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Quanti sono davvero i cinesi, in Cina

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Si dice sempre: «il miliardo e passa di cinesi». Ma quanti sono veramente gli abitanti di quell’immenso paese che è la Cina, di preciso? Secondo l’Ufficio nazionale di statistica cinese, la popolazione in Cina alla fine del 2014 era di un miliardo e 367,8 milioni di abitanti. Circa il 5,21 per cento in più dell’anno precedente. Dal 2012, inoltre, secondo il grande censimento nazionale, effettuato nel 2013, la Cina è diventata una nazione a maggioranza urbana. Un cambiamento storico, per un paese dalle tradizioni agricole. E i dati sulla popolazione raccontano molto della Cina contemporanea.

Nascite e morti, urbani e contadini

I numeri raccontano molto dell’attuale cambiamento della società cinese. Nel 2014 – intanto – sono nate 16.870.000 persone; un dato compensato con il numero dei morti, 9.770.000. «Più della metà delle persone che hanno partecipato al censimento vive in aree urbane, con il numero totale dei residenti urbani che ha raggiunto i 74,9 milioni, che costituiscono il 54,77 per cento della popolazione», spiega il China Daily.

I lavoratori migranti, pari a 253 milioni, rimangono la parte di popolazione che non vive nei luoghi dove vengono effettuati i censimenti. La Cina si aspetta almeno un milione in più di nascite nel 2015 rispetto allo scorso anno, a causa dei cambiamenti nella politica di pianificazione familiare.

I nati nel 2014 sono 470.000 in più rispetto al 2013, da quanto ha reso noto la China Population Association (CPA) lunedì scorso. Dagli anni ‘90, il numero annuo di neonati è diminuito da più di 20 milioni a circa 16 milioni. Il numero più basso è stato di 15,8 milioni nel 2006.

Forza lavoro, anziani, maschi e femmine

Come abbiamo scritto, i dati demografici raccontano molte cose di un paese.  

In Cina si sa che mancano i giovani e c’è un progressivo invecchiamento della popolazione. Si tratta di motivazioni che hanno spinto al cambiamento della politica del figlio unico. La forza lavoro cinese, di età compresa tra 15 e 59 anni, è diminuita di 3,45 milioni su base annua dal 2012, segnando la prima «diminuzione assoluta», dall’introduzione della riforma e apertura nel 1979.

«A partire dal 2013, ha scritto il China Daily, il numero di cinesi di 60 anni o più ha superato i 202 milioni, 8,53 milioni in più rispetto al 2012 e pari al 15 per cento della popolazione totale, registrando una crescita di 0,6 punti percentuali».

Lo squilibrio di genere – infine – è un altro effetto collaterale della politica del figlio unico, dato che la preferenza dei genitori cinesi per i figli maschi ha spesso portato ad aborti (anche forzati, specie anni fa).

Negli ultimi 20 anni, il rapporto tra i sessi dei neonati è rimasto al di sopra di 115 su 100 (uomini rispetto alle donne). Nel 2014, il rapporto è sceso a 115,88 su100 da 117,6 su 100 del 2013.

Effetti immediati o meno della politica del figlio unico

Dati i problemi riguardanti forza lavoro e invecchiamento della popolazione, lo Stato cinese ha provveduto a modificare la legge del figlio unico. 

Zhai Zhenwu, capo della CPA, ha detto che molte famiglie sono in fase di preparazione e si prevede che il numero di neonati aumenterà sensibilmente nel 2015. Il problema è che un eventuale aumento sostenuto delle nascite potrebbe essere perfino tardivo.

Il baby boom potrebbe durare per un periodo compreso tra cinque a otto anni, ha detto Zhai, aggiungendo che maggiori sforzi saranno effettuati nel settore dei servizi pubblici per affrontare la sfida.

@simopieranni

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