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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Regno Unito: i servizi sulle interferenze russe

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Il Regno Unito pubblica un report che evidenzierebbe le ingerenze russe nel referendum scozzese (e forse nella Brexit). Il Cremlino parla di accuse infondate

Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo Ministro britannico Boris Johnson. Kay Nietfeld/Pool via Reuters

Il Comitato parlamentare per l’Intelligence e la Security del Regno Unito ha pubblicato un documento atteso da almeno 9 mesi, ribattezzato Russia report. Il testo denuncia l’intromissione del Cremlino nella politica interna britannica che, secondo il Comitato, è uno dei principali obiettivi d’attacco russi insieme agli Stati Uniti. È montata una polemica attorno al Primo Ministro Boris Johnson, accusato di aver intralciato la pubblicazione del documento a causa dell’incapacità di Downing Street nel mettere un freno alle azioni della Federazione Russa nel Paese di Sua Maestà.

Il documento afferma che “la Russia è allo stesso tempo molto forte e molto debole. I punti di forza si trovano nell’eredità dell’Urss e nel suo status di vincitrice della seconda guerra mondiale: armi nucleari, la presenza nello spazio e la garanzia del seggio permanente al Consiglio di Sicurezza. D’altro canto — continua il report — ha una ridotta popolazione rispetto all’occidente; ha difficoltà a trovare un partner culturale al di fuori del territorio dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche; manca di forti e democratiche istituzioni pubbliche, compreso lo stato di diritto; e, ovviamente, un’economia debole”.

Il quadro impietoso del Comitato di Westminster sulla Russia di Vladimir Putin continua, spiegando che “il pericolo posto da Mosca è difficile da gestire per l’Occidente”, visto che il Paese porta avanti “una politica estera a somma zero” dove “ogni azione che causa un danno a ovest è un vantaggio” per la Federazione. La paranoia sarebbe, secondo il report, diffusa nelle alte sfere governative del Cremlino: “si crede che le istituzioni occidentali come la Nato e l’Ue abbiano assunto un ruolo molto più aggressivo di quanto non sia in realtà”.

Molti passaggi del documento sono stati secretati per questione di sicurezza nazionale. Ma sembra chiaro agli autori del documento che la presenza russa in Gran Bretagna abbia effettivamente avuto presa su ampi settori del Paese attraverso canali di disinformazione filo-governativa come RT (Russia Today) e Sputnik, così come avrebbe messo in piedi una catena di azioni sui social svolta da ‘bots’ e ‘trolls’. Non solo: per il report, ci sarebbe stato un diretto tentativo manipolatorio attraverso questi strumenti sui referendum per l’indipendenza della Scozia e quello sulla Brexit.

“C’è stata una preponderanza di storie pro-Brexit o anti-Ue nei canali di Sputnik e RT, la prova del tentativo russo di influenzare il processo democratico”. Inoltre, esistono pubblicazioni che “suggeriscono che la Russia abbia condotto una campagna d’influenza in relazione al referendum sulla Scozia del 2014”. In questo punto il report viene secretato in più parti, ma si apprende che quella contro Edimburgo sarebbe “la prima interferenza post-sovietica in un processo democratico dell’Occidente”.

Per Guy Verhofstadt, eurodeputato di spicco e rappresentante del Parlamento europeo nei negoziati per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, “la Brexit è stata un regalo a Putin perché ha indebolito l’Unione europea e lasciato il Regno Unito diviso e isolato. Il Russia Report dimostra quante domande rimangono ancora senza una risposta”.

Il Comitato accusa l’intelligence di non aver fatto abbastanza per proteggere il Paese dagli attacchi russi. “Se consideriamo il pericolo diretto della Russia con l’assassinio di Alexander Litvinenko, così come gli eventi che hanno portato all’annessione della Crimea nel 2014, che sottolineano la ferma volontà della Russia nel palcoscenico globale, la domanda è se la comunità d’intelligence avrebbe potuto e dovuto reagire più rapidamente e aumentare gli sforzi operazionali sulla Russia”.

Un passaggio significativo sul funzionamento del processo elettorale è quello relativo all’uso di carta e matita per l’espressione del voto. “Il sistema elettorale funziona bene”: infatti, l’uso dei classici strumenti per indicare il candidato prescelto o l’orientamento su un referendum “rende qualunque significativa interferenza difficile”. Il report chiede apertamente al Governo di produrre un protocollo per le aziende di social media, che possano così bloccare ogni uso illecito delle piattaforme a uso e consumo di Stati ostili. L’esecutivo dovrebbe, infine specificare chi ha fallito nel proteggere il sistema dagli attacchi esterni.

Dalla Russia, attraverso il Portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, fanno sapere che Mosca “non ha mai interferito nelle campagne elettorali di altri Stati e non tollera l’intromissione nei propri affari di politica interna. Le accuse presenti nel documento — afferma Peskov — sono infondate. Con tutto il rispetto per il Regno Unito, noi ci interessiamo della nostra nazione”.

@melonimatteo

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