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Per non dimenticare Charlie Hebdo


Queste parole arrivano volutamente dopo la marcia di Parigi. Perché l’efferatezza dell’assalto terroristico alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher che hanno fatto sussultare la Francia e l’intero Occidente non deve essere dimenticata.

Queste parole arrivano volutamente dopo la marcia di Parigi. Perché l’efferatezza dell’assalto terroristico alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher che hanno fatto sussultare la Francia e l’intero Occidente non deve essere dimenticata.

Non c’è più tempo per l’ipocrisia o per gli annunci a cui non fanno seguito delle azioni mirate e condivise. Occidente e Islam non sono due mondi a compartimenti stagni e la strage di Parigi deve essere un nuovo, e concreto, inizio al dialogo. Perché sia noi sia loro non possiamo essere sotto il costante tiro del terrorismo.

La prima domanda che mi sono posto una volta appurato cosa era successo è stata solo una: “Cosa abbiamo sbagliato?”. Una domanda legittima, dopo anni di tentativi di dialogo con un mondo, quello dell’Islam, che vive con noi, accanto a noi, non contro di noi. Cosa abbiamo sbagliato?

Di sicuro la responsabilità non è di Charlie Hebdo, né delle sue vignette. La satira è libertà proprio perché è indipendente dal colore e dalle regole. Colpisce chiunque, senza distinzioni né freni. E affermare, come diversi commentatori hanno fatto, che Charlie Hebdo “se l’è cercata” getta nella spazzatura dell’odio secoli di dibattito sulla libertà. La mia, di libertà, termina dove inizia quella del mio vicino. E Charlie Hebdo è un giornale che rispetta in pieno la libertà di chiunque. Tutti, infatti, siamo liberi di non comprarlo. 

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