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LA NOTIZIA DEL GIORNO

India-Cina: tensioni anche su TikTok

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Proseguono le tensioni al confine tra India e Cina. New Delhi blocca app cinesi tra cui TikTok. L’Indo-Pacifico si sta sempre più armando in funzione anti-cinese

Proseguono le tensioni al confine tra India e Cina. Fedeli musulmani rendono omaggio ai soldati indiani uccisi in uno scontro al confine con le truppe cinesi nella regione del Ladakh, il mese scorso, e chiedono di boicottare prodotti fabbricati in Cina, dopo una riunione di preghiera in una moschea di Ahmedabad, India, 3 luglio 2020. REUTERS/Amit Dave

Fedeli musulmani rendono omaggio ai soldati indiani uccisi in uno scontro al confine con le truppe cinesi nella regione del Ladakh, il mese scorso, e chiedono di boicottare prodotti fabbricati in Cina, dopo una riunione di preghiera in una moschea di Ahmedabad, India, 3 luglio 2020. REUTERS/Amit Dave

Il Primo Ministro indiano Narendra Modi si è recato ieri in visita nel territorio del Ladakh, sull’Himalaya. La regione, al confine tra India e Cina e rivendicata da entrambe le nazioni, è stata al centro degli scontri fra truppe indiane e cinesi che vanno avanti da più di un mese: tre settimane fa Nuova Delhi aveva dato notizia della morte di venti soldati indiani.

La frontiera tra India e Cina è da sempre una zona “calda” per via delle molte aree contese, sulle quali entrambi i Paesi cercano di affermare i propri diritti costruendo infrastrutture e inviando uomini e mezzi. Oggi però le tensioni sono particolarmente alte, e la crisi è stata descritta come la più grave degli ultimi decenni.

Il senso della visita di Modi

Con la visita nel Ladakh, accompagnato da generali di alto livello, Modi ha mandato un messaggio sia all’opinione pubblica indiana (che potremmo riassumere in: ‘il Governo è vicino ai soldati’), sia alla Cina. Il tempismo è importante: il giorno prima – giovedì – il Ministero della Difesa indiano aveva autorizzato l’acquisto di caccia, sistemi missilistici e altre apparecchiature militari per una spesa di 5,2 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, Nuova Delhi e Pechino hanno avviato delle trattative diplomatiche per cercare di abbassare la tensione, che però non hanno portato a nulla di concreto.

Anche dalla Cina sono arrivati messaggi per l’India. Il Global Times – organo della propaganda del Partito Comunista – ha ad esempio richiamato il Governo di Nuova Delhi per essersi fatto annebbiare dal nazionalismo anticinese e per essersi lasciato “manipolare” dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo.

L’India blocca TikTok (e non solo)

Nei giorni scorsi Pompeo ha infatti applaudito la decisione dell’India di aver bloccato il funzionamento e il download di 59 app cinesi, tra le quali la popolarissima TikTok, ufficialmente per ragioni di sicurezza nazionale: è la stessa motivazione avanzata dagli Stati Uniti per l’esclusione di Huawei dalla costruzione delle nuovi reti 5G.

La mossa di Nuova Delhi è una ritorsione contro la Cina per la crisi al confine. Ma si tratta di una ritorsione limitata negli effetti, dato che l’economia indiana dipende moltissimo da quella cinese e le possibilità di reazione di Nuova Delhi sono limitate.

L’attacco a TikTok e alle app cinesi va comunque inserito in un quadro più ampio. Già ad aprile – prima dell’inizio degli scontri nel Ladakh – l’India aveva introdotto una serie di controlli agli investimenti esteri pensati per monitorare la penetrazione economica cinese nel Paese. Il Governo Modi starebbe inoltre valutando di escludere le aziende di telecomunicazioni cinesi come Huawei e ZTE dalla fornitura di apparecchiature per il 5G. Questa ostilità nei confronti di Pechino non si circoscrive all’esecutivo ma riguarda anche la popolazione indiana, che nelle ultime settimane si è lanciata nel boicottaggio e nella distruzione di prodotti cinesi.

L’Indo-Pacifico si arma

Nonostante il clima appaia bellicoso, è improbabile che si arrivi a una guerra fra l’India e la Cina: le capacità militari di Nuova Delhi non sono peraltro paragonabili a quelle cinesi.

Se si allarga però la visuale alla regione dell’Indo-Pacifico, si nota come i Paesi dell’area – in cui Pechino è sempre più assertiva – stiano aumentando la spesa militare.

All’India si è già accennato. L’Australia, in crisi di rapporti con la Cina, investirà 186 miliardi in dieci anni per potenziare le proprie capacità missilistiche e non solo. Il Giappone vuole sviluppare missili ipersonici e ha rafforzato la condivisione di intelligence con Nuova Delhi e Canberra.

A fine giugno l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean) ha affermato la necessità di attenersi alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare per quanto riguarda la risoluzione delle dispute nel Mar cinese meridionale. Il richiamo al multilateralismo è significativo perché rappresenta un messaggio a Pechino, che preferisce al contrario un approccio di tipo bilaterale, dove può far valere meglio il suo peso negoziale.

Non è una risposta militare quella dell’Asean, ma diplomatica. L’obiettivo però è simile a quello del triangolo Australia-Giappone-India: porre le basi per la nascita di un’alleanza anticinese.

@marcodellaguzzo

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