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Le proteste degli studenti nel Kashmir indiano

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I fatti accaduti il 12 aprile scorso a Pulwama, nel sud della valle del Kashmir, hanno aggravato la situazione nella regione dove le recenti elezioni locali avevano riacceso i disordini – ne abbiamo parlato qui. Secondo la ricostruzione del portavoce dell’esercito, alcuni ufficiali dovevano recarsi ad una scuola superiore della zona per discutere con l’amministrazione di un concorso di pittura e disegno.

L’errore commesso è stato di arrivare con vari veicoli corazzati, facendo allarmare gli studenti all’interno. «Pensavamo fossero venuti per arrestare qualcuno o per compiere un raid. E’ una cosa che succede spesso dopo le sassaiole. Qui può succedere di tutto» afferma Taufiq Farooq, studente al primo anno, colpito dai pellet quel giorno. Alle prime pietre lanciate dagli studenti, i veicoli dell’esercito si sono ritirati per ripresentarsi il giorno dopo circondando il cancello d’entrata della scuola e sparando immediatamente lacrimogeni e colpi di pelletgun.

Non tutti si sono uniti alle proteste. Molti hanno raggiunto la biblioteca per essere al sicuro insieme alle ragazze.Mentre parecchi perdevano i sensi a causa della grande quantità di gas nell’aria,le forze dell’ordine hanno fatto irruzione costringendo gli insegnati e i maschi ad uscire. «Ho visto che picchiavano le ragazze mentre ci allontanavamo»riporta Farooq.

Gli scontri all’interno della struttura sono andati avanti per ore, fino a sera. Oltre a 54 feriti, di cui alcuni molto gravi, diversi testimoni raccontanoche«sulla strada per l’ospedale, i veicoli venivano fermati, i feriti tirati fuori e picchiati».

I fatti di Pulwama hanno scatenato la reazione degli studenti di tutta la valle che sono scesi in strada, dimostrando la spontanea urgenza di esprimere la propria rabbia nei confronti dell’ennesima violazione dei diritti umani e, più in generale, dell’amministrazione indiana. Non è la prima volta che gli studenti protestano, ma mai prima d’ora si erano mobilitati autonomamente, senza la direzione delle organizzazioni separatiste.Sebbene le autorità governative avessero imposto la chiusura delle scuole e delle università, alle proteste si sono aggiunti gruppi di studentesse che, in uniforme scolastica, hanno regalato potenti – e scomodissime per il governo indiano – foto in cui lanciano pietre alle forze dell’ordine nella zona di LalChowk, la zona commerciale di Srinagar,inusuale teatro di scontri.

Un aspetto cruciale della questione kashmiri si gioca sulla narrativa. Infatti, nella retorica del governo indiano i giovani che protestano in strada rappresentano un’espressione politica non genuina e sono continuamente dipinti come disoccupati, drogati, furfanti pagati dalle organizzazioni separatiste o, più spesso, agitatori finanziati direttamente dal Pakistan.

L’impressione è che si stia scivolando verso una nuova fase di mobilitazione autonoma, inedita rispetto al passato. Le proteste degli studenti – che intanto proseguono in questi giorni – marcano un brusco cambio di marcia nel panorama politico del Kashmir e una tendenza più generale che riguarda una generazione intera. Nello stato i giovani rappresentano più del 60% della popolazione e sono ormai stufi del pantano in cui la questione è bloccata ormai da anni. Hanno deciso di prendere in mano la situazione, affondando un colpo letale ai politici mainstream – quelli che concorrono alle elezioni e che hanno registrato il 7% all’ultima tornata elettorale – e anche alla leadership separatista della Hurryat che ormai appare sempre meno in grado di gestire le proteste o di dare una qualche minima direzione al movimento separatista kashmiri. La politica ormai è passata nelle loro mani e difficilmente qualcuno riuscirà a riprenderne il controllo.

Esiste un ritmo politico che risponde a logiche anagrafiche. La gioventù è la stagione dell’impazienza. Il ritmo dell’azione politica per i giovani è decisamente più alto: la rivolta è incalzante ed esige soluzioni rapide.

Questo è il punto di oggi: una generazione intera che ha aspettato per anni una risoluzione pacifica della questione e che si è ora resa conto di come un epilogo del genere non sia verosimile.

Quale futuro, allora, attendela valle del Kashmir?

Una generazione intera divisa tra chi si unirà ai gruppi armati e chi scenderà in piazza senza un leader?

@cam_pasquarelli 

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