Quanto guadagna un censore cinese


Si dice che la cosiddetta «città della censura» di Tianjin sia stata un'idea di Zhang Gaoli, ex boss della città e attualmente uno dei sette privilegiati all'interno del Comitato Permanente del Politburo cinese. Un'idea geniale a suo modo: mettere in un unico luogo tutti i dipartimenti di censura dei colossi web cinesi. La città della censura e i suoi tanti impiegati, dimostrano anche come la «censura» in Cina, non sia solo una necessità scandita dal Partito Comunista, ma anche un business che paga la vita di molti cinesi.

Si dice che la cosiddetta «città della censura» di Tianjin sia stata un’idea di Zhang Gaoli, ex boss della città e attualmente uno dei sette privilegiati all’interno del Comitato Permanente del Politburo cinese. Un’idea geniale a suo modo: mettere in un unico luogo tutti i dipartimenti di censura dei colossi web cinesi. La città della censura e i suoi tanti impiegati, dimostrano anche come la «censura» in Cina, non sia solo una necessità scandita dal Partito Comunista, ma anche un business che paga la vita di molti cinesi.

 

E chi sono dunque questi solerti censori cinesi? Forse vecchi burocrati messi lì a invecchiare, per farli sentire ancora importanti in un momento in cui il Partito, per bocca del suo Segretario Xi Jinping, ha nuovamente tuonato contro l’internet locale? No, sono giovani, laureati, che accettano questo lavoro per circa 350 euro al mese.

Alcuni mesi fa, secondo Jobui, un sito cinese per ricercare lavoro, il salario medio mensile dei censori Internet di Pechino era di 4,081 rmb (512 euro), a Shenzhen di 3, 714 rmb, mentre a Tianjin di 2, 998 rmb.

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