrorismo di matrice islamica in Africa.

Anche Al Qaeda nel Maghreb islamico e i suoi affiliati del Sahel lo scorso anno sono stati molto più attivi. Il numero di episodi violenti relativi a questi gruppi è raddoppiato: da 76 nel 2016 a 157 nel 2017. Lo stesso vale per gli attacchi mortali passati da 223 nel 2016 a 391 nel 2017. La maggior parte di questi attacchi (107 nei quali sono morte 253 persone) porta la firma di Jama’atNusrat al-Islam walMuslimeen (Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani – GSIM), che si è formato lo scorso 2 marzo.

Mentre in Egitto, lo Stato Islamico è il gruppo che ha portato a compimento la maggior parte degli episodi di violenza, saliti dai 96 del 2016 ai 278 del 2017. E allo stesso modo sono aumentate anche le vittime, passate dalle 523 del 2016 alle1.995 del 2017. Come segno della crescente operatività nel teatro egiziano, lo scorso anno l’ISIS ha esteso il raggio d’azione dal Sinai anche all’Egitto centrale.

Da notare, che lo Stato Islamico in Libia ha registrato il maggior declino operativo rispetto a tutti i gruppi estremisti africani. Il numero di episodi di violenza collegati agli affiliati libici dell’ISIS è sceso dai 319 del 2016 ai 43 del 2017. Il medesimo trend di significativo calo del numero degli attacchi è stato registrato anche in Algeria e Tunisia, dove da tempo i seguaci dell’ex Califfato aspirano a conquistare una roccaforte.

@afrofocus

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