La posta in gioco è alta

Il Paese si prepara alle prossime elezioni: lotta al terrorismo, inflazione, boom demografico

Atiku Abubakar uno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali in Nigeria. Abubakar, potrà contare sul sostegno dell’élite imprenditoriale di Lagos. REUTERS/Akintunde Akinley/Contrasto
Atiku Abubakar uno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali in Nigeria. Abubakar, potrà contare sul sostegno dell’élite imprenditoriale di Lagos. REUTERS/Akintunde Akinley/Contrasto

In Nigeria sono state rimandate le elezioni presidenziali e legislative che erano previste il 16 febbraio. Il Paese sta attraversando una fase delicata in un quadro piuttosto critico e in continua evoluzione dovuto ai problemi di sicurezza nel nord-est, alla crescita economica e all’inflazione, questi ultimi strettamente collegati al settore petrolifero e al boom demografico previsto nei prossimi anni.

Una serie di sfide che creeranno non pochi pensieri al prossimo presidente della Repubblica federale, che dovrebbe essere eletto il 23 febbraio prossimo e molto probabilmente sarà uno dei tre candidati dati per favoriti nei sondaggi e presentati dai diversi schieramenti lo scorso 7 ottobre.

Il primo è il presidente uscente Muhammadu Buhari, in carica dal 2015 e ricandidato alle prossime elezioni dall’APC (All Progressive Congress), partito attualmente al governo. Mentre il partito di opposizione PDP (People’s Democratic Party) ha orientato la sua scelta a favore dell’ex vicepresidente settantunenne Atiku Abubakar che, in quanto sostenitore della privatizzazione di parte della compagnia petrolifera statale, degli investimenti stranieri e di un ampio programma di liberalizzazioni, potrà contare sul sostegno della potente élite imprenditoriale di Lagos.

Una vera outsider nella sfida per ricoprire la massima carica dello Stato nigeriano è invece l’avvocato Obiageli Ezekwesili, che insieme al suo collega Ibrahim M. Abdullahi, lanciò l’importante campagna di sensibilizzazione #BringBackOurGirls per riportare a casa le 276 studentesse rapite nell’aprile 2014 dai miliziani di Boko Haram nel villaggio di Chibok. La Ezekwesili, in passato, è stata ministra delle Miniere e dell’acciaio, poi dell’Educazione, oltre a ricoprire, dal 2007 al 2012, anche il ruolo di vice-presidente della divisione Africa alla Banca Mondiale.

Nella nazione più popolosa dell’Africa tutte le tornate elettorali rivestono estrema importanza, ma questa volta la posta in gioco è particolarmente alta. Nel 2015, lo svolgimento delle elezioni ottenne un giudizio generale favorevole da parte delle Nazioni Unite, nonostante i problemi tecnici dovuti alla sperimentazione di un nuovo sistema di voto elettronico, le accuse di brogli e le violenze di Boko Haram. Alla fine, Buhari prevalse sull’allora presidente in carica Goodluck Jonathan del PDP e dalle urne uscì un voto attendibile, che ha condotto il Paese al primo pacifico passaggio di potere tra i due principali partiti dal termine della dittatura militare nel 1999. Per questo, la credibilità delle prossime elezioni, così come i cambiamenti politici che potrebbero scatenare, modelleranno il futuro del consolidamento democratico della Nigeria.

Le elezioni del marzo 2015 sono state equiparate ad una sorta di referendum su Jonathan, la cui amministrazione era stata giudicata corrotta e incapace di affrontare efficacemente la minaccia alla sicurezza rappresentata dagli estremisti islamici di Boko Haram o dalle divisioni regionali e comunitarie, che hanno afflitto il Paese dopo l’indipendenza. Buhari è così salito alla massima carica istituzionale di Abuja promettendo di eliminare la minaccia jihadista e di reprimere la dilagante corruzione, ma al termine del suo mandato i risultati del suo impegno nei due dossier appaiono contrastanti.

Nel quadriennio di Buhari, riveste particolare importanza anche l’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale, nel marzo 2017, della legge sulla governance dell’industria petrolifera (Petroleum Industry Governance Bill - PIGB), considerata uno strumento essenziale per aggiornare l’obsoleto Petroleum Act e sostituire le sue disposizioni con un quadro giuridico più completo e attuale, in linea con gli standard globali dello strategico settore.

Negli ultimi anni, la Nigeria, principale esportatore di greggio del continente africano, ha incontrato numerose difficoltà nel far funzionare la sua industria degli idrocarburi, dovute al calo del prezzo del petrolio, alla cattiva gestione degli oleodotti e dei gasdotti, oltre ai sabotaggi da parte dei gruppi militanti attivi nel Delta del Niger. Per questo, il governo federale ha spinto al massimo la riforma, che dovrebbe rendere l’industria del comparto più efficiente e più redditizia.

Tuttavia, finora Buhari si è rifiutato di firmare il PGIB adducendo motivi costituzionali e legali. Tale diniego ha sollevato aspre critiche da parte di alcuni esperti nigeriani del settore, nonché dei vertici del Dipartimento delle Risorse petrolifere di Abuja (DPR) e dei consulenti della Ong Nigeria Charter Natural Resource (NNRC), tutti concordi nel ritenere che il ritardo nell’attuazione della legge bloccherà nuovi investimenti nel settore petrolifero e del gas naturale in Nigeria. 

Nell’ambito della lotta alla corruzione, durante il mandato di Buhari la Commissione per i crimini economici e finanziari (EFCC), la principale agenzia anticorruzione del Paese, ha avviato una serie di indagini di rilievo, ma i vertici del PDP sostengono che molte delle inchieste sono state guidate politicamente e che la disonestà dei funzionari legati al partito di maggioranza APC è spesso rimasta impunita.

Nel quadro del contrasto a Boko Haram, c’è da registrare che le forze di sicurezza nigeriane, che dal luglio 2015 sono supportate dalla Multinational Joint Task Force (MNJTF), la forza d’intervento congiunta composta da militari della Nigeria, Ciad, Camerun, Niger e Benin, hanno notevolmente indebolito il movimento estremista. L’offensiva coordinata ha riaperto le strade chiuse per i continui attacchi, allontanato i combattenti jihadisti dalle aree urbane ed eliminato molti esponenti di spicco del movimento, riducendo notevolmente il territorio sotto il suo dominio e neutralizzando la minaccia dalla capitale Abuja.

Tuttavia, il gruppo islamista continua a terrorizzare vaste aree della Nigeria nord-orientale con una serie di attacchi mortali, che negli ultimi mesi hanno registrato un significativo aumento.

Senza tralasciare, le diffuse tensioni etniche e religiose del Paese, che continuano a aumentare spesso sfociando in violenze. Nella regione della Middle Belt, i continui scontri tra agricoltori stanziali, in gran parte cristiani, e pastori transumanti musulmani di etnia fulani, hanno causato migliaia di vittime e lo sfollamento di 62mila persone dagli Stati centrali di Kaduna, Nasarawa, Benue, Plateau. Di contro, la risposta governativa, sia a livello federale che statale, a quella che è diventata una grave minaccia per la sicurezza nazionale, si è dimostrata del tutto insufficiente, mentre il conflitto da una semplice disputa per il controllo della terra si è andato costantemente aggravando, soprattutto nella parte settentrionale del Paese.

L’amministrazione Buhari non è nemmeno riuscita a ridurre significativamente le uccisioni extragiudiziarie e le torture da parte dell’esercito. Alla fine di ottobre, i soldati nigeriani hanno ucciso ad Abuja 48 manifestanti dell’Islamic Movement of Nigeria (IMN), un’organizzazione sciita che dal dicembre 2015 è sottoposta a una dura repressione da parte del governo. Appare evidente, che sotto la guida di Buhari gli eccessi delle forze armate non sono stati controllati.

Con tutte queste premesse, la riconferma di Buhari non appare affatto scontata. Ma chiunque uscirà vincitore dalle urne dovrà operare coraggiose riforme per affrontare il complesso insieme di fattori, che hanno reso la corruzione così endemica. Oltre a rafforzare lo stato di diritto in Nigeria, perseguendo i responsabili degli abusi operati dalle forze di sicurezza, ma garantendo anche le risorse e la formazione necessarie per migliorare la loro efficienza. Ma soprattutto dovrà riuscire a mettere in atto misure adeguate per garantire maggiore stabilità alla Nigeria.

@afrofocus

Trovate l'articolo nella rivista cartacea di eastwest in vendita in edicola.  

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

Lettere
al Direttore

Giuseppe Scognamiglio risponderà ogni settimana a una lettera inviata dai lettori. Potete far pervenire la vostra lettera via email usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua lettera
al direttore

GUALA
GUALA