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Perché ci sono di nuovo tensioni nel mar cinese meridionale

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“La Cina non deve tollerare le dilaganti violazioni degli Stati Uniti nelle acque cinesi adiacenti e nei cieli sopra quelle isole in espansione”. Un editoriale del Global Times, organo ufficiale del partito comunista, riporta all’attenzione mediatica nazionale e non solo, il tema del confronto muscolare tra Cina e Usa nelle zone di mare conteso tra Pechino e parecchi altri paesi asiatici. Washington trasferirà in quelle aree, entro il 2020, il 60 per cento della propria flotta militare.

 

La questione legata alle isole contese, su cui si giocano non solo istinti nazionalisti asiatici, ma anche il controllo di risorse e possibilità di pesca, costituisce uno dei capitoli più complicati nei rapporti tra Stati uniti e Cina. La questione, infatti, si lega spesso a vicende di altra natura, diventando un argomento di scontro, per ora solo diplomatico.

Ci sono diverse interpretazioni riguardo le polemiche tra Pechino e Washington e il recente editoriale del Global times, risponde direttamente ad una mossa recente degli Usa. Come riportato dai media intenazionali, a seguito di un incontro tra funzionari americani e australiani, il segretario alla difesa degli Stati Uniti, Ash Carter, ha avvertito Pechino che Washington avrebbe continuato a inviare il suo esercito nei luoghi consentiti dal diritto internazionale, tra cui nel Mar Cinese Meridionale.

Tali osservazioni – ha riportato il Guardian – sono state sostenute dal ministro degli esteri australiano, Julie Bishop, che ha detto che i due paesi sono “sulla stessa lunghezza d’onda”.

Gli alti funzionari di Washington hanno indicato che l’esercito statunitense potrebbe navigare vicino a queste isole nei prossimi giorni o settimane.

Le navi da guerra “sfilerebbero” entro il limite territoriale di 19 km che la Cina rivendica intorno alle strutture. Una mossa provocatoria a dimostrazione di come gli Stati uniti non riconoscano questo limite.

Una mossa, ha suggerito il Global Times, che potrebbe essere un “violazione della linea di fondo della Cina”. “Se gli Stati Uniti sconfinassero negli interessi fondamentali della Cina, l’esercito cinese si alzerà e userà la forza per fermarli,” si avverte.

L’editoriale è arrivato poco dopo le dichiarazioni della portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, secondo la quale “alcuni paesi hanno piegato le forze dei propri eserciti nel Mar Cinese Meridionale nell’ultimo periodo”.

Questa è la principale causa di ‘militarizzazione’ del Mar Cinese Meridionale”, ha aggiunto.

Ci sono due punti da sottolineare: un primo aspetto è di natura propriamente geostrategica. L’ira della Cina arriva dopo quella che Pechino considera una provocazione e dopo la firma dell’accordo Tpp tra Usa e paesi asiatici. Un accordo – che seppure considerato da alcuni fonti statunitensi al ribasso – costituisce un segnale per Pechino.

Gli Usa hanno spostato la propria attenzione nel Pacifico, come dimostra il fatto che se il Tpp è ormai arrivato al termine della fase negoziale, il Ttip è ancora in alto mare. Ma anche l’accordo in via di definizione (anche se si è ancora distanti dalla sua firma) con l’Unione europea, costituisce un tentativo tra Vecchio continente e Washington di porre un freno alla Cina.

Pechino dal suo punto di vista sottolinea la propria sensazione di accerchiamento, ricordando agli Stati uniti di considerare l’area del Pacifico come una zona “storicamente” di sua competenza.

Infine c’è un secondo punto, più rischioso ancora: l’affollamento di flotte e navi in quella zona di mare, rischia di creare le condizioni per un incidente che potrebbe aumentare e non di poco la tensione nell’area. Per ora le parti si stuzzicano, ma nessuno ha la convenienza a creare un casus belli davvero pericoloso, ma la sensazione è che quell’arena marina che è diventata quella porzione del Pacifico, potrebbe creare situazioni imbarazzanti per entrambe le super potenze, con potenziali esiti disastrosi.

@simopieranni

 

 

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