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Pubblico e privato contro la violenza sulle donne

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L’Onu chiede a Benetton un messaggio d’amore mondiale.

 

“A livello globale, una donna su tre subirà nel corso della propria vita qualche forma di brutalità fisica o sessuale”, lo ha detto il 25 novembre, giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttore esecutivo di UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si dedica alla parità di genere e all’emancipazione femminile.

Il dato è sconcertante, ma secondo una ricerca condotta nel 2013 su base mondiale, in alcuni Paesi la situazione sarebbe ancora più grave e le donne vittime di soprusi sarebbero addirittura il 70%. Il fenomeno, ha sottolineato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, “non conosce confini geografici, socio economici o culturali”.

Gli fa eco Morten Kjaerum, direttore dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali della UE, che ha recentemente promosso una ricerca per conoscere a fondo la questione: “E’ un problema serio in tutte le società dell’Unione Europea”.

Esiste un modo per rispondere a una simile emergenza? “Sappiamo che questa pandemia può essere fermata”, dice Phumzile, “ma non possiamo farlo da soli: ci servono partner che ci aiutino a innalzare il livello di consapevolezza e promuovere una cultura di tolleranza zero verso questa pervasiva violazione dei diritti umani.”

È in quest’ottica che si spiegano le collaborazioni tra pubblico e privato: un esempio per tutte, quella tra le Nazioni Unite e il Gruppo italiano Benetton, la nota azienda privata di abbigliamento, che dell’ONU è partner da quasi 20 anni per la realizzazione di campagne e progetti a sfondo sociale.

Il vantaggio di una simile sinergia è che “Insieme possiamo portare un messaggio piu’ forte: un partner come l’ONU realizza strategie e progetti importanti che noi possiamo far giungere in maniera più immediata, diffusa e creativa al pubblico”, spiegano fonti interne all’azienda.

Che cosa hanno escogitato? Il 25 novembre scorso, a New York, hanno presentato una campagna di comunicazione globale la cui risonanza su tutti i canali di comunicazione è stata pressoché immediata.

Il concept prevede una donna, circondata e inerme, che sembra sul punto di venire lapidata da un’orda di uomini di varie etnie. Colpo di scena, non sono pietre quelle che le vengono lanciate contro, ma petali in una sorta di omaggio floreale. Immagini capaci di scioccare con garbo. “La maggiore difficoltà è stata quella di non cadere nei cliché e nel banale”, ha raccontato a East Erik Ravelo, ideatore della campagna.

Un rischio evitato “decostruendo lo stereotipo e trasformando, attraverso simboli e metafore, atti di brutalità e violenza contro il genere femminile in immagini di pace e amore” e anche con un gioco di squadra multietnico: la campagna infatti è stata ideata e realizzata da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group, e il team che vi ha lavorato è composto da un gruppo eterogeneo di giovani creativi sotto i 25 anni provenienti da vari paesi del mondo, tra cui Cuba, Messico, Italia, Santo Domingo, Cina, Australia.

Lo scopo delle iniziative, sostenute anche da supporter eccellenti come l’attrice Emma Watson (la maghetta Hermione nella saga di Harry Potter), è fare in modo che sia la società a imporre il cambiamento su se stessa, partendo dal basso: sensibilizzare i cittadini del mondo sulla necessità di istituire programmi di prevenzione e formare le nuove generazioni a una cultura fondata sul riconoscimento, sul rispetto della differenza e sulla parità di genere.

Per questo è importante che ogni messaggio raggiunga il pubblico più allargato possibile. Per ottenere questo risultato, gli elementi della campagna di UN Women, e in particolare il video, vengono trasmessi su tutti i canali social: da Facebook a Twitter, da Instagram a Youtube, oltre alle pagine ufficiali del marchio United Colors of Benetton e della Fondazione UNHATE, in uno sforzo incrociato che vede impegnati anche i canali social dell’Onu.

L’iniziativa non prevede solo le immagini. Ravelo ha ideato infatti anche il progetto artistico Facing, per il quale ha realizzato una serie di ritratti su lastre metalliche, che verranno vendute all’asta nel 2015 al fine di raccogliere fondi a favore di UN Women. I volti – altro colpo di scena – sono tracciati con l’acido: “Gli attacchi con l’acido sono comuni in molte parti del mondo. La donna è vittima di un crudele atto di vendetta e, se sopravvive, vivrà senza volto e con cicatrici terribili, sia fisiche sia psicologiche, per tutta la sua vita. In questa serie di ritratti l’arma è usata per dare forma alla bellezza, non per annientarla”, spiega il creativo.

Sul fronte social, la fondazione UNHATE, cuore dell’impegno sociale di Benetton Group, aprirà ai giovani tra 18 e 30 anni la sua piattaforma digitale unhatenews.com (frutto della collaborazione tra Benetton Group e lo United Nations Department of Public Information), per raccogliere idee che verranno poi selezionate per dar vita a 10 progetti concreti e sostenibili.

Lo sforzo, insomma, è su tutti i fronti, anche se è difficilissimo misurare il successo di operazioni di questo tipo, dei loro risultati concreti – in particolare per quanto riguarda il poco tangibile impatto culturale e sociale. Tuttavia, “Se, grazie a questa campagna, anche una sola donna sarà risparmiata da atti di violenza, per noi sarà un successo” commenta Erik Ravelo. Quasi a ricordare che per creare attorno a noi un mondo migliore è prima necessario sognarlo.

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