Punti di vista – L’Europa dopo il 25 maggio


Dare forza e leggittimazione all'Unione.

Dare forza e leggittimazione all’Unione.

 

Le aspettative sulle elezioni europee andavano ben al di là di ciò che poi è realmente accaduto, tant’è che diversi commenti del giorno dopo hanno seguito più la loro scia che non i risultati del voto. L’atteso tsunami ha di sicuro investito alcuni dei nostri Paesi, compresi due dei più importanti, ma non ha sconvolto l’insieme del panorama europeo.

Certo colpisce che in Francia sia uscito vincente il Fronte nazionale e che lo stesso abbia fatto nel Regno Unito il partito dell’Indipendenza. Ma la vittoria del populismo antieuropeo c’è stata solo in questi due Paesi e in Danimarca, troppo poco per dire che esso ha trionfato in Europa. Sono anzi arretrati i Veri finlandesi in Finlandia, il PVV di Geert Wilders in Olanda, il Movimento Cinque Stelle in Italia, mentre di poco sono cresciuti gli euroscettici tedeschi e austriaci.

La stessa partecipazione al voto, anche se inferiore alle precedenti, è calata assai meno di quanto si temesse.

Ciò che ne esce, perciò, è un Parlamento dell’Unione nel quale l’area antieuropea o euroscettica si aggira attorno al 20% ed è fatta da gruppi solo in parte aggregabili, che difficilmente potranno mutare la vita di un’assemblea, abituata a farsi governare dai maggiori partiti, che tali erano e tali sono rimasti.

Non è dunque cambiato nulla e tutto potrà continuare come prima? In un ambiente così propenso alla continuità come quello delle nostre istituzioni comuni un rischio del genere non può mai essere escluso.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img