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Londra nel caos


Triste vedere il Regno di Sua Maestà annaspare... mentre Bruxelles si prepara a concedere un rinvio giustamente minimo...

Giuseppe Scognamiglio Giuseppe Scognamiglio
Giuseppe Scognamiglio, nato a Napoli il 16 luglio 1963. Diplomatico, Manager, Giornalista, Professore. Direttore della rivista eastwest

La premier britannica Theresa May fuori da Downing Street a Londra, Gran Bretagna, 25 marzo 2019. REUTERS/Peter Nicholls

Triste vedere il Regno di Sua Maestà annaspare… mentre Bruxelles si prepara a concedere un rinvio giustamente minimo…

Mentre oltre un milione di persone manifesta a Londra per chiedere un secondo referendum e la petizione Revoke Article 50 supera i 5 milioni di firme, la Brexit è sempre più nel caos. Dopo la doppia bocciatura dell’accordo con l’Ue dei mesi scorsi alla Camera dei Comuni, Theresa May ha chiesto e ottenuto il rinvio del divorzio da Bruxelles originariamente previsto per il 29 marzo. Se la premier Tory riuscirà a far approvare il suo accordo, la Gran Bretagna saluterà l’Ue il 22 maggio, in caso contrario Londra avrà tempo fino al 12 aprile per annunciare le proprie intenzioni o sarà no deal.

Nel frattempo alla Camera dei Comuni però è successo di tutto.

Prima in uno statement Theresa May ha ammesso di non avere il sostegno per andare alla terza votazione, ribadendo però la sua volontà di non dimettersi, nonostante i rumors dei giorni scorsi la volessero dimissionaria. Poi si è arrivati al vero e proprio scontro istituzionale: 329 deputati hanno approvato un emendamento che potrebbe sfilare al Governo il controllo della Brexit e riaprire tutti i fronti. Domani in aula si voterà su tutto e il suo contrario: se procedere con un secondo referendum, se restare nell’unione doganale e nel mercato unico, e addirittura se revocare l’articolo 50 e annullare Brexit. Il voto del Parlamento però è solo indicativo e non vincolante, quindi la May potrà ignorarlo, aggravando una crisi che ormai è profondissima e sembra portare verso la catastrofe.

Intanto, la Commissione Europea ha dichiarato di aver completato i preparativi per una Brexit senza accordo: quasi tutte le misure legislative (17 su 19) sono già state adottate e le rimanenti dovrebbero esserlo rapidamente. Non ha nessun senso, in effetti, mantenere questa incertezza, dannosa per i mercati e per le scelte politiche. In qualsiasi negoziato, chi ha le carte (in questo caso Bruxelles), le dà e fa valere il suo posizionamento.

Londra può solo tentare di confezionare la sua decisione definitiva: dentro o fuori!

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