Ritorno al futuro nell’Africa Orientale


Gli stati dell’East African Community lanciano una nuova valuta con una lunga storia alle spalle.

Gli stati dell’East African Community lanciano una nuova valuta con una lunga storia alle spalle.

 

Il nome, “scellino dell’Africa Orientale”, richiama il passato coloniale, ma le speranze che porta con sé puntano diritte verso la direzione opposta, ovvero verso la prima vera unione regionale del continente africano: quella dell’East African Community (EAC).

La nuova moneta unica dell’Africa Orientale – il cui nome ricalca quello del conio che la potenza coloniale britannica utilizzò in Africa orientale dal 1921 al 1969 – è solo uno, seppure il più evidente, dei passi in avanti che Uganda, Kenya, Rwanda, Tanzania e Burundi hanno avviato negli ultimi anni per procedere a un’integrazione regionale, che in questa zona del continente sembra funzionare più che in altre e che sembra destinata a procedere molto speditamente.

Federazione politica, unione doganale, sogni di un esercito regionale, progetti di infrastrutture condivisi e appunto anche l’Unione Monetaria, per la quale a dicembre del 2013 i cinque paesi hanno firmato un trattato.

In un momento storico in cui il mondo economico guarda sempre di più all’Africa, questa fetta di continente, più omogenea di altre per lingua, gruppi etnici, cultura, ha capito che l’unione fa la forza. Un’area dove il commercio transfrontaliero è fiorito negli ultimi anni: l’Uganda ha superato Inghilterra e Germania diventando il principale partner commerciale dei suoi vicini, e il Kenya è diventato il secondo investitore straniero in Tanzania.

Insieme l’EAC rappresenta un mercato da quasi 200 milioni di persone, fatto di economie diversificate, abituate a cavarsela (e anche a ottenere alcuni dei risultati migliori in Africa) senza avere nei propri bilanci le voci derivanti da esportazioni di materie prime come idrocarburi o minerali.

Paesi che hanno deciso di unirsi alla vigilia di una nuova era e di un nuovo futuro economico legato proprio alle recenti scoperte di giacimenti di petrolio e gas in tutti gli Stati della regione: come il petrolio dei laghi dell’ovest dell’Uganda o a largo delle coste orientali del Kenya o il gas naturale della Tanzania.

“La promessa della nostra prosperità e del nostro sviluppo economico è legata alla nostra integrazione” ha detto il Presidente del Kenya, nonché presidente di turno dell’EAC, Uhuru Kenyatta, spiegando ai propri connazionali i potenziali benefici dell’introduzione del nuovo scellino.

“Il mondo degli affari troverà più libertà per commerciare e investire e gli investitori internazionali avranno un’altra, irresistibile, ragione per mettere le tende nella nostra regione”, ha aggiunto.

Alcuni dati sembrano dare ragione al figlio del padre del Kenya, in una regione così integrata (i porti di Kenya e Tanzania servono i paesi dell’interno), la presenza delle cinque differenti valute attuali è indubbiamente un ostacolo al commercio.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img