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Paradisi fiscali, l’Europa verso la trasparenza?

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L’Europa e i paradisi fiscali nel resto del mondo, ancora poca trasparenza. Da David Cameron a Petro Poroschenko e Lionel Messi, diversi sono i personaggi pubblici e singoli individui che hanno tratto vantaggio da paradisi fiscali. A una settimana dallo scandalo di Panama Leaks, la Commissione Europea presenterà domani una proposta legislativa sul Country by Country Reporting (CBCR).

Stretta dalla morsa degli scandali recenti (Lux Leaks e Panama Leaks) la Commissione avrebbe dichiarato verso la fine della settimana scorsa di voler apportare delle modifiche alla proposta di legge che sarà pubblicata domani.

Mentre, secondo la bozza iniziale trapelata nelle scorse settimane, l’esecutivo Ue proporrebbe l’obbligo di pubblicare la rendicontazione (il fatturato, i profitti, il numero di impiegati nella azienda) solo alle società che fanno affari e hanno sede all’interno dell’Europa, nei 28 paesi Ue. Ciò non sarebbe invece applicabile alle multinazionali che fanno affari in Europa e hanno sedi operative in altre parti del mondo. Se così andassero le cose, i passi avanti verso una trasparenza fiscale sembrerebbero davvero pochi. Ma dalle ultime dichiarazioni fatte, e da anticipazioni di Agence Europe in un tweet sugli emendamenti che l’esecutivo dovrebbe aver apportato nelle ultime ore: tutte le multinazionali dovranno pubblicare la rendicontazione paese per paese, senza la condizione di avere sede all’interno dell’Ue.

Country by Country Reporting (la bozza della Commissione Ue)

Le società obbligate alla pubblica rendicontazione saranno quelle che superano un fatturato di 750 milioni di euro, mentre il Parlamento Europeo nella sua proposta aveva posto come limite 40 milioni di euro. Transparency International ha espresso nelle scorse settimane un certo sconcerto sull’iniziativa dell’esecutivo Ue: l’alta soglia ad esempio di fatturato che le società dovrebbero superare per essere obbligate a rendere pubblica la propria rendicontazione, secondo l’Ocse potrebbe far rientrare in questo obbligo solo tra il 10-15%  delle multinazionali. Ciò riguarderebbe dunque solo 1.053 aziende in tutta l’Europa, pari a solo lo 0,004 % delle multinazionali registrate in Ue. Senza considerare che non sono poche le società di dimensioni più ridotte che sono coinvolte in pratiche fiscali discutibili.

Background

Il Parlamento ha votato a luglio a favore della direttiva Country by Country reporting, che però rimane bloccata in Consiglio: i singoli paesi si oppongono alla proposta votata in Parlamento perché sostengono non vi sia stata ancora una seria valutazione di impatto sui possibili danni alle aziende che una tale legislazione potrebbe portare. In estate è dunque seguita una consultazione pubblica della Commissione che dovrebbe portare alla proposta che sarà presentata domani. “Il problema fondamentale di questa proposta dell’esecutivo Ue è che se rimanesse  così formulata come nella bozza, potrebbe prevedere la rendicontazione solo all’interno degli stati membri Ue: se i paesi hanno affari in altri paesi al di fuori dell’Europa li dichiarerebbero in un’unica rendicontazione Ue, non pagando dunque le tasse dovute in altri paesi. In questo caso non si potrebbe parlare a nostro avviso di una direttiva “Country by Country Reporting”, perché riguarderebbe solo 28 paesi Ue, e il ricorso ai paradisi fiscali continuerebbe” ha commentato Elena Gaita di Transparency International. Si aspettano gli emendamenti degli ultimi giorni, ultime ore, ultimi minuti, per poter fare un bilancio sulla proposta dell’esecutivo Ue.

Due sono le tipologie di scandalo che coinvolgono singoli individui e aziende: da una parte l’evasione fiscale, riportata da Panama Leaks,  con società prestanome per depositare somme di denaro in paradisi fiscali, dall’altra l’elusione fiscale con la creazione di holding, sedi operative, di multinazionali in paesi con i quali viene concordata una tassazione dell’1%, spesso persino meno, sul fatturato, nonostante in questi paesi non abbiano affari. In entrambi i casi il punto in comune è: lo sfruttamento di paradisi fiscali da parte di individui e aziende .

@IreneGiuntella

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