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Perdere un’occasione storica


Ieri per alcune ore si è aspettato che la Corte speciale arrivasse alla prima sentenza sul caso dello stupro di Delhi dello scorso dicembre. Si tratta del giudizio dell'unico minorenne tra i cinque stupratori responsabili della morte della ragazza (23 anni) ancora nota al pubblico indiano col nome di Nirbhaya - che possiamo rendere a spanne con "l'Indomita", "Cuor di Leone" - elemento dell'epica costruita attorno ad uno degli episodi di cronaca più tragici dell'anno passato.

Ieri per alcune ore si è aspettato che la Corte speciale arrivasse alla prima sentenza sul caso dello stupro di Delhi dello scorso dicembre. Si tratta del giudizio dell’unico minorenne tra i cinque stupratori responsabili della morte della ragazza (23 anni) ancora nota al pubblico indiano col nome di Nirbhaya – che possiamo rendere a spanne con “l’Indomita”, “Cuor di Leone” – elemento dell’epica costruita attorno ad uno degli episodi di cronaca più tragici dell’anno passato.

 

 

La vicenda di Nirbhaya è per certi versi storica. Quando la notizia arrivo nelle case e nei social network dei giovani indiani nacque un movimento di protesta spontaneo inedito nella storia indiana recente: migliaia di studenti, radunati sui social network e col passaparola, presero letteralmente d’assedio la residenza presidenziale di Rashtrapati Bhavan, allargandosi ad altri luoghi simbolo di New Delhi come l’India Gate e il parco astronomico Jantar Mantar, location tradizionale del dissenso promosso dalla società civile.

L’attivismo studentesco – e in generale quello giovanile – in India è fortemente istituzionalizzato a livello nazionale, con “collettivi” riconducibili a questa o quella forza politica, pronti alla mobilitazione quando sollecitato dai quadri superiori del Partito.

Questa volta le immagini televisive restituivano la frustrazione e la rabbia apartitica di una generazione di indiani – maschi e femmine, indistintamente – pronti a scendere in piazza per riappropriarsi del diritto alla sicurezza.
Il movimento era molto eterogeneo: si andava da chi invocava la pena di morte o la castrazione chimica per gli imputati a chi invece spronava le istituzioni ad una riflessione più profonda delle dinamiche della discriminazione di genere in India – espresse egregiamente dalla scrittrice e giornalista Annie Zaidi – e per un giorno intero tenne in scacco le istituzioni indiane, disorientate di fronte a una mobilitazione di quelle dimensioni a pochi metri dai cancelli presidenziali.

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