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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Palestina-Israele: riparte il dialogo

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Palestina e Israele sono pronti a ripristinare il dialogo fermo da maggio. Giordania, Bahrein ed Emirati d’accordo su uno Stato palestinese sovrano e indipendente con capitale Gerusalemme Est

Un manifestante tiene una bandiera palestinese durante una protesta contro la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, vicino all’insediamento israeliano di Psagot, nella Cisgiordania occupata da Israele, 18 novembre 2020. REUTERS/Mohamad Torokman

La dirigenza palestinese riprende il coordinamento con lo Stato d’Israele, ripristinando il dialogo fermo da maggio, quando il Governo di Benjamin Netanyahu avanzò l’ipotesi di annessione dei territori. Con la ricezione di una lettera da parte dell’esecutivo a guida Likud-Kahol Lavan, che si impegnerebbe a rispettare gli accordi, Ramallah — città sede dell’Autorità Nazionale Palestinese — apre a Tel Aviv, dando fiato alla diplomazia in un momento di forte tensione, che vede il mondo arabo sempre più diviso sulla causa palestinese.

Il perché della scelta

La notizia si apprende tramite Hussein Al-Sheikh, a capo dell’Autorità Generale per gli Affari Civili nonché membro del Comitato Centrale di Fatah, che spiega come la relazione con Israele “tornerà così com’era” fino a 6 mesi fa. In realtà potrebbe celarsi un tentativo costruttivo legato all’elezione del democratico Joe Biden, con la nomenclatura palestinese in attesa di una sua posizione ufficiale sulla questione. Il portavoce della presidenza palestinese, Nabil Abu Rudeineh, ha dichiarato che Ramallah “si muoverà nel prossimo futuro sulla base delle azioni dell’amministrazione statunitense”.

Secondo Abu Rudeineh, laddove gli Usa riconoscessero le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Palestina, la leadership di Ramallah — guidata da Mahmoud Abbas — tenterebbe una riproposizione della causa palestinese a livello internazionale attraverso l’Assemblea Generale e il Quartetto per la Pace in Medio Oriente. “Niente può avvenire senza l’approvazione del popolo palestinese e del suo Governo, così come sancito dal diritto internazionale”, ha detto il portavoce.

Da comprendere fino in fondo la posizione di Hamas, che ritiene del tutto errato dialogare “con una forza di occupazione”. Recentemente, Fatah — il partito di Abu Mazen — e il movimento politico islamico si sono accordati per nuove elezioni nei Territori Palestinesi. La scelta di riprendere il dialogo con Israele potrebbe sancire una nuova rottura, incancrenendo ulteriormente il rapporto tra le due fazioni.

La posizione di Giordania, Bahrein ed Emirati

Importante l’incontro avvenuto ad Abu Dhabi tra i Re di Giordania e Bahrein, Abdullah e Hamad bin Isa Al Khalifa e lo Sceicco degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan. I tre Paesi sono, insieme all’Egitto e al Sudan, gli unici ad aver riconosciuto ufficialmente Israele. Con gli Accordi di Abramo, il mondo arabo si è ulteriormente spaccato nella posizione da assumere nei confronti di Tel Aviv e la forte critica della nomenclatura palestinese — spinta dalle dichiarazioni sulla Palestina rilasciate dai protagonisti degli accordi — hanno segnato la posizione di Ramallah.

Infatti, per i palestinesi è inaccettabile che altre nazioni possano prendere decisioni senza informare l’Anp. Inoltre, le promesse israeliane sul blocco delle occupazioni — tra i motivi che avrebbero spinto gli Emirati e il Bahrein alla sottoscrizione degli accordi — non sono state rispettate da Netanyahu. Ciononostante, la posizione unitaria proposta da Giordania, Bahrein ed Emirati è chiara: è necessario un ritorno lungo i confini del 1967, per uno Stato di Palestina sovrano e indipendente con capitale Gerusalemme Est.

@melonimatteo

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