EN

eastwest challenge banner leaderboard

Più potere all’esercito giapponese: Shinzo Abe è sempre più vicino al sogno suo (e del caro nonno)

Indietro

Da oggi Shinzo Abe è ufficialmente un passo più vicino al sogno: quello di modificare la costituzione giapponese ed espandere le possibilità dell’esercito, la Forze di autodifesa, per garantire al paese del Sol levante e ai suoi alleati il diritto all’autodifesa collettiva. 

 La Camera bassa del parlamento oggi ha  approvato alcune misure in tema di sicurezza che espanderanno il ruolo dell’esercito giapponese all’estero. 

Si tratta di misure che permetteranno alle navi della marina giapponese di fare fuoco in difesa di forze alleate — una sola in realtà è il vero oggetto dei provvedimenti: gli Stati Uniti — in caso di attacco. 

La retorica del governo Abe e di tutto il partito liberaldemocratico che ha la maggioranza nei due rami del parlamento è che le nuove misure renderanno il Giappone più preparato contro le due principali minacce alla sicurezza nazionale: Cina e Corea del Nord.

L’approvazione sulle nuove misure di difesa nazionale, che rientrano in un più ampio quadro di cooperazione di difesa con gli Stati Uniti su cui i governi di Tokyo e Washington hanno trovato un accordo durante il viaggio diplomatico di Shinzo Abe e alcuni membri del suo governo negli Stati Uniti, ora dovranno passare all’esame della camera alta del parlamento. 

L’agenda del governo è ormai fissata: entro il 27 settembre, giorno in cui è fissata la fine della sessione parlamentare corrente, estesa di ben tre mesi con un colpo di mano di Abe & co. a fine giugno, i provvedimenti dovranno entrare in vigore. 

I dibattiti parlamentari continueranno, ha assicurato Abe, e l’opinione pubblica riceverà le dovute spiegazioni in maniera “semplice e completa”. 

E qui Abe rischia di scivolare. Come già scritto su questo blog, Abe si sente al sicuro nella sua posizione di leader di un partito che oggi detiene una maggioranza schiacciante in parlamento. Per lui al momento conta portare a termine la propria missione, qualcosa che il primo ministro giapponese porta nel Dna: c’è chi scrive infatti che in realtà non stia facendo altro che mettere in pratica l’agenda lasciata irrealizzata dal nonnoNobusuke Kishi, primo ministro del dopoguerra e criminale di classe A riabilitato in nome della ragion di stato. 

Ma potrebbe peccare di arroganza ignorando i richiami dell’opinione pubblica che assiste giorno dopo giorno al maltrattamento della costituzione postbellica. 

Tanto per iniziare, oggi in segno di protesta cinque partiti dell’opposizione, tra cui il partito democratico (al governo fino a dicembre 2012) e il partito comunista, non hanno partecipato alla votazione. Già ieri durante la seduta di una commissione ristretta della camera bassa convocata per dare il proprio parere sui provvedimenti proposti dal governo, i deputati dei due partiti avevano protestato contro il blocco di maggioranza reo di aver sorvolato sul dibattimento e avere forzato le procedure di voto, presidiando l’aula e mostrando cartelli contro il partito liberaldemocratico. 

Ieri in tutto il paese oltre 100mila persone sono scese in piazza per protestare contro le nuove leggi di sicurezza nazionale. Più di 20mila erano al parco di Hibiya, nel pieno centro di Tokyo, a poca distanza dai palazzi della politica nipponica. 

Le manifestazioni richiamano persone di tutte le età e le estrazioni sociali. Da qualche tempo sono peraltro tornati al centro delle proteste gli studenti universitari che ogni venerdì organizzano presidi sotto il parlamento a Tokyo nel distretto di Nagatacho, dove si trova anche l’ufficio del primo ministro.

Che ora rischia di perdere una buona fetta di consenso. Dalle colonne del Daily Beast, Jake Adelstein si domanda se questi non siano gli ultimi giorni di Abe. Difficile, ma un crollo del suo partito alle elezioni per la camera alta del prossimo anno non è da escludere.

Lunedì scorso ha parlato anche il regista Hayao Miyazaki. Da qualche tempo l’autore di capolavori animanti come la Città incantata è presidente di un fondo a sostegno della lotta della popolazione di Okinawa contro le basi americane sull’isola e più volte ha espresso il suo disappunto per le politiche portate avanti dall’amministrazione Abe. Revisione della costituzione, rafforzamento dell’esercito, nucleare: tutte cose che fanno paura a Miyazaki. 

“Credo abbia intenzione di lasciare il proprio nome nella storia del paese”, ha detto Miyazaki di Abe davanti ai giornalisti del club dei corrispondenti stranieri. “Ma per me ciò che fa è deprecabile”.

@Ondariva

 

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA