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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Primarie USA: arriva il Super Tuesday 

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Trump è già il candidato repubblicano, mentre i Democratici brancolano nel buio. Il candidato che più teme Donald è Bloomberg, che però non convince nè establishment nè base Dem…

La maggior parte dei candidati sul palco di Charleston, nella Carolina del Sud, condivideva un obiettivo comune: bloccare la marcia del senatore Bernie Sanders verso la nomination. Mentre combattevano per emergere come alternativa a Sanders, i rivali sembravano avere un senso collettivo che, per almeno alcuni di loro, il tempo stava per scadere. Ecco come si sono comportati i sette candidati sul palco. REUTERS/James Oliphant

Entra nel vivo il processo di selezione dello sfidante di Donald Trump. Domani è la giornata Super Tuesday: in un solo giorno, si terranno le primarie (per Democratici e Repubblicani) in ben 13 Stati, dove verranno assegnati 1.358 delegati. Fino ad oggi, si è votato sempre Stato per Stato, tutto è partito con l’Iowa il 3 febbraio (sempre il primo Stato dal 1972), seguito da New Hampshire, Nevada e South Carolina, quattro Stati che, nonostante eleggano appena il 4% dei delegati totali, sono in genere molto importanti perché, avendo una composizione sociale molto diversa, rappresentano un’indicazione sulla forza dei candidati nei vari segmenti dell’elettorato. Domani, tocca a Stati molto più popolosi, come California e Texas, e i numeri saranno molto più rilevanti.

Per i Repubblicani, la gara a due tra Donald Trump e Bill Weld ha un esito abbastanza scontato e dovrebbe confermare il netto vantaggio di Trump rispetto all’ex governatore del Massachusetts. Per i Democratici, ancora alla ricerca di chi sfiderà The Donald, invece sarà un momento fondamentale, che sfoltirà la rosa degli sfidanti: per vincere la nomination del partito dell’Asinello, occorrono almeno 1.991 delegati e il Super Tuesday ne mette in palio 1.344, un vero sondaggio nazionale.

Secondo i calcoli della CNN, nella classifica dei delegati ottenuti fino a questo momento dai candidati democratici, primo è Bernie Sanders con 53, secondo è Joe Biden a quota 41, poi Pete Buttigieg con 26 delegati, seguono Elizabeth Warren con 8 e Amy Klobuchar con 7. L’ex vice di Obama era dato per morto, ma il voto del South Carolina, dove ha stravinto con il 49% delle preferenze, ha ricambiato le carte in tavola.

“Da qui sono partiti anche Bill Clinton e Barack Obama, la mia campagna è decollata dopo che mi avevano dato per morto, oggi ha vinto il cuore del partito democratico e ha vinto alla grande”.

Domani è anche la giornata del grande outsider, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha ignorato le primarie nei piccoli Stati, per presentarsi davanti all’elettorato democratico direttamente al Super Tuesday. Il miliardario green americano, che ieri ha comprato tre minuti di spot in prime time sulle tv americane CBS e NBC, rappresenta l’alternativa a Joe Biden per l’elettorato moderato, contrapposto al più radicale Sanders, che però piace ai giovani.

Bloomberg e Trump se ne dicono di tutti colori già da un po’; ieri, il Presidente americano ha twittato: “La vittoria del sonnolento Joe Biden in South Carolina dovrebbe essere la fine della campagna da barzelletta di Mini-Mike Bloomberg”. La sensazione è che sia lui quello che The Donald teme di più. I dibattiti televisivi non sono andati benissimo per l’ex sindaco di New York, ma fra 48 ore sapremo se i supporter democratici si fidano di lui o pensano di poter rilanciare il vecchio Bernie che, secondo noi, avrebbe poche chance di vincere la competizione finale con il Presidente uscente.

@GiuScognamiglio

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