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PUNTI DI VISTA – Boko Haram: terrorismo islamico o insurrezione tribale?

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Il terrorismo islamico non è un fronte internazionale unitario, va studiato nella storia dei diversi territori dove viene agitata la sua bandiera nera.

 Oggi il Borno è soltanto una regione, una delle 36 che prese tutte insieme formano la Nigeria, il più ricco e uno dei più tormentati stati africani. Duecento anni fa il Borno era invece un impero che si spingeva ben oltre i suoi confini attuali, debordando in quelli che ora sono i territori del Niger, del Ciad, del Camerun e arrivando a comprendere, verso nord-est, una ampia zona sahelica.

Il Borno aveva aderito all’islam sunnita dal XII secolo e i più fortunati e i più pii dei suoi abitanti avevano almeno una volta nella vita la possibilità di compiere l’haji, il sacro pellegrinaggio alla Mecca, prendendo le tradizionali vie carovaniere che attraverso il Ciad salivano verso nord per poi passare in Darfur e da lì in Egitto, unendosi al grande flusso costiero dei pellegrini e mantenendo aperto nel contempo quel cordone che da sempre collegava il mondo arabo all’Africa transahariana.

Gli abitanti del Borno erano i Kanuri, un gruppo etnico bellicoso e compatto costantemente impegnato in scaramucce di confine con i Fulani e gli Hausa, titolari anch’essi di imperi che dominavano grandi territori, ora suddivisi fra più paesi. Non si sa quanti fossero i Kanuri all’epoca dell’apice del loro impero. ora sono più di sei milioni. La maggioranza abita nella regione del Borno ma grandi minoranze sono stanziate in aree contigue del Niger, del Ciad e del Camerun.

In Nigeria, grazie all’abitudine inglese di governare le colonie coinvolgendo élites locali, alcune delle strutture tradizionali dei kanuri sopravvissero. Così il Borno ha ancora oggi un Sultano che discende dalla famiglia regnante di un tempo, gode di molto prestigio ma è investito di ben pochi poteri reali. Per il resto il Borno è amministrato come tutte le 36 regioni della Nigeria, e talmente male che l’esercito è impegnato a reprimere movimenti di rivolta in 34 di esse.

Boko Haram, il movimento terroristico da tempo noto per il suo estremismo, le sue azioni spettacolari e feroci, progressivamente alla conquista di un territorio abbastanza ampio da compiere un vero e proprio salto di qualità, sul modello di quanto avvenuto in altri luoghi con l’ISIS, opera principalmente nella regione del Borno ed è composto pressoché esclusivamente da kanuri. Solo negli ultimi tempi ha iniziato a spingersi oltre la frontiera della Nigeria, in Ciad, in Niger e in Camerun, guarda caso proprio nelle zone caratterizzate dalla presenza di una minoranza kanuri molto forte.

L’identificazione di Boko Haram con i kanuri è stata pubblicamente ribadita qualche tempo fa da un vescovo cristiano evangelista che, durante una celebrazione religiosa, ha accusato l’etnia alla presenza di Goodluck Jonathan, Presidente della Nigeria, e senza nessun successivo intervento correttivo ufficiale,  di identificarsi con il movimento terroristico.

Che cosa è dunque Boko Haram? Un movimento di liberazione che mira alla creazione di un nuovo stato su base etnica? Oppure un gruppo di terrorismo islamico condizionato dall’ideologia feroce del ritorno all’Islam duro e puro? La risposta a questi quesiti è particolarmente importante, potendo in vario modo condizionare la scelta delle linee di azione per opporsi al movimento.

Probabilmente entrambi gli aspetti convivono all’interno della medesima struttura. Di sicuro il movimento ha una forte coscienza se non statale perlomeno tribale. Non soltanto chi non è kanuro non arriva a ricoprire incarichi chiave nella gerarchia di Boko Haram ma si giunge addirittura al punto che quando ci sono da designare protagonisti per attacchi suicidi il personale che viene selezionato non è mai kanuro ma appartiene sempre ad etnie diverse.

Con tutto questo però l’organizzazione mantiene anche un carattere di estremismo islamico che in questo momento è nettamente prevalente. Ciò consente a Boko Haram, tra l’altro, di capitalizzare tutti quegli aiuti che le filiere religiose estremiste dell’intero mondo islamico, e in particolare del mondo arabo, instradano con miope generosità anche verso chiunque cerchi di coprire i propri orrori agitando le bandiere dell’Islam. Da considerare come invece, se Boko Haram avesse dichiarato di mirare alla creazione di un nuovo stato, ciò sarebbe suonato come un tentativo di “rimettere in discussione le frontiere uscite dalla decolonizzazione“, quindi come la violazione di uno dei più sentiti fra i tabù africani. E le borse dei donatori si sarebbero di conseguenza chiuse immediatamente.

Il movimento ha quindi entrambe le caratteristiche e va dunque combattuto su ambedue i piani. Auguriamoci che il nuovo Presidente della Nigeria riesca a comprenderlo e ad agire di conseguenza se e quando verrà eletto. Visti i risultati che Boko Haram ha ottenuto nel corso degli ultimi anni pare infatti che sul Presidente attuale si possa fare ben poco conto!

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