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La pagella di New York

Nuova sfida all'hi-tech cinese, i rapporti degli Usa con i Talebani e il Pakistan, il nuovo Presidente dell'Interpol, Trump e il global warming

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla dell'uragano Michael accanto alle mappe e alle proiezioni sulla tempesta durante un incontro nello Studio Ovale alla Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 10 ottobre 2018. REUTERS/Jonathan Ernst
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla dell'uragano Michael accanto alle mappe e alle proiezioni sulla tempesta durante un incontro nello Studio Ovale alla Casa Bianca, Washington, Stati Uniti, 10 ottobre 2018. REUTERS/Jonathan Ernst

Huawei e la guerra all’hi-tech cinese

L’amministrazione americana ha aperto un nuovo capitolo nella sfida all’hi-tech cinese, sotto tiro questa volta c’è Huawei. Per le autorità americane, il monopolio del colosso tecnologico è pericoloso per la sicurezza mondiale. Gli Stati Uniti hanno avviato una campagna di pressione sui Paesi alleati, per metterli in guardia dall'affidare le proprie infrastrutture nelle telecomunicazioni all’industria cinese. Secondo i media americani, a Washington starebbero valutando l'ipotesi di aumentare gli aiuti finanziari per lo sviluppo tecnologico a quei paesi disposti a cambiare fornitore. Gli Usa sarebbero preoccupati in primo luogo dell’utilizzo di apparecchiature di telecomunicazione cinesi in quei paesi che ospitano basi militari statunitensi, quali ad esempio Germania, Italia e Giappone. Huawei ha continuato a ribadire di non essere impegnata in attività di intelligence per nessun Governo e di godere della fiducia di oltre 170 Paesi in tutto il mondo.

Voto: 4 a Trump. E’ una guerra che da commerciale si sta trasformando in politica… e a noi di eastwest non piacciono le guerre

Proseguono i colloqui tra Stati Uniti e Talebani

Mentre in Afghanistan le forze di sicurezza governative subiscono perdite massicce e il controllo delle autorità sul territorio è al livello più basso degli ultimi tre anni (il governo di Kabul controlla solo il 56% de Paese), proseguono in Qatar gli incontri tra i rappresentanti del Governo americano e dei talebani. Zalmay Khalilzad l’inviato degli Stati Uniti in Afghanistan, un diplomatico di origine afgana autorizzato dal Governo del Presidente Trump a condurre negoziati, ha dichiarato di volere arrivare a un accordo di pace entro il 20 aprile, una scadenza che coinciderebbe con la data delle elezioni presidenziali in Afghanistan. In realtà, i segnali positivi non sono molti. Il rappresentante dei talebani ha dichiarato che i colloqui sono ancora in una fase preliminare e ha negato che il gruppo abbia raggiunto accordi su alcuna delle questioni aperte, mentre il Dipartimento di Stato americano ha rifiutato ogni commento. La strada è ancora lunga.

Voto: 8 a Khalilzad e al Qatar, per i tentativi che stanno facendo di favorire il dialogo

Donald Trump e Imran Khan ai ferri corti

Aumentano le tensioni tra Pakistan e Stati Uniti, dopo lo scambio di accuse reciproche tra Donald Trump e Imran Khan. Il Presidente americano ha accusato il Pakistan di non fare nulla per gli Stati Uniti e di aver permesso all'ex leader di al-Qaeda Osama bin Laden di nascondersi nel Paese, mentre il governo riceveva aiuti americani. Secca la risposta del Primo Ministro pakistano: “Abbiamo partecipato alla guerra americana al terrore, subendo 75mila perdite umane e spendendo 123 miliardi di dollari, mentre l’aiuto americano è stato minuscolo, 20 miliardi”. Il Pakistan ha sempre adottato una politica estremamente ambigua nei confronti della minaccia jihadista e del fenomeno talebano in modo particolare. Oggi Washington accusa Islamabad di fornire rifugio alla rete Haqqani, il gruppo di militanti islamisti responsabile di alcuni degli attacchi più sanguinosi compiuti in Afghanistan negli ultimi anni. Nel momento in cui gli Stati Uniti cercano una strategia di uscita dall’Afghanistan, la frattura nelle relazioni tra i due paesi potrebbe avere conseguenze importanti per l’intera regione.

Voto: 5 a Trump e a Khan. La regione risentirà di queste tensioni

Eletto a Dubai il nuovo Presidente dell’Interpol

Il sudcoreano Kim Jong-yang è il nuovo presidente dell’Interpol. Sconfitto il favorito Aleksandr Prokopchuk, general-maggiore del Ministero degli Interni russo, che ha perso per 61 voti a 101. Una vittoria dell’Amministrazione americana che, con il sostegno dalla Gran Bretagna e di vari Paesi europei, ha preso posizione contro Prokopchuk, preoccupata che la gestione delle red notice, i mandati d’arresto internazionali indirizzati dall’Interpol, potesse essere manipolata a fini politici e usata contro dissidenti e oppositori. La Russia ha incassato.

Voto: 6 di incoraggiamento a Kim Jong-yang. Il suo è un compito molto delicato per la nostra sicurezza, in epoca di affermazione progressiva della governance globale

Rapporto sul clima: Trump minimizza i dati

Il cambiamento climatico potrebbe costare caro agli Stati Uniti. Lo U.S. Global Change Research Program ha consegnato al Congresso uno studio allarmante sui danni del global warming negli Usa. Le conseguenze del cambiamento del clima stanno già colpendo il Paese e la situazione minaccia di aggravarsi rapidamente, il rapporto parla di siccità e incendi devastanti, uragani sempre più violenti, inondazioni ed erosione della costa, scioglimento dei ghiacci. Il prezzo pagato al riscaldamento globale potrebbe essere salatissimo anche dal punto di vista economico: -10% del Pil nel giro di 80 anni. Donald Trump, che ha inaugurato la sua Presidenza ritirando l'adesione di Washington all'accordo di Parigi sul clima, ha minimizzato i dati del rapporto. Una sua portavoce ha affermato che la valutazione è “in gran parte basata sullo scenario più estremo”.

Voto: 1 a Trump. Questo è un punto di insensibilità grave, dannoso per l’intero globo, anche se le città americane stanno fortunatamente rispettando Parigi anche senza il beneplacito federale

@ilarias

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