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Ue, no a modifiche al Pnrr: quali rischi per l’Italia e l’Europa


I mercati non condividono le speranze di Mario Draghi e dubitano della capacità del prossimo Governo di gestire il famoso Pnrr, la cui eventuale rinegoziazione sarebbe una débâcle per tutta l’Unione europea

Danilo Taino Danilo Taino
Corrispondente ed editorialista del Corriere della Sera. Scrive su temi internazionali e di economia. È membro del Comitato scientifico di eastwest.

I mercati non condividono le speranze di Mario Draghi e dubitano della capacità del prossimo Governo di gestire il famoso Pnrr, la cui eventuale rinegoziazione sarebbe una débâcle per tutta l’Unione europea

Mentre Mario Draghi parlava davanti al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, il 24 agosto, molti italiani avranno tenuto le dita incrociate. L’intervento del Presidente del Consiglio, ancora in carica, è stato tra le altre cose un momento di ottimismo sul futuro dell’Italia. Qualsiasi sia il risultato delle elezioni del 25 settembre. Ottimismo parzialmente obbligato, forse, da parte di un leader che ha realizzato molto (e lo ha rivendicato) in 17 mesi di Governo ma che, in quello che è stato il suo ultimo, rilevante discorso pubblico, non ha voluto lasciare tracce di amarezza e ancora meno di rancore. Soprattutto, però, un messaggio fondato sulla capacità che l’Italia ha sempre mostrato di avere nei momenti di maggiore difficoltà. Cuore oltre l’ostacolo, dunque, e speranza che le energie del Paese non si siano affievolite in questi anni di crisi a ripetizione. Gli italiani, però, hanno fatto bene a tenere le dita incrociate: ci sono anche cose che Draghi non ha voluto dire. E non sono belle.

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