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La pagella di Pechino

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Arriva in Cina una Sim con riconoscimento facciale. Macao ha festeggiato i venti anni dalla restituzione alla Cina

Pechino: una Sim con riconoscimento facciale

In certi Paesi, ottenere una Sim è come comprare un pacchetto di caramelle: si trovano in tutti i bar e tabacchi, possono essere utilizzate per il tempo necessario e buttate via senza problemi. In Italia, per esempio, la Sim è invece nominativa. In Cina, da quando esistono i telefoni cellulari, si è passati dalla massima tolleranza degli anni Novanta e dei primi anni del secolo, quando si potevano comprare Sim anche temporanee dai giornalai e a ogni ufficio di telefonia mobile, all’attuale invadente controllo. Già da una quindicina di anni non era più possibile comprare Sim dal giornalaio, per quanto fosse facile trovare un negozietto aperto fino a tardi disposto a venderne alcune pre-registrate con nominativi di fantasia. Le cose sono cambiate da tempo: chi vuole utilizzare un telefono mobile deve registrare i suoi dati e lasciare che il negozio da cui si acquista una scheda Sim scannerizzi e condivida con la polizia un documento di identità. Da novembre, però, i controlli sono diventati ancora più invasivi: Pechino ha esteso la sua passione per il riconoscimento facciale anche alle SIM, che possono essere acquistate solo accettando di registrare anche il proprio volto. L’iniziativa è stata presentata come indispensabile per prevenire furti di identità e frodi online, ma ancora una volta le autorità cinesi si distinguono per un’ansia di controllo che si fa sempre più soffocante. Per ora, la popolazione cinese sembra lasciarsi persuadere che la lotta alla criminalità valga la perdita di privacy anche sui dati più privati, ma qualcosa comincia a cambiare. Man mano che la raccolta di dati sempre più privati si estende e il riconoscimento facciale interessa ormai tanto i distributori di carta igienica nei bagni pubblici quanto i pagamenti online, si possono notare i primi articoli che si chiedono se tutto questo sia davvero necessario. La Cina si è del resto appena aggiudicata il primato mondiale per essere il Paese con maggior utilizzo di dati biometrici invasivi, quali la raccolta di DNA, impronte digitali e palmari, riconoscimento facciale e dell’iride secondo Comparitech, un sito web che si occupa di tecnologia dal punto di vista del consumatore.

Voto: 4 alle autorità di Pechino. Noi di eastwest seguiamo da semore con grande attenzione l’evoluzione della società cinese, ma queste ossessioni per il controllo le riteniamo insopportabili.

Macao: la più leale 

Hong Kong non è l’unica Regione Amministrativa Speciale della Cina: Macao, per cinque secoli sotto il Portogallo, dal 20 dicembre 1999 è tornata alla sovranità cinese e festeggia i venti anni del suo ritorno all’abbraccio della madre patria. Se Hong Kong continua a dare grattacapi al Governo centrale, Macao invece, con una popolazione di appena 620mila persone (contro i 7.8 milioni di Hong Kong) rimane scarsamente politicizzata e più attiva nei casinò della città che non nelle piazze. Del resto, il governo di Macao non tollera nessun dissenso: i pochi tentativi di appoggiare le richieste di democrazia di Hong Kong sono stati stroncati sul nascere e ai controlli d’immigrazione è stato negato l’accesso ai volti più noti delle proteste della città vicina. Perfino il Direttore e il Presidente della Camera di Commercio Usa, Robert Grieves e Tara Joseph (che non hanno preso parte nelle manifestazioni), sono stati bloccati e respinti a Hong Kong dopo due ore di interrogatorio. In tempi coloniali, Macao era chiamata la “Città del nome di Dio” (in quanto principale diocesi cattolica della regione) e il suo motto era: “nao ha outra mais leal” (non ve n’è altra più leale). Una lealtà assoluta per Lisbona, divenuta lealtà totale a Pechino.

Voto: 5 a Macao. Non solo casinò, please...

La Cina continua ad amare il grande schermo 

Anche nel 2019, i cinesi hanno mostrato di avere una passione indomabile per il cinema in sala, un amore che continua a non essere intaccato dal diffondersi di metodi via internet per accedere a lungometraggi e documentari. Secondo le statistiche diffuse dal China Movie Data Information Network, gli incassi di botteghino nel 2019 hanno superato la soglia dei 60 miliardi di RMB (7.7 miliardi di euro) un mese prima di quanto non avessero fatto nel 2018. Le statistiche svelano un dato ancora più interessante: i successi cinematografici non sono solo produzioni nazionali, dato che degli 80 film che hanno incassato più di 100 milioni di RMB (quasi 13 milioni di euro) 39 sono produzioni internazionali. Un riflesso della crescente apertura cinese nei confronti della produzione cinematografica mondiale, che per ora resta ufficiosa: Pechino infatti continua formalmente a consentire l’ingresso di soli 34 film stranieri l’anno (le produzioni di Hong Kong sono esenti dalla quota), ma nei fatti più di 40 riescono a essere approvati dai censori. Da tre anni, poi, se un distributore nazionale vuole portare in Cina dei film oltre-quota, può richiedere di pagare tutti i costi di distribuzione senza aiuti di Stato e, entro certi limiti, questo meccanismo consente un totale di una decina di film d’importazione in più. Viste le tensioni commerciali Usa-Cina, però, la formalizzazione della maggiore apertura per ora langue. Il pubblico, però, sembra non curarsene.

Voto: 6 all’industria cinematografica cinese, primo esempio timido di apertura...

@IlariaMariaSala

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di gennaio/febbraio di eastwest.

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