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Qwant vs Google

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In palio c’è la supremazia nel mercato digitale, la sfida è titanica per il nuovo motore di ricerca europeo.

In Italia è arrivato da pochi mesi e in generale, pur essendo stato lanciato in Francia già nel 2013, di rumore ne ha fatto pochissimo. Eppure il motore di ricerca Qwant è un progetto ambizioso: “Crediamo di costruire una vera alternativa Europea per le ricerche nel Web”, ha detto Jean Manuel Rozan, cofondatore e Presidente dell’azienda.

La sfida al colosso americano Google è sottintesa ed è una sfida che piace. Il progetto, infatti, ha trovato sostegno nel gruppo editoriale tedesco Axel Springer, che ne è azionista al 20%, e nella Banca Europea degli Investimenti (BEI), che ha concesso alla start-up francese un finanziamento di 25 milioni di euro in nome del programma comunitario per l’innovazione Horizon 2020.

È evidente che un motore di ricerca interamente europeo, indipendente dal colosso americano, abbia implicazioni geopolitiche: il modo in cui un software di questo tipo seleziona e propone i risultati può condizionare fortemente l’informazione e la percezione del Mondo di chi naviga in Internet.

Inoltre il motore di ricerca può indirizzare l’utente quando si tratta di fare scelte di business o acquisti online: il dubbio è che lasciare alle aziende americane il compito di accompagnarci nella navigazione sul Web possa avvantaggiare l’industria estera, vanificando gli investimenti che l’Europa sta facendo in tema di banda larga, mercati digitali, e-commerce e mobile payment.

Per sottrarsi all’attuale monopolio di Google, che potrebbe veicolare una prospettiva troppo “americana”, “Non si può fare a meno di sviluppare in Europa una guida al web europeo e mondiale”, ha affermato Eric Leandri, anche lui cofondatore di Qwant.

Per ora, però, un confronto con il motore di ricerca americano è improponibile: attraverso Google passa il 78% di tutte le ricerche effettuate nel Mondo, con una media di 3,5 miliardi di consultazioni al giorno. La compagnia francese non comunica cifre, ma dichiara che sarebbe soddisfatta di raggiungere entro i prossimi 5 anni una quota del 5% del solo mercato europeo.

Le difficoltà nell’affermarsi, secondo Leandri, passano anche per il fatto che, a oggi, Qwant non sarebbe previsto tra i motori che si possono scegliere come predefiniti sui tablet Android. “Comunque riteniamo che il mercato dei motori di ricerca offra spazi per innovazione e diversificazione”, ha dichiarato Ulrich Schmitz, CTO di Axel Springer SE e Managing Director di Axel Springer Digital Ventures.

Che cos’ha Qwant di innovativo? La compagnia sostiene di dare ai propri utenti risposte rapide e rilevanti, integrando il web con i social network: il che renderebbe molto attraenti le ricerche su Qwant per qualunque evento recente. Inoltre il motore di ricerca francese gioca la carta della privacy, dichiarando di non tenere alcuna traccia delle navigazioni effettuate suo tramite.

Google, al contrario, non fa segreto di analizzare gli interessi dei suoi utenti per offrire risultati più in linea con le loro aspettative. Il che vale anche, o forse soprattutto, quando si tratta di veicolare messaggi commerciali. “I consumatori europei sono sempre più preoccupati dei propri dati personali, della privacy e dell’impatto sociale di queste aziende sulle loro vite”, sostiene Leandri.

Ma allora, perché grandi siti di informatica come Ars Technica, Slashdot e Gizmodo hanno completamente ignorato Qwant? “Per ora ci siamo concentrati su Francia e Germania e non abbiamo fatto sforzi per farci conoscere altrove”, ha spiegato Leandri.

Effettivamente, per i siti tedeschi Chip, Computer Bild e Heise, Qwant non è affatto uno sconosciuto e adeguare un motore di ricerca alle varie lingue richiede tempo e denaro. La società francese ha annunciato che presto lancerà Qwant in altre nazioni della UE e a quel punto vedremo se l’iniziativa riuscirà a conquistarsi la nicchia desiderata o se rimarrà un progetto utile solo “per partecipare e imparare”, così come lo intendono i vertici di Axel Springer.

 

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