Padri della Nazione: un album di figurine vuote


Stamattina ho letto un bel pezzo di Shivam Ji pubblicato su Scroll.in, si intitola "Perché è così semplice per Modi appropriarsi di icone a lui opposte (e perché gli indiani comprano il Mein Kampf)" e mi sono frullati per la testa un po' di ragionamenti.

Stamattina ho letto un bel pezzo di Shivam Ji pubblicato su Scroll.in, si intitola “Perché è così semplice per Modi appropriarsi di icone a lui opposte (e perché gli indiani comprano il Mein Kampf)” e mi sono frullati per la testa un po’ di ragionamenti.

 

Il pezzo, prima di tutto, lo potete – e dovreste – leggere in inglese qui. Per i pigri o eccessivamente impegnati, provo a fare un riassunto ultra condensato.

Secondo Shivam Ji, il mischione di icone nazionaliste che oggi come in passato imperversa nell’immaginario collettivo indiano, si è costruito così com’è poiché l’India vive una cultura in cui l’iconofilia va per la maggiore: adorare o elevare a feticcio pop delle immagini (fisiche o astratte, sfruttando l’effetto dell’associazione mentale) alla lunga spogliate della loro complessità. Shivam Ji spazia dal figlio dell’imprenditore indiano chiamato Che, in onore di Che Guevara, all’appropriazione della destra ultranazionalista hindu di figure come Bhagat Singh, rivoluzionario indiano ateo e comunista.

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