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Recovery Fund: asse Conte-Merkel contro Rutte

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Sul Recovery Fund Conte è stato chiaro: “Nessuno oggi può e deve permettersi di mettere in discussione un impegno politico assunto a 27”. Il riferimento è all’Olanda, che minaccia lo stop

Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte durante la seconda giornata del vertice dei leader dell’Unione europea a Bruxelles, Belgio, 2 ottobre 2020. Olivier Hoslet/Pool via REUTERS

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sarà a Roma dopo il Consiglio europeo fissato il 15 e il 16 ottobre, per discutere con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tempi e modalità per l’entrata in vigore del Next Generation EU, il pacchetto di sovvenzioni e crediti (per l’Italia 209 miliardi) necessari a far fronte agli effetti della pandemia. Un incontro che dovrà servire a mettere a punto una strategia difensiva nei confronti di quei Paesi (da un lato i frugali guidati dall’Olanda, dall’altro quelli di Visegrad guidati dall’Ungheria) che per motivi opposti cercano di ostacolare, sul tema dello stato di diritto e sulle risorse proprie, l’entrata in vigore del pacchetto di luglio sul Recovery Fund.

Nel Consiglio europeo straordinario che si è appena concluso non si è parlato di Recovery Fund, che invece sarà affrontato nel Consiglio ordinario del 15 e 16. Ma il premier Conte è stato già molto chiaro. “L’intera comunità europea è in sofferenza – ha osservato Conte – c’è una grande emergenza sociale ed economica. I nostri cittadini non possono contemplare delle discussioni tecniche che possano portare a ritardare l’attuazione del programma Next Generation EU”. Il premier ha reso noto che “la posizione dell’Italia da questo punto di vista rimane sempre quella, molto lineare. Dobbiamo lavorare – ha spiegato il capo del Governo – perché sia attuato in tempi rapidi il programma: questo significa approvare al più presto tutte le previsioni regolamentari, che comunque non possono mettere in discussione un impegno politico solennemente assunto quando tutta l’Europa ci guardava, nell’arco di un negoziato durato quattro giorni e quattro notti lo scorso luglio”.

Ma Conte è stato ancora più netto: “Nessuno oggi può e deve permettersi – ha precisato – di mettere in discussione un impegno politico assunto a 27. Lavoriamo nella prospettiva dei regolamenti attuativi. Ci possono essere alcune sensibilità, adesso c’è anche un confronto con il Parlamento tedesco, che vuole una testimonianza concreta per le risorse proprie. Poi si sta discutendo del profilo della rule of law ma questo profilo è già contemplato nell’accordo di luglio. Si tratta di dare attuazione, non di riscriverne un altro”.

L’asse tra Conte e la Cancelliera tedesca Angela Merkel resta molto solido. L’Italia sostiene infatti la proposta di mediazione della presidenza tedesca sul tema della rule of law che si tradurrebbe nella possibilità di bloccare i fondi europei a quei Paesi (in particolare quelli di Visegrad) che, violando lo stato di diritto, producono un danno grave al bilancio dell’Unione e alle risorse proprie. L’Olanda, insieme ad altri frugali come Finlandia, Danimarca e Austria (ma anche Belgio e Lussemburgo) la ritengono troppo blanda. Per cui la mediazione tedesca per ottenere il mandato negoziale è passata a maggioranza alla riunione degli ambasciatori dei 27 (il Coreper), tenutosi mercoledì 30 settembre. Ora toccherà al negoziato del “trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento) affrontare la questione in vista del Consiglio del 15 e 16 ottobre.

Ma il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, ha già anticipato che nel caso in cui non condividerà il risultato del Consiglio del 15 il Parlamento olandese potrebbe non ratificare la parte del Recovery Fund che necessita della ratifica parlamentare, ossia il punto sulle risorse proprie del bilancio Ue (digital tax, carbon tax, tasse sulle transazioni finanziarie). Una eventualità che rimetterebbe in discussione l’intero pacchetto di luglio. Il sospetto è che gli olandesi minacciano la mancata ratifica per ritardare il Recovery Fund sulla base di un pacchetto che lo stesso Rutte ha dovuto alla fine ingoiare a luglio e per il quale si sente attaccato nel suo Paese che a marzo andrà alle elezioni. La proposta tedesca secondo l’Olanda spoglierebbe la Commissione europea di poteri contro chi viola lo stato di diritto.

@pelosigerardo

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