EN

eastwest challenge banner leaderboard

Scacco alla Regina

Indietro

La proposta di Johnson di sospendere il Parlamento era illegale ma la Regina l’ha approvata. Dalla Scozia le chiedono di dimettersi mentre i costituzionalisti inglesi la difendono

Quando Brenda Hale, Presidente della Suprema Corte del Regno Unito è apparsa davanti alle telecamere la mattina del 24 Settembre 2019 per pronunciare una delle sentenze più significative nella storia costituzionale britannica, coloro che la conoscevano bene sapevano già come la corte si sarebbe espressa. In effetti, la Baronessa di Richmond, amante di sfarzosi gioielli, indossava una spilla a forma di ragno che non prometteva nulla di buono per Boris Johnson.

Con un tono di voce molto compassato, simile a quello della Signora in Giallo Angela Lansbury – Lady Hale ha spiegato perché la Suprema Corte, con verdetto unanime, aveva convenuto che il consiglio offerto alla Regina Elisabetta II presso il Castello di Balmoral il 28 agosto era “illegittimo, nullo e privo di effetti”. Si può solo speculare sulla reazione della Regina, ma che fosse “poco divertita” è dir poco. La Regina non ama essere fuorviata o, ad essere più espliciti, ingannata. Ciò nonostante, alcuni opinionisti si sono domandati se la Regina avrebbe potuto rifiutarsi di sospendere il Parlamento dato che il piano di Boris era evidente.

Posto che da un punto di vista prettamente giuridico va ribadito che Elizabetta II non fece nulla di male perché l’illegittima originava dal parere fornito alla Regina da parte di Johnson, da un punto di vista politico, alcuni hanno asserito che la sovrana si sia trovata in una situazione a dir poco sconveniente.

Come era prevedibile, gli oppositori della monarchia si sono subito lanciati a chiedere le dimissioni delle Regina. Graham Smith, il portavoce del gruppo anti-monarchico Republic, ha asserito che la decisione della Regina di approvare la sospensione del Parlamento era incostituzionale e che non si poteva difendere dicendo che ciò che aveva fatto era ciò che le avevano detto di fare, dato che, secondo Smith, lei è tenuta ad agire come contrappeso, mentre Andy Wightman, membro dei Verdi scozzesi, ha twittato che: “È chiaro che il Primo Ministro (nel suggerire, la commissione reale nell’implementare) e la Regina (nell’ordinare) hanno agito illegalmente. Tutti dovrebbero dimettersi”. Una dichiarazione legittima anche se a Wightman andrebbe ricordato che i monarchi non si dimettono, abdicano…

Lo scrittore Anthony Barnett ha indicato che questa storica umiliazione è dovuta al fatto stesso che per convenzione costituzionale la Regina è al di sopra della politica. E mette in dubbio la rilevanza del suo ruolo, descrivendolo come “superfluo”, “una corona inutile” o “il cuore vuoto della non scritta costituzione britannica”. Barnett argomenta che se la Regina fosse stata invece un Presidente o la costituzione fosse scritta, avrebbe potuto sostenere che le motivazioni di Boris Johnson erano scorrette e pertanto rifiutarsi di approvare la sospensione. L’opinionista scozzese Joyce McMillan ha anche sottolineato che le decisioni della Regina sono solitamente basate su tradizioni e prassi pregresse. Dato che una prorogation così lunga era inusuale, avrebbe dovuto rifiutarsi. A suo avviso sta aiutando Boris Johnson a “minare le istituzioni” e la Brexit ha fornito la prova che il suo ruolo stabilizzante sta venendo meno.

Altri commentatori però, come Catherine Haddon, dell’Institute for Government, hanno invece evidenziato come tutto ciò abbia rafforzato l’importanza di tenere la Regina fuori dalla politica mentre secondo Philippe Sands, professore di Diritto presso lo University College di Londra, la Regina è stata protetta dalla decisione della Suprema Corte e la sua immagine pubblica non ne ha risentito.

Merita ricordare che dopo l’ordine reale di prorogare il Parlamento, Jeremy Corbyn, leader dei Labour, e Jo Swinson, leader dei Liberal-Democratici, hanno chiesto un urgente consulto con la Regina. La quale però, dopo essersi confrontata con i propri consiglieri, ha rifiutato di incontrarli e infatti Bob Morris, un esperto costituzionalista presso lo UCL, è convinto che se la Regina avesse accettato, avrebbe agito contro il Primo Ministro e la sua posizione si sarebbe fatta ancor più problematica.

Si può essere Repubblicani o Monarchici, ma in realtà pretendere che la Regina si opponesse alla prorogation è segno di non aver compreso il suo ruolo istituzionale. La Regina non può scegliere i propri consiglieri. Deve accettare i consigli del Governo, che è direttamente responsabile verso il Parlamento. Da un punto di vista prettamente costituzionale, ed è il vero nocciolo della questione, la Regina non avrebbe potuto rifiutarsi di sospendere il Parlamento perché così facendo avrebbe interferito in questioni di natura politica. Non va dimenticato che, a differenza del Presidente della Repubblica in Italia, secondo la Costituzione britannica la Regina ha poteri molto limitati. Per esempio, mentre un Capo di Stato italiano può rifiutarsi di firmare una legge e rimandarla in Parlamento se pensa che violi la Costituzione, la Regina non ha un simile potere. In realtà se si rifiutasse di firmare una legge approvata dal Parlamento violerebbe la Costituzione.

Infatti esiste una convenzione costituzionale per cui il monarca non può rifiutare di apporre la sanzione regia su una legge approvata dal Parlamento e l’ultimo monarca a farlo è stata la Regina Anna nel lontano 1708. E ancora, a differenza del Presidente della Repubblica italiano, la Regina non ha poteri discrezionali nella nomina del Primo Ministro. Un’altra convenzione costituzionale stabilisce che la Regina è tenuta a scegliere il leader del partito che gode della maggioranza in Parlamento. Se cade il Governo, a differenza del Presidente italiano, lei non apre consultazioni con i vari partiti politici o cose simili. Lei aspetta con pazienza finché il leader del partito di maggioranza non la informi che un accordo è stato raggiunto e che lui/lei è in grado di formare un Governo: a questo punto la Regina lo/la nomina Primo Ministro.

Da un punto di vista politico il problema oggi è che per la prima volta nella storia britannica la Regina non può fidarsi del Primo Ministro, che l’ha ingannata, e giudicando dal suo contegno il 14 ottobre quando ha letto il discorso di apertura del Parlamento, pareva fortemente contrariata. L’ex-premier conservatore Sir John Major ha commentato che “nessun Primo Ministro dovrà mai trattare il monarca o il Parlamento in questo modo in futuro”. L’ex guardasigilli Dominic Grieve ha suggerito che la Regina potrebbe licenziare Boris Johnson se questi si rifiutasse di inviare la richiesta di prolungamento del procedimento che fa capo all’articolo 50 e tentasse di far passare una Brexit senza accordo facendo meno dell’approvazione del Parlamento. Il Financial Times considera ciò fattibile al momento ma “si tratterebbe dell’atto più costituzionalmente eccezionale in tempi moderni”. Al contrario per Robert Hazell, docente presso lo UCL, la Regina può solo licenziarlo se perde un voto di fiducia e rifiuta di dimettersi e la Camera dei Comuni ha chiaramente indicato chi lo deve rimpiazzare. Ancora una volta, dal punto vista strettamente costituzionale, ha ragione Hazell.

Infine va notato che c’è un’altra argomentazione valida, sia da un punto di vista politico che giuridico, per cui si deve applaudire il fatto che Elisabetta II non si sia rifiutata di sospendere il Parlamento e cioè che ciò ha permesso all’idoneo organo costituzionale, la Corte Suprema del Regno Unito, creata giusto un decennio fa, di confermare il suo ruolo di custode della costituzione britannica e della sovranità parlamentare. Questa è un’evoluzione costituzionalmente molto positiva che non si sarebbe avverata se la Regina avesse interferito.

In poche parole, è perfettamente legittimo dichiararsi a favore dell’abolizione della monarchia, ma in tutta onestà accusare la Regina di aver violato la Costituzione per non essersi opposta alla prorogation illegittima proposta da Boris Johnson è indifendibile.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di novembre/dicembre di eastwest.

Puoi acquistare la rivista in edicola o abbonarti.

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA