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Pietro il Grande

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Il primo imperatore della Russia impose una tassa sulle barbe e annesse l’Ucraina.

Quando nel 1697, lo zar e primo imperatore russo Pietro il Grande intraprese la sua “grande ambasceria” in Europa in cerca di alleati contro il sultano turco e il khanato di Crimea in Ucraina, non immaginava l’impatto che quel viaggio avrebbe avuto nel suo Paese.

Personaggio affascinante e ricco di contraddizioni che, a partire da Voltaire, ha sempre sconcertato gli storici, questo riformatore dall’imponente statura di due metri, incline agli eccessi dell’alcol e che mandò il proprio figlio al patibolo, viene soprattutto ricordato per aver trasformato il regno medievale della Moscovia in un impero “occidentalizzato”.

La delegazione diplomatica, con il celebre sigillo “sono uno studente e cerco insegnanti”, divenne un viaggio di scoperta che rivelò a Pietro il Grande quanto la Russia, allora considerata paese barbaro e isolato nel continente asiatico, fosse diversa dall’Occidente.

Amsterdam, Londra, Dresda e Vienna ispirarono allo zar riforme culturali nella moda e nell’arte, nell’istruzione, nell’editoria e persino nella lingua, con una vasta risonanza negli ambienti militari e nello sviluppo architettonico della città. La nuova era fu contrassegnata da una riforma simbolica: il calendario giuliano sostituì quello bizantino, il cui calcolo degli anni partiva dalla data della creazione.

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