Podemos non vuole Pizzarotti sulla sua strada


Distratti da una cronaca giudiziaria sempre feconda di storie mirabolanti, agli spagnoli sta sfuggendo l’importanza di una decisione presa dalla direzione politica di Podemos che ha deciso di non presentarsi alle elezioni comunali del maggio 2015.

Distratti da una cronaca giudiziaria sempre feconda di storie mirabolanti, agli spagnoli sta sfuggendo l’importanza di una decisione presa dalla direzione politica di Podemos che ha deciso di non presentarsi alle elezioni comunali del maggio 2015.

REUTERS

Podemos, la formazione di sinistra erede degli Indignados e guidata dal carismatico Pablo Iglesias, non vi parteciperà ne’ con la propria marca, ne’ in liste con altri partiti e movimenti. Unica eccezione, Barcellona, dove il movimento Guanyem Barcelona, nato dall’unione della versione catalana di Podemos e da diverse realtà associative, è ormai ampiamente consolidato.

Secondo la versione dello stesso Iglesias e dei suoi collaboratori, Podemos non può permettersi di dissipare parte delle sue limitate risorse in elezioni comunali a soli sei mesi dalle elezioni politiche. Altre fonti sottolineano la volontà di porre uno sbarramento a eventuali arrivisti che entrino nel neonato partito per perseguire interessi personali.

Da un punto di vista più teorico, la sensazione è che Iglesias, professore universitario di Scienza Politica, abbia in mente il modello di partito che i politologi chiamano a “istituzionalizzazione forte”, nel quale una leadership coesa gestisce in modo centralista lo sviluppo organizzativo del partito. Il modello alternativo (a “istituzionalizzazione debole”) implica una struttura federale con forti élites locali e dipinge, a ben guardare, il funzionamento attuale del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), soggetto a delicati equilibri tra le varie componenti territoriali, andalusa e madrileña in primis.

Iglesias pensa senz’altro a vincere le prossime elezioni (quelle che contano), ma più di tutto cerca di evitare derive assembleari o localiste in un movimento che è stato, sia pur per pochi giorni, il primo partito in Spagna per intenzione di voto. Non può permettersi il rischio di avere un sindaco alla Pizzarotti. Questa esibizione di realismo politico fa il paio con i dietrofront del programma economico annunciato nei giorni scorsi. Rispetto al programma delle europee non si parla più reddito di cittadinanza, ma di una sorta di (esiguo) sussidio di emergenza, non più di ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, ma a 65, non più di default unilaterale ma di una ristrutturazione controllata del debito concertata con le autorità europee. E per risolvere le tensioni territoriali, un processo costituente a livello spagnolo ha preso il posto del “diritto a decidere” catalano. Unico caposaldo mantenuto: le 35 ore settimanali del modello francese.

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