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Recovery Fund: accordo a luglio

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Sui Recovery Fund Conte punta sulla Merkel. Frugali isolati, concentrati sugli spiccioli. La politica sposta il suo asse verso sud

Recovery Fund: Conte punta sulla Merkel

Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel partecipa a una videoconferenza con i leader europei per discutere del bilancio del blocco e del Recovery Fund, Bruxelles, Belgio, 19 giugno 2020. Olivier Hoslet/Pool via REUTERS

Finora la presidenza del Consiglio europeo affidata al belga Charles Michel non si è caratterizzata per particolari capacità di visione e abilità nel tenere legate insieme le sorti dei 27 soprattutto dopo l’emergenza sanitaria del Covid-19. Il premier italiano Giuseppe Conte (ma non solo lui), dopo l’ultimo Consiglio europeo in videoconferenza di venerdì mattina, guarda quindi con molta fiducia all’avvio dal primo luglio del semestre di presidenza tedesca dell’Unione.

Della Cancelliera tedesca Angela Merkel tutto si può dire tranne che non abbia capacità di leadership, che saprà far valere anche a Bruxelles per la difficile partita del nuovo bilancio Ue 2021-2027 e per l’approvazione del pacchetto sul Recovery Fund (ora ribattezzato Next Generation Eu).

In questo negoziato che vedrà di nuovo, probabilmente a metà luglio, un vertice con presenza fisica dei leader, la Germania – insieme alla Francia – è la nostra migliore alleata. Ha lasciato al loro destino e alle loro rivendicazioni i quattro Paesi “frugali” (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) così come i “sovranisti” dell’est.

Le resistenze dei quattro “frugali” potranno forse essere superate con la conferma degli sconti sui contributi al bilancio Ue. Ma, secondo Conte, “vanno tenuti distinti i criteri di allocazione del Quadro Finanziario Pluriennale e quelli del Next Generation EU e, in ogni caso, considerare queste due proposte come componenti di un unico pacchetto indivisibile. Questo consentirà all’Italia di avere un atteggiamento più flessibile su alcuni aspetti del quadro finanziario pluriennale, ad esempio quelli che appaiono più anacronistici (come i “rebates”)”.

La Merkel farà il possibile perché la proposta della Commissione sui 750 miliardi di Recovery Fund (173 per l’Italia) non venga ridimensionata. Ma pensare che la Germania sposi tutto d’un tratto la politica dell’“helicopter money” sarebbe totalmente sbagliato. Per convincere i “frugali” ad accettare la proposta della Commissione, la Merkel dovrà infatti inserire nel negoziato clausole molto precise che gli Stati membri dovranno rispettare per poter usare i finanziamenti, soprattutto quelli a fondo perduto. Il tema della governance, ossia la gestione dei piani di spesa che i Paesi presenteranno, diventerà cruciale e l’Italia dovrà adeguare i propri comportamenti, poiché in passato non ha sempre dimostrato di saper rispettare le regole europee, come testimonia lo scarso utilizzo dei fondi strutturali. Il premier Conte conosce il problema e avrebbe intenzione di mettere al lavoro i Ministri più direttamente interessati per mostrare a Bruxelles un’inversione di tendenza.

Un problema tutto italiano è poi quello che riguarda l’utilizzo del Mes (o fondo salva-Stati). Conte ha ripetuto anche venerdì la sua posizione: “Faremo di conto con il quadro di finanza pubblica, vedremo le nostre necessità, leggeremo i regolamenti, andremo in Parlamento, discuteremo”. Secondo il Presidente del Consiglio “non c’è nessun collegamento tra il fatto che l’Italia non abbia deciso se attivare il Mes e tempi ed entità del Recovery Fund; le istituzioni europee hanno confezionato un ampio ventaglio di strumenti. Ogni strumento ha una sua logica, una sua finalità, determinati obiettivi da raggiungere. Quindi non c’è nessun collegamento. Non è che l’utilizzo di Sure o del Mes siano propedeutici all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. Il progetto europeo non è stato costruito in questi termini”.

@pelosigerardo

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