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Purdue Pharma coinvolta nello scandalo degli oppiacei

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Purdue Pharma, la società farmaceutica produttrice dell’OxyContin (o ossicodone), promette un risarcimento di 4,3 miliardi di dollari per aver causato una tragedia nazionale

Un farmacista tiene l’antidolorifico OxyContin, pillole da 40 mg, prodotto da Purdue Pharma, in una farmacia a Provo, Utah, Stati Uniti, 25 aprile 2017. REUTERS/George Frey

La lunga storia della “opioid crisis”, quella epidemia indotta di consumo e abuso di antidolorifici che ha martoriato l’America bianca e tendenzialmente povera per anni entra forse in un nuovo capitolo. In un anno in cui parliamo di vaccini, pandemia e ruolo dei colossi farmaceutici, quella vicenda è evocativa – pur non avendo nulla a che fare con la produzione di vaccini o i brevetti.

La famiglia Sackler, proprietaria della Purdue Pharma, che produce l’OxyContin (ossicodone) – uno dei farmaci contenenti oppio più diffusi e più capaci di portare a dipendenze che hanno a loro volta causato il passaggio all’eroina di migliaia di persone – ha presentato un piano al tribunale del fallimento in cui promette di versare alle famiglie delle vittime (o ai sopravvissuti) 4,3 miliardi di dollari. Si tratta della seconda offerta fatta dalla famiglia che vuole chiudere Purdue e aprire una nuova impresa. La prima offerta più bassa di un miliardo e 300 milioni era stata respinta dagli Stati e dagli avvocati delle vittime – o dei figli nati con dipendenza trasmessagli dalle madri.

Una delle ragioni di quel “No” era proprio il passaggio a una nuova impresa: ci sono persone che intendono portare in tribunale i manager e i membri della famiglia affinché vengano processati per reati penali. La nuova proposta prevede che i membri della famiglia miliardaria cedano il controllo dell’azienda e che le entrate della nuova società vengano dirette esclusivamente ad affrontare la crisi da oppiacei che si è acuita con la pandemia.

La Purdue Pharma aveva portato in tribunale i libri già nel 2019, quando la valanga di cause individuali e i rinvii a giudizio da parte dei procuratori di contee dove i suoi farmaci avevano prodotto disastri umani e sociali erano arrivati a costare 2 milioni a settimana solo di spese legali. La ragione di queste cause è banale: le compagnie farmaceutiche hanno lavorato per anni per incentivare i medici a prescrivere antidolorifici (un altro è il Fentanyl, 100 volte più potente di morfina ed eroina) contenenti oppio. Si tratta di medicine che in Europa si danno ai malati terminali con dolori terribili, mentre negli Stati Uniti per anni si compravano in farmacia dopo un trauma da incidente d’auto o per dolori cronici. Medici compiacenti, premi da parte delle case farmaceutiche hanno prodotto un disastro: le persone diventavano dipendenti dalla componente oppiacea e compravano questi medicinali sul mercato nero oppure passavano all’eroina – che spesso è più facile da procurarsi.

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Risultato? Quattrocentomila morti in 20 anni, 67mila solo nel 2018 e solo il 30% uccise dall’eroina. Anche i grandi gruppi che gestiscono farmacie sono finiti nel mirino: la West Virginia ha denunciato due grandi marchi per aver ordinato un numero di pillole pari a 119 per abitante in pochi anni.

Oltre che con Purdue Pharma, 30 Stati stanno negoziando con altri giganti farmaceutici e la cifra offerta in totale sfiora i 20 miliardi di dollari. A gennaio 2020 l’amministratore delegato della Insys Therapeutics, John Kapoor, è stato condannato a 5 anni per aver corrotto medici in maniera che prescrivessero oppiacei anche a chi non ne aveva bisogno.

Che ne sarà dell’offerta della famiglia Sackler? I creditori dovranno votare. Si tratta di individui, Stati, contee e tribù native come la Navajo Nation, distrutta prima dagli oppiacei e poi dal coronavirus. Alcuni si sono detti disposti ad accettare l’offerta di un gruppo guidato da manager a nomina pubblica che finanzi progetti di riabilitazione e rifonda gli Stati dei soldi spesi per fronteggiare la crisi. Altri pensano che sia troppo poco. Tra questi il procuratore del Massachusetts Maura Healey, che ha diffuso un comunicato stampa nel quale spiega che “i Sackler sono diventati miliardari causando una tragedia nazionale. Non si dovrebbe permettere loro di farla franca pagando una frazione dei profitti fatti nei prossimi nove anni e uscendo da questa vicenda più ricchi di quanto sono oggi”.

Già perché, sebbene con più controlli e minor diffusione, l’OxyContin è ancora in vendita e la famiglia continua a guadagnarci. La procuratrice di New York ha pure usato parole dure e ha sostenuto che da quando la crisi è esplosa e la famiglia finita nel mirino, questa ha fatto in modo di ritirare una parte dei capitali della Purdue e piazzarli altrove. L’offerta di Big Pharma, insomma, sembra generosa, ma non lo è fino in fondo. Se possibile, questa vicenda è peggiore di quella che coinvolse Big Tobacco e finì con un accordo tra i 4 colossi delle sigarette e 46 Stati e costò, nel 1998, 246 miliardi di dollari. Di cui i 4,3 miliardi offerti dai Sackler sono una frazione.

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L'AUTORE

Martino Mazzonis

Giornalista e ricercatore, è autore di Come cambia l’America (con Mattia Diletti e Mattia Toaldo, 2009) e di Tea party (con Giovanni Borgognone, 2011).
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