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Khorgos, perla nel deserto

Un crocevia naturale tra Russia, Cine ed Europa orientale, trasformato oggi in un gigantesco hub di smistamento merci via terra, esente da dazi e iva

Un’immagine del porto di Khorgos, in Kazakhstan. Comunemente definito dry port, porto di terra, Khorgos è un hub per il trasporto di merci, sorto nel giro di pochi anni e divenuto in breve tempo un importante centro di collegamento tra la Cina e l’Europa. REUTERS/Shamil Zhumatov
Un’immagine del porto di Khorgos, in Kazakhstan. Comunemente definito dry port, porto di terra, Khorgos è un hub per il trasporto di merci, sorto nel giro di pochi anni e divenuto in breve tempo un importante centro di collegamento tra la Cina e l’Europa. REUTERS/Shamil Zhumatov

L’anello di congiunzione tra est e ovest, con ogni probabilità, si trova nei deserti orientali del Kazakhstan, al confine con la Cina, dove da qualche anno è entrato in funzione un porto di terra destinato a diventare uno dei massimi snodi logistici e commerciali della nuova Via della Seta.

Si tratta del porto di Khorgos, comunemente definito dry port, porto di terra, un vero e proprio hub per il trasporto di merci sorto dal nulla nel giro di pochissimi anni e divenuto in brevissimo tempo un importante centro intermodale in grado di collegare la Cina all’Europa centrale e occidentale.   

Il porto di Khorgos è l’emblema più luminoso della cooperazione tra Cina e Kazakhstan nell’ambito della Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta, il mastodontico progetto da 1 trilione di dollari con cui Pechino intende collegare Asia, Africa ed Europa con una rete di infrastrutture marittime e terrestri. Grazie alla sua posizione strategica tra Cina ed Europa, il porto di Khorgos può offrire un’alternativa più rapida al trasporto marittimo, specialmente per quei produttori di merci – in particolare elettronica – per i quali la velocità di trasporto rappresenta un’assoluta priorità. Con il trasporto via terra, passando per Khorgos, i treni merci possono raggiungere l’Europa in poco più di due settimane, quasi un terzo del tempo impiegato dai trasporti via mare.  

Ciò che colpisce maggiormente, osservando l’evoluzione della zona economica speciale in cui è collocato il porto di Khorgos, è la strabiliante rapidità con cui è stata ideata, costruita e infine resa pienamente operativa. Prima del 2010, quando nell’area iniziarono i lavori di costruzione, nei dintorni della zona di confine tra Cina e Kazakhstan c’era solo il deserto. Oggi, a pochissimi anni di distanza, sono sorti dal nulla una zona economica speciale, un’importante area duty free per lo shopping, situata al confine tra i due Paesi, e perfino una nuova città. La costruzione del porto di Khorgos è iniziata nel 2014, e nell’estate 2015 il dry port era già pienamente operativo.

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I fondi per la realizzazione del porto di Khorgos, circa 210 milioni di dollari, sono stati stanziati dalla compagnia ferroviaria nazionale del Kazakhstan, la Kazakhstan Temir Zholy, e da un fondo sovrano kazako. Nel 2017, il gigante cinese dello shipping COSCO e la Jiangsu Lianyungang Port, due società statali cinesi, hanno acquisito il 49% del porto, manifestando interesse anche per il suo successivo sviluppo. Per il dry port, l’obiettivo dichiarato è di raggiungere una movimentazione annua di 500mila container entro il 2020.

Tra i partner centroasiatici della Cina, nell’ambito della Belt and Road Initiative, il Kazakhstan non è soltanto l’economia più importante, ma è anche il Paese con le maggiori potenzialità di crescita.

Non è certamente un caso che la nuova Via della Seta sia stata presentata per la prima volta proprio ad Astana, la capitale del Kazakhstan, ormai nel lontano 2013. Nei tre anni successivi, il Kazakhstan ha concluso contratti con la Cina per ben 50 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali destinati ai settori del trasporto, della logistica e delle infrastrutture.

I progetti sino-kazaki legati alla BRI, di cui il porto di Khorgos rappresenta la perla più splendente, sembrano integrarsi alla perfezione con il Nurly Zhol, il programma nazionale kazako da 9 miliardi di dollari con cui il Paese intende modernizzare e potenziare la propria rete infrastrutturale. Lo scopo è semplice: trasformare il Kazakhstan in una delle 30 nazioni più sviluppate al mondo prima del 2050. Con un alleato formidabile come il porto di Khorgos, in continua e rapida ascesa, l’obiettivo sembra davvero alla portata.

E il dry port, in effetti, sembrerebbe sulla buona strada. Nei primi nove mesi del 2018, dalla stazione ferroviaria kazaka di Altynkol – che contribuisce ad alimentare il traffico del porto di Khorgos – sono passati più di 350mila container, circa il doppio rispetto all’intero 2017. Le merci in transito a Khorgos – per la maggior parte dispositivi elettronici e ricambi d’auto – sono successivamente trasportate verso l’Europa tramite i corridoi multimodali della nuova Via della Seta, passando dall’Asia Centrale, dal mar Caspio e dal Caucaso.

Il porto di terra è una componente essenziale della zona economica speciale di Khorgos, un’area di quasi 600 ettari che comprende anche un centro industriale e un’area logistica. Una delle funzioni più interessanti del porto consiste nello spostamento dei container da un sistema ferroviario all’altro: in Cina si utilizza infatti uno scartamento ferroviario di tipo standard, di 1.435 millimetri, mentre quello del Kazakistan, risalente all’epoca sovietica, è più largo di circa 85 millimetri.

A pochi chilometri ad est del porto di Khorgos, al confine tra Cina e Kazakhstan, è sorto anche un poderoso distretto dello shopping, una vera e propria zona di libero scambio transfrontaliera con centri commerciali e negozi traboccanti di merci a basso costo, in particolare accessori, abbigliamento e cosmetici. Questo distretto, noto come ICBC Khorgos (International Center for Boundary Cooperation), è stato spesso confuso con il porto di Khorgos e con la città cinese di Khorgas, un modesto nucleo di 100mila abitanti situato immediatamente al di là del confine.

Attorno al porto di Khorgos non si stanno sviluppando soltanto degli ambiziosi complessi commerciali (presto arriverà anche un aeroporto), ma anche delle vere e proprie città. È il caso di Nurkent, una cittadina kazaka in rapida ascesa a pochi chilometri a ovest del porto di terra. Al momento, nella neonata cittadina hanno già trovato alloggio circa 3mila persone, quasi tutte impiegate al porto, ma entro il 2035 si prevede che gli abitanti totali saranno ben 100mila.

I mondi attraversati dalle nuove Vie della Seta crescono in fretta, con una rapidità talvolta sbalorditiva, e la cittadina di Nurkent ne è forse la dimostrazione più evidente. La sua costruzione è iniziata soltanto nel 2013, e nei prossimi tre anni saranno commissionati circa un milione di metri quadrati di nuove abitazioni. 

Grazie alla sua peculiare posizione geografica nel cuore dell’Eurasia, tra Asia ed Europa, il Kazakhstan è stato in grado di ritagliarsi un ruolo chiave all’interno dei progetti infrastrutturali della Via della Seta: il suo territorio è infatti attraversato da due dei principali corridoi multimodali della Silk Road Economic Belt, il tratto terrestre della Belt and Road Initiative, ed entrambi passano dal porto di Khorgos. Il primo attraversa la Russia e la Bielorussia, diretto verso l’Europa, mentre il secondo è quello che conduce all’Iran e all’Europa passando dal Caspio, dal Caucaso e dalla Turchia. E il porto di Khorgos si trova esattamente al centro di questa enorme rete infrastrutturale, con buone chance di diventare uno dei protagonisti assoluti dei nuovi corridoi logistici della BRI.

La cooperazione tra Cina e Kazakhstan continuerà anche dopo le recenti dimissioni di Nursultan Nazerbaev, storico Presidente kazako e padre della patria, rimasto in carica dal 1991 fino allo scorso marzo. Il suo temporaneo successore, l’ex Presidente del Senato Kassym Zhomart Tokayev, sarà chiamato a gestire i delicati rapporti con Mosca, che vede nel Kazakhstan uno storico alleato e un solido garante per il mantenimento della sua influenza in Asia Centrale, e ovviamente anche con Pechino, che intende trasformare il Paese (in parte già lo è) in un partner chiave nei progetti infrastrutturali della nuova Via della Seta, anche attraverso lo sviluppo di Khorgos.

Del porto di terra, in questi ultimi anni, si è detto e scritto di tutto: alcuni sostengono che si trovi in mezzo al nulla (“in the middle of nowhere”), altri che diventerà ben presto “la nuova Dubai”. La verità è che il dry port, la cui costruzione è iniziata soltanto cinque anni fa, ha già attirato su di sé l’attenzione di mezzo mondo, e che probabilmente continuerà a crescere anche in futuro. Con gran fretta, naturalmente, come è d’abitudine lungo le nuove Vie della Seta.  

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di maggio/giugno di eastwest.

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