Pechino 2022, Peng Shuai casus belli del boicottaggio?


Il caso della tennista cinese che ha accusato di molestie sessuali l'ex vicepremier della Repubblica popolare è diventato un affare diplomatico che potrebbe ostacolare le Olimpiadi invernali di Pechino

Lorenzo Lamperti Lorenzo Lamperti
Direttore editoriale di China Files e coordinatore editoriale di Associazione Italia-ASEAN. Scrive di Cina e Asia per diverse testate tra cui Affaritaliani (di cui ha gestito la sezione esteri), Eastwest, il Manifesto e ISPI.

Il caso della tennista cinese che ha accusato di molestie sessuali l’ex vicepremier della Repubblica popolare è diventato un affare diplomatico che potrebbe ostacolare le Olimpiadi invernali di Pechino

“Il caso Peng Shuai non è un caso diplomatico”. Il Governo cinese ha provato a dirlo dall’inizio. Ma la realtà è che il caso Peng è diventato un grande caso diplomatico. Con al centro la possibilità di boicottare, quantomeno a livello di rappresentanza diplomatica, i Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022. La sparizione dell’ex tennista subito dopo la pubblicazione e la rimozione di un lungo post su Weibo nel quale raccontava di essere stata molestata sessualmente da Zhang Gaoli, ex vicepremier della Repubblica popolare, è una storia che si è gonfiata giorno per giorno. Era partita come un’accusa di abusi e di richiesta di un’indagine, per passare poi alle voci sulla localizzazione e la libertà di movimento dell’ex campionessa cinese. Per poi rischiare di diventare il casus belli del boicottaggio olimpico del secondo evento a cinque cerchi in meno di 14 anni a essere organizzato nella capitale cinese.

Zhao Lijian, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, sostiene che il caso Peng sia stato “gonfiato ad arte” per attaccare la Cina. “Credo che alcune persone dovrebbero smettere di gonfiare in modo deliberato e ostile questa vicenda, per non parlare del politicizzarla”, ha dichiarato Zhao nella consueta conferenza stampa quotidiana. Si tratta della prima volta che il Ministero e il Governo cinesi commentano questa vicenda, che prima si erano limitati a definire “non diplomatica” e “non pertinente agli affari esteri”. Ora, però, Pechino ha capito il rischio e passa al contrattacco.

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