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LA NOTIZIA DEL GIORNO

L’agitazione scomposta di Macron

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Le visite di Macron in Iraq e in Libano trovano spiegazione nella volontà della Francia di rimarcare i propri spazi sulla scena internazionale. Ma i suoi progetti hanno dei limiti…

Il Presidente francese Emmanuel Macron e il Presidente iracheno Barham Salihat partecipano a una conferenza stampa a Baghdad, Iraq, 2 settembre 2020. REUTERS/Gonzalo Fuentes

La prima visita del Presidente francese Emmanuel Macron in Iraq, mercoledì scorso, è ruotata tutta attorno a una parola chiave: sicurezza. Sicurezza contro i militanti dello Stato Islamico (sconfitto ma non debellato), ma anche sicurezza energetica.

Di cosa hanno parlato Macron e Kadhimi

Macron e il Primo Ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi hanno infatti discusso sia di cooperazione militare che di cooperazione sull’energia. Si è parlato di un progetto nucleare per la produzione di elettricità – sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica –, che aumenterebbe la capacità di Baghdad di rispondere alla domanda energetica della popolazione. Al momento le interruzioni di corrente sono frequenti, complici le pessime condizioni della rete elettrica nazionale.

Il ruolo dell’Iran

La questione energetica in Iraq ha dei risvolti geopolitici. Il Paese dipende fortemente dalle importazioni di energia elettrica dall’Iran, al punto che la sicurezza energetica di Baghdad è di fatto nelle mani di Teheran.

Il Governo di Kadhimi sta però cercando di ribilanciare questa situazione: ha recentemente firmato degli accordi con alcune compagnie energetiche americane e vuole avviare una collaborazione con i Paesi del golfo Persico (innanzitutto Kuwait e Arabia Saudita).

Gli Stati Uniti guardano con estremo favore alle mosse di Kadhimi, perché il loro obiettivo è isolare quanto più possibile l’Iran sul piano internazionale. Questo non significa però che l’Iraq si stia schierando completamente dalla parte di Washington: al contrario, Baghdad sa bene di non poter fare a meno di Teheran – i legami economici e politici sono molto importanti – e si muove con prudenza, cercando di mantenere un difficile equilibrio tra l’America e la Persia.

Cosa vuole la Francia

La visita di Macron in Iraq si inserisce in questo contesto. Parigi vuole proporsi a Baghdad come un alleato più rispettoso e meno ingombrante degli Stati Uniti e dell’Iran: di qui l’insistenza di Macron sul riguardo per la sovranità irachena.

L’Iraq è importante per la Francia anche perché il contrasto del terrorismo jihadista – un fenomeno che ha grandi ripercussioni sull’Europa – è una delle priorità di Parigi, come evidente anche in Libia e nella regione del Sahel.

Ma non c’è stato solo l’Iraq nell’agenda estera di Emmanuel Macron di questa settimana. Prima di arrivare a Baghdad, il Presidente francese è stato infatti in Libano, per la seconda volta in poche settimane.

Macron sta cercando di estendere l’influenza della Francia (ex-potenza mandataria) sul Paese, approfittando della rabbia popolare verso la classe politica dopo l’esplosione al porto di Beirut del mese scorso. Martedì ha avvertito il Governo di procedere con le riforme, altrimenti gli aiuti saranno sospesi e verranno imposte sanzioni sui dirigenti corrotti.

Il progetto di Macron ha dei limiti – come ha scritto il Washington Post – riconducibili innanzitutto alla capacità tutto sommato scarsa della Francia di influenzare il sistema politico libanese. La nomina di Mustapha Adib a Primo Ministro – figura poco nota e dalla scarsa legittimazione popolare – non lascia presagire un’effettiva volontà di procedere con le riforme strutturali.

@marcodellaguzzo

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