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Oms: vaccini nei Paesi poveri!


Secondo un report Oms, se i Paesi più poveri non disporranno delle dosi per il vaccino, la perdita per le nazioni avanzate sarà pari a 2.4 trilioni di dollari. Intanto, il Pakistan approva lo Sputnik V

Matteo Meloni Matteo Meloni
Giornalista, si occupa di politica internazionale, comunicazione e giornalismo d’impresa. Collabora con eastwest e con il sito d’informazione Corriere dell’Economia.

Bambini in fila per il cibo gratis in una zona dei bassifondi a Manila, Filippine, 21 gennaio 2021. REUTERS/Eloisa Lopez

Non solo un mero richiamo al multilateralismo e alle azioni concertate, ma un dato economico sulle conseguenze della disparità di vaccinazione. Il report dell’Organizzazione mondiale della sanità non lascia spazio a dubbi: se le nazioni in via di sviluppo non avranno a disposizione le dosi per la lotta al Covid-19, l’impatto sui Paesi con economie avanzate sarà pari a 2.4 trilioni di dollari, pari al 3.5% del Pil pre-pandemia.

L’interconnessione delle economie globali

Le nazioni ricche e quelle in via di sviluppo sono interconnesse sul piano economico. Le problematiche sulla catena di produzione e il commercio internazionale hanno avuto un impatto significativo e mai registrato, con la necessità di una ripresa paritaria più volte invocata dalle Nazioni Unite e dal Segretario Generale António Guterres, così come da Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Oms.

“Questa catastrofe sanitaria — sottolineò ad aprile Guterres — evidenzia che siamo forti solo quanto il sistema sanitario più debole”. Il report pubblicato nella giornata di ieri conferma quanto affermato dal Segretario Generale dell’Onu, che evidenzia le difficoltà generali di un mondo a due velocità. Anche se i Paesi industrializzati riuscissero a completare le campagne di vaccinazione dei cittadini, rimarrebbero le vulnerabilità di carattere economico causate dalla pandemia.

“Se le nazioni in via di sviluppo non disporranno del vaccino o lo avranno in ritardo, non usciranno dalla crisi, non forniranno i beni intermedi di cui hanno bisogno le economie avanzate e non potranno rispondere allo stesso livello di domanda” precedente al Covid-19 proveniente dai Paesi più ricchi, spiegano i ricercatori del Centre for Economic Policy Research.

L’aumento del prezzo dei vaccini

Un altro rischio alla ripresa economica è l’aumento della domanda delle dosi. Infatti, maggiore è la richiesta e maggiore sarà il prezzo proposto dalla case farmaceutiche produttrici dell’antidoto contro il Covid-19, per un bene che risulta ancora troppo scarso. La questione è estremamente delicata e rischia di impattare ancor più negativamente sulle realtà nazionali in difficoltà, che rispetto ai Paesi industrializzati possiedono minore forza di contrattazione. Per questo motivo, da mesi Ghebreyesus invoca il funzionamento del programma Covax dell’Oms, che permetterebbe una gestione della problematica in termini multilaterali, garantendo un’equa distribuzione delle dosi.

L’appello al funzionamento del Covax proveniente dalle organizzazioni internazionali è in parte caduto nel vuoto anche a causa dell’abbandono degli Stati Uniti dell’Oms. In attesa di nuove indicazioni dalla nuova amministrazione democratica a guida Joe Biden, la diminuzione della produzione dei vaccini Pfizer e AstraZeneca è un ulteriore messaggio sulla necessità di un’azione globale per le dosi anti Covid.

Intanto, prosegue la geopolitica dei vaccini, che vede in campo non solo il mondo occidentale ma Russia, Cina e India. È dei giorni scorso la notizia che il Pakistan ha approvato l’uso d’emergenza del vaccino russo Sputnik V, il primo antidoto scoperto al mondo, che permette a Mosca di ritrovare un ruolo di rilievo sul palcoscenico internazionale. Rispetto alla scelta di Islamabad, per la Russia la sua azione diventa ancor più decisiva vista l’importanza strategica del Paese guidato dal Primo Ministro Imran Khan.

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