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Pompeo a Roma per il 5G

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Conte prepara l’arrivo di Pompeo a Roma. Il segretario Usa si dice fiducioso nella messa a punto di un 5G occidentale in concorrenza con la cinese Huawei

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo a Washington, Stati Uniti, 21 settembre 2020. Patrick Semansky/Pool tramite REUTERS

Prima l’invito a Papa Francesco a non concedere troppo alla Cina sul fronte del dialogo interreligioso. Poi un nuovo allarme sui rischi che la sicurezza occidentale corre con la tecnologia cinese del 5G. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha fatto precedere la sua visita a Roma di martedì prossimo con una chiara indicazione di quelli che saranno gli argomenti principali dei colloqui che avrà con il Papa e il premier Giuseppe Conte.

E proprio in vista dell’arrivo del capo della diplomazia americana, il Presidente del Consiglio ha fissato per giovedì 24 una riunione di Governo sul 5G da tempo rinviata. I messaggi che Conte manda – a un anno dall’ultima visita di Pompeo (anche quella incentrata sui rischi della Cina) – sono rassicuranti per l’amministrazione Usa, nonostante nella maggioranza di Governo vi siano rappresentanti dei 5 Stelle molto aperti al dialogo con Pechino e alle loro tecnologie. Alla fine della riunione di giovedì scorso, il Governo ha lasciato filtrare una linea che si salda alle raccomandazioni provenienti da Bruxelles e che afferma la necessità prioritaria di “perseguire una strategia di indipendenza tecnologica nell’ambito dell’Ue, pur nella consapevolezza dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie e della necessità di adottare nuove iniziative che rafforzino il livello di protezione, avendo come criterio di riferimento primario la tutela della sicurezza nazionale”.

Un’indipendenza tecnologica che forse non potrà fare a meno subito della tecnologia cinese (anche se lo stesso Pompeo, qualche giorno fa, si è detto “fiducioso” nella messa a punto di un 5G occidentale, in concorrenza con la cinese Huawei, a costi competitivi). “Con il passare del tempo – ha detto Pompeo –  vedrete che le tecnologie occidentali che sono verificabili, affidabili e trasparenti domineranno i mercati”.

La riunione di giovedì è servita a Conte per concordare una linea comune sul 5G e fare il punto sullo stato della legislazione italiana e sull’attuazione delle disposizioni mirate a rafforzare il sistema di difesa e sicurezza nazionale. “Il confronto – affermano a Palazzo Chigi – ha condotto a una condivisa valutazione positiva dell’assetto normativo di cui l’Italia si è dotata negli ultimi tempi, che appare ben strutturato, orientato alla definizione e prescrizione di standard di sicurezza molto elevati, oltre che idoneo a garantire un adeguato livello di protezione delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di rilevanza strategica”.

In altre parole, nessuna fuga in avanti sul 5G da parte del Governo italiano, ma un filo diretto con Bruxelles per ancorare a livello giuridico tutte le nostre decisioni previste da golden power e cybersecurity alle raccomandazioni del “toolbox” (lett. “cassetta degli attrezzi”), deciso dalla Ue per la riduzione dei costi di realizzazione delle reti in Fibra e 5G.

Entro la primavera del prossimo anno, il Mise dovrà rilasciare dei certificati di idoneità a quelle società che parteciperanno alle gare per il 5G e la Fibra. Tra i vari criteri di valutazione si terrà conto anche di valutazioni politiche su singole società e Paesi e dei suggerimenti che di volta in volta verranno dal Parlamento e dal Copasir, assicurando in ogni caso alle imprese la corretta competitività a livello interno.

Ma l’Italia si lega a doppio filo a un’Europa che si sta muovendo in ordine sparso sulla nuova tecnologia cinese (come emerge dalle altalenanti posizioni tedesche e francesi). La Gran Bretagna ha escluso Huawei dalle forniture per la futura rete 5G nel Regno Unito, incassando il plauso di Washington. Resta il fatto che entro l’aprile del prossimo anno tutti gli Stati membri dovranno sottoporre alla Commissione Ue il proprio piano di adozione e recepimento del toolbox ed entro l’anno successivo bisognerà inviare a Bruxelles un rapporto sulle attività effettuate e lo stato dell’arte dei progetti.

@pelosigerardo

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