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RETROSCENA

Palestina: finalmente elezioni

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Abu Mazen, il Presidente dell’Autorità Palestinese, annuncia che presto potrebbero tenersi nuove elezioni. Fatah e Hamas si inconterranno a Il Cairo per definire tutti i dettagli

Il Presidente palestinese Mahmoud Abbas partecipa a un incontro virtuale con le fazioni palestinesi su Israele a Ramallah, nella Cisgiordania occupata da Israele, 3 settembre 2020. Alaa Badarneh/Pool via REUTERS

Sedici anni dopo le elezioni che hanno eletto Mahmoud Abbas (Abu Mazen) Presidente dell’Autorità Palestinese e 15 anni dopo le consultazioni politiche che hanno visto trionfare Hamas, nei Territori potrebbero tenersi di nuovo le elezioni. Abbas ha annunciato che entro il 20 gennaio comunicherà le date nelle quali si terranno le consultazioni per, nell’ordine di svolgimento, i membri del Consiglio Legislativo Palestinese (il Parlamento dell’Autorità Palestinese), per il Presidente e poi per il Consiglio Nazionale Palestinese, che è l’organo legislativo dell’Organizzazione di Liberazione della Palestina. Ci vorranno almeno sei mesi per organizzare il tutto, ma entro l’anno, stando all’accordo raggiunto in Turchia da una delegazione di Hamas, il gruppo che controlla Gaza e Fatah, il partito del Presidente Abbas, dovrebbero tenersi le consultazioni.

Le ultime elezioni presidenziali

Le prime elezioni presidenziali palestinesi si tennero nel 1996 e videro la vittoria schiacciante di Yasser Arafat contro il suo unico rivale Samiha Khalil. Successive elezioni si tennero nel 2005, un anno dopo la morte del leader palestinese, e Abu Mazen vinse contro altri sei contendenti. Da allora, nonostante il suo mandato sia scaduto nel 2009 e nonostante abbia più volte detto di voler convocare elezioni, l’ottuagenario Presidente palestinese è rimasto sempre al suo posto, prolungando il suo mandato. Le ultime elezioni parlamentari invece si tennero a gennaio del 2006 e video Hamas superare Fatah. Un anno dopo, il gruppo ritenuto terroristico da molti Paesi, prese con un colpo di Stato il controllo di Gaza, decretando da un lato il confinamento della Striscia per sicurezza da parte di Israele, dall’altro l’isolamento e l’embargo da parte dell’Autorità Palestinese. In questi anni, diverse volte i due gruppi palestinesi si sono riconciliati e hanno annunciato un accordo sulle elezioni, ma non si è mai raggiunto nulla. Nel 2019, parlando all’assemblea dell’Onu, Mahmoud Abbas aveva annunciato che avrebbe tenuto le elezioni in Palestina presto, altra promessa caduta nel vuoto, fino all’accordo raggiunto dalle parti nello scorso settembre in Turchia.

L’accordo tra Fatah e Hamas

Da settembre ad oggi, i vertici di Fatah e di Hamas si sono accordati e hanno limato le loro posizioni sul come e quando tenere le elezioni. Ci si incontrerà di nuovo a Il Cairo per definire gli ultimi dettagli. Ma la diffidenza da entrambe le parti è notevole. Hamas non crede fino in fondo che Abu Mazen rispetti l’impegno e molti esponenti di Ramallah non credono che Hamas sia in grado di tenere elezioni democratiche a Gaza. La preoccupazione di Hamas, che poi è la preoccupazione di Fatah, è la leadership del Paese. Allo Stato, non si è mai lavorato per una successione ad Abu Mazen che, oramai 85nne, è anche sfiduciato da gran parte della sua popolazione che lo vorrebbe dimissionario. Il vecchio leone però non cede, ed è pronto a ricandidarsi, contano su una serie di relazioni soprattutto esterne, a cominciare da quella con Joe Biden, che aveva stretto quando questi era vice Presidente Usa. Abbas è visto da molti palestinesi come amico di Israele, anche se ha sfruttato questa amicizia solo per liberarsi di avversari politici, come esponenti Hamas o membri del suo stesso partito ma avversari come Mohammed Dhalan.

Chi è Mohammed Dhalan

Proprio quest’ultimo è uno dei papabili a guidare il Paese. Questi nasce nel 1961 in un campo profughi della striscia di Gaza e qui fa crescere il movimento giovanile di Fatah. È ovviamente arrestato diverse volte dagli israeliani, ma mai per attività terroristiche e ha la possibilità, nei suoi soggiorni forzati in carcere, di imparare bene l’ebraico. Diventa capo della forza di sicurezza preventiva di Gaza durante gli accordi di Oslo, contando su oltre 20.000 uomini e avendo, ovviamente, contatti con le intelligence di mezzo mondo, in particolare israeliana e americana. Alla fine degli anni ’90, comincia la sua parabola discendente, con l’accusa di essersi appropriato di enormi quantità di soldi delle tasse. Inoltre, poco dopo, comincerà a minare la leadership di Arafat, chiedendo più riforme, tanto da essere accusato successivamente da Abu Mazen, di aver avvelenato l’anziano leader. Con il colpo di Stato di Hamas a Gaza, perde gran parte dei suoi poteri, anche se pare abbia avuto un ruolo nell’organizzare un piano, poi non attuato, dagli americani per sovvertire Hamas. Si sa che sia gli Usa che l’Unione europea lo hanno sempre visto come il successore naturale di Abbas, tanto che fu chiesto da alcuni Governi la sua ufficiale nomina a vice.

Ma nel 2011 le accuse di frode furono rinvigorite da Abu Mazen, unendole a quelle per l’uccisione di Arafat, tanto da spingere l’uomo a scappare prima in Giordania e poi negli Emirati Arabi Uniti e la sua condanna in absentia ad alcuni anni di carcere e alla restituzione di somme. Da allora, Dahlan è consulente per gli affari palestinesi dell’emiro dell’Uae e non ha mai negato di essere dietro alla riconciliazione tra l’Emirato e Israele con gli accordi di Abramo. Nei giorni scorsi, Dahlan è stato anche pubblicamente ringraziato da Hamas perché ha girato a Gaza fondi propri e aiuti da Abu Dhabi. No solo: in uno dei media che possiede, ha diffuso un documentario nel quale accusa Abu Mazen non solo di aver condannato Fatah alla sconfitta e di aver dimenticato il popolo palestinese ma anche di essersi appropriato di più di 2 miliardi di dollari, oltre ad aver attentato alla sua vita. Alla finestra c’è pure Jibril Rajoub, l’uomo dietro l’accordo tra Fatah e Hamas. Segretario generale del movimento di Ramallah, Rajoub è anche popolare per essere il Presidente del comitato olimpico palestinese ma, soprattutto, della federazione gioco calcio della Palestina. Anche lui in carcere israeliano ha imparato bene a parlare ebraico ed è amico di Saleh al-Arouri, vice capo di Hamas, con il quale ha trascorso molti anni nelle carceri israeliane. Proprio il rapporto tra i due ha portato alla quasi riconciliazione (almeno per le elezioni) tra Fatah e Hamas.

Nei primi ani ‘90, ai tempi degli accordi di Oslo, Dahlan, che è ben visto da molti palestinesi soprattutto per gli aiuti che invia e per essere il collante (grazie alla sua origine) con Gaza, era il vice di Rajoub che in più di una occasione negli ultimi tempi gli ha lanciato segnali distensivi. Dall’altro lato, al-Arouri aspira a prendere presto il posto di Ismail Haniyeh, il leader di Hamas, nelle elezioni che si dovrebbero tenere nel movimento. La tornata quindi, soprattutto quella presidenziale, semmai si dovesse tenere (sono in molti a non crederci fio in fondo, sia in Palestina che all’esterno), passa per Gaza. Difficilmente Hamas, anche in questo momento di distensione, sosterrebbe Mahmoud Abbas o qualche suo sodale. Potrebbe fare una eccezione per Rajoub, visti i suoi rapporti con il movimento e potrebbe sostenere (in mancanza di un proprio candidato) il gazawi Dahlan. Anche se significherebbe fare un ampio passo avanti verso Israele e Usa. Non a caso gli esponenti di Hamas negli ultimi tempi hanno dichiarato che per loro il candidato ideale è Marwan Barghouti, l’ex leader di Tanzim, uno dei bracci armati di Fatah, leader nella seconda intifada, in carcere in Israele perché condannato a svariati ergastoli per diversi attentati.

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L'AUTORE

Nello del Gatto

[GERUSALEMME] Corrispondente per diverse testate, dopo 6 anni in India e 5 in Cina per Ansa. Autore e conduttore di Radio 3, è esperto di Asia e Medio Oriente.
GUALA