Pensioni, una riforma “dragoniana”


Chi si aspettava una Manovra "generosa" sulla previdenza è rimasto deluso. Scompare la Quota 100 e si torna alla legge Fornero. Confermato il reddito di cittadinanza, anche se subirà una "stretta". E sulla riforma speciale decideranno i partiti

Francesco Anfossi Francesco Anfossi
Caporedattore di Famiglia Cristiana e responsabile web per lo stesso settimanale.

Chi si aspettava una Manovra “generosa” sulla previdenza è rimasto deluso. Scompare la Quota 100 e si torna alla legge Fornero. Confermato il reddito di cittadinanza, anche se subirà una “stretta”. E sulla riforma speciale decideranno i partiti

La luna di miele di Mario Draghi con i partiti e i sindacati, a cominciare dalla Lega, forse sta finendo, ma era inevitabile quando bisogna prendere provvedimenti “dragoniani” (con la g) per salvare le casse dello Stato. Ed eccoci dunque al “redde rationem” della Manovra economica (una finanziaria da 23,4 miliardi), che il premier presenterà al Consiglio dei Ministri giovedì. Incontro in cui verrà intonato il “de profundis” della Quota 100 e il ritorno al regime Fornero.

C’erano molte attese sulla riforma “epocale” delle pensioni (talmente “epocali” che ogni Governo se ne fa una). Si sperava che si aprissero le maglie e si abbassasse il numero dei contributi per ritirarsi dal mondo del lavoro e invece le maglie si sono ristrette. Il Governo propone una Quota 102, che diventa addirittura 104 nel 2022, ritardando ancor più l’età pensionabile. Eppure si erano fatte ipotesi molto più generose; la primavera scorsa era circolata addirittura l’ipotesi di un monte contributivo di soli 37 anni o di un’età minima di 62 anni a prescindere dai contributi. Se le cose restassero come annunciato dal Ministro dell’Economia Franco e dal premier, i più penalizzati sarebbero i nati negli anni ’60, i cosiddetti baby boomers, i più colpiti, mentre i “salvati” sarebbero i nati nel ’58, con 37 anni di contributi, cui si dà la possibilità di usufruire della Quota 102 e 104.

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