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La guerra dei tribunali: come le tensioni tra Usa e paesi mediorientali si sono trasferite nelle aule giudiziarie

Secondo il generale prussiano Carl von Clausewitz la guerra non era altro che la prosecuzione della diplomazia con altri mezzi. Due secoli dopo il suo trattato “Della Guerra” potremmo aggiungere una nuova postilla alla sua famosa affermazione: nel 2016 anche il diritto può diventare la prosecuzione della diplomazia, e della guerra, con altri mezzi. Teatro di questo nuovo sviluppo – positivo o negativo lo dirà la storia – delle relazioni internazionali è ancora una volta il Medio Oriente.

La particolarità è che non si tratta semplicemente del diritto internazionale che viene piegato per gli scopi di una o dell’altra parte in una controversia internazionale, ma è questa volta il diritto privato a fare la parte del protagonista.

Al centro delle dispute, manco a dirlo, i grandi rivali del Golfo persico: Arabia Saudita e Iran. E in mezzo, anche in questo caso poco sorprendentemente, gli Stati Uniti.

Il primo caso è arrivato a marzo, e riguarda la decisione da parte di una corte distrettuale di New York di condannare l’Iran a pagare 10 miliardi di dollari di risarcimenti alla vittime dell’11 Settembre per “aver fallito nel dimostrare l’estraneità dei propri funzionari in atti di sostegno agli autori dell’attacco”. Una decisione piuttosto dubbia, basata su documenti parziali sulla ricostruzione delle responsabilità dell’attentato, che ha lasciato gli esperti di affari mediorientali molto perplessi.

Il secondo colpo dagli Stati Uniti all’Iran è arrivato a inizio maggio. Questa volta è stata la stessa Corte Suprema statunitense che ha confermato la condanna per l’Iran a pagare due miliardi di dollari di risarcimento ai parenti delle vittime dell’attacco terroristico contro la caserma dei marine di Beirut del 1983 che uccise 241 militari americani. Questa volta la reazione di Teheran non si è fatta attendere. Le forze politiche più oltranziste che si oppongono al governo Rouhani e all’accordo sul programma nucleare hanno fatto approvare pochi giorni dopo dal parlamento iraniano una legge che permette ai cittadini iraniani di fare causa agli Stati Uniti per i danni causati loro dalle politiche e dalle azioni americane, a cominciare dalla restaurazione dello Shah dopo il colpo di stato di Mossadeq.

Infine, a metà maggio il senato americano ha approvato una legge che rende possibile per le vittime dell’11 Settembre fare causa all’Arabia Saudita per il sostegno fornito agli autori dell’attentato da parte di alcuni suoi funzionari. Una accusa, al contrario di quella diretta all’Iran, più plausibile ma ancora da provare.

La mossa del senato americano sull’Arabia Saudita, così come la due sentenze giudiziarie sull’Iran, sono state interpretate da molti come atti primariamente politici, volti a mettere in difficoltà l’amministrazione Obama soprattutto rispetto al processo di riavvicinamento a Teheran. Ma gli effetti rischiano di sfuggire al controllo e di avere conseguenze politiche ed economiche di lungo termine.

Prima di tutto vi è il grave danno che questo gioco condanne e reazioni può causare allo sviluppo dei rapporti economici e degli investimenti tra Stati Uniti e Iran. Con il rischio che i beni privati dei cittadini iraniani così come di quelli americani possano essere espropriati per pagare i coloro che vengono riconosciuti vittime dall’uno o dell’altro sistema giudiziario può portare a una paralisi perpetua degli investimenti bilaterali, diminuendo significativamente gli effetti positivi della fine delle sanzioni.

Una possibile azione contro l’Arabia Saudita potrebbe invece portare a un ulteriore peggioramento dei rapporti bilaterali tra Washington e Riyadh, oggi ai minimi storici, nonché a azioni ritorsive da parte dei sauditi che oggi detengono decine di miliardi di titoli americani.

Più in generale, questa continua erosione del principio internazionale di inviolabilità delle proprietà estere degli stati sovrani – in America garantito dal Foreign Sovereign Immunity Act, negli anni sottoposto a sempre più “eccezioni” –  può segnare un precedente che in futuro potrebbe ritorcersi contro gli Stati Uniti e, in generale, alla stabilità dei rapporti economici internazionali. Se ogni vittima, vera o presunta, dell’azione di uno stato estero può rivalersi sulle proprietà presenti nel suo paese di quello stato e dei suoi cittadini ben poche relazioni internazionali bilaterali rimarrebbero serenamente esenti da rischi. 

@Ibn_Trovarelli

Articolo pubblicato su ispionline.it http://www.ispionline.it/it/medshake/la-guerra-dei-tribunali-come-le-tensioni-tra-usa-e-paesi-mediorientali-si-sono-trasferite-nelle-aule-giudiziarie-15175

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