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Quanto fa paura la Russia nell’Artico?

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Durante un incontro dell’Artic Council a Fairbanks, in Alaska, Sergej Lavrov ha rassicurato tutti: “Non c’è alcun potenziale di conflitto nell’Artico”, ha detto. Il giorno prima, però, Mosca aveva fatto sfilare sulla piazza Rossa per la prima volta le Forze artiche, con i sistemi missilistici Tor e Pantsir in mimetica bianco-grigia.

E pochi giorni dopo, Rosneft ha comunicato di essere vicina alla scoperta del più grande giacimento petrolifero di sempre al Polo, nel Mare di Laptev.

Come possiamo mettere insieme questi elementi?

Armare l’Artico

È almeno dal 2011 che il ministero della Difesa russo sta lavorando a una decisa militarizzazione dell’Artico, con livelli senza precedenti. Le esercitazioni su larga scala, i proclami e i continui contatti tra le forze aeree di Nato e Russia sul limite (e anche oltre) dello spazio aereo dei Paesi del Nord stanno mettendo alla prova la coesione occidentale.

Putin ha dato il via a un programma pluriennale per ripristinare numerose basi militari nel Nord russo. Solo nel primo anno, 10 basi aeree in disuso dai tempi dell’Urss sono state rimesse in esercizio.  Mosca oggi può già contare su 15 basi nell’estremo nord. La punta di diamante è la nuovissima base di Nagurskoye, sulla Terra di Francesco Giuseppe, la più a nord di tutte. Da sola, un investimento di 130 milioni di dollari.

E poi, sopra tutto, il nuovo comando dell’Artico, il super-distretto militare che raggruppa sotto di sé tutta la forza di aria, terra e mare dislocata al di là del Circolo polare.

Difficile negare che c’è ne sia abbastanza per stare con gli occhi aperti. Come dimenticare le parole del generale generale Philip Breedlove, comandante supremo delle forze alleate in Europa? «Gli alleati sono molto preoccupati dalla militarizzazione russa dell’Artico», ha detto durante un’audizione lo scorso anno. «Quello che abbiamo visto in prima Crimea e poi in Donbass, e quello che stiamo vedendo in questo momento in Siria, è il disegno della Russia di mettere prima le forze militari in campo per porre le proprie condizioni e negoziare da una posizione di potere».

Perché non c’è bisogno di arrivare a un conflitto armato per rappresentare una minaccia.

La guerra al Polo

Le recenti parole di Lavrov, usate anche per un lungo articolo apparso sul Moscow Times, volto a fugare ogni paura di un conflitto artico, non bastano. Non bastano a scacciare il timore per il riarmo russo né a spingere la Nato a ignorare la minaccia.

L’analisi di Breedlove potrebbe un giorno rivelarsi profetica. Perché, mentre il Cremlino riempie il pack di missili,

manda alla Commissione per il limiti della piattaforma continentale dell’Onu i suoi esperti per vedere riconosciute le pretese sul sottosuolo polare, il più grande giacimento di risorse naturali ancora non sfruttate.

Non a caso, nelle settimane in cui annetteva la Crimea senza sparare un colpo, la Russia metteva a segno anche un’altra conquista a ben altre latitudini. La commissione dell’Onu sui limiti della placca continentale ha riconosciuto il diritto di Mosca su un’area di 52mila chilometri quadrati nel mare di Okhotsk, al largo della Kamchatka.

“È solo l’inizio delle nostre rivendicazioni sull’Artico”, disse allora il ministro delle Risorse naturali e dell’Ambiente russo.

Ce n’è abbastanza per rizzare le antenne.

La Mecca del gas e del petrolio

La recente scoperta di Rosneft non fa che confermare le mire russe sul giacimenti sottomarini al Polo.

Dmitry Rogozin, il pirotecnico vice primo ministro russo, nonché delegato agli affari politicamente scorretti (è il rappresentante speciale di Putin per la Transnistria oltre a essere stato recentemente posto a capo della nuova Commissione sugli affari artici) lo ha twittato tempo fa che «L’Artico è la Mecca russa».

 Secondo gli scienziati la calotta polare artica si è ridotta del 40 per cento negli ultimi vent’anni ed è destinata a scomparire nel giro di un’altra decina. Succhiare gas e petrolio dove ora c’è ghiaccio non sarà più impossibile. L’Artico si appresta a essere un duro campo di battaglia tra la Russia e gli altri Paesi artici, Stati Uniti e Canada prima di tutti. Il ghiaccio polare che si sta sciogliendo sta per liberare un’immensa ricchezza in termini di gas e petrolio: riserve stimate nel 10-15% di tutto il petrolio e addirittura nel 30% di tutto il gas non ancora scoperti rendono l’Artico il più grande giacimento di risorse naturali ancora non sfruttate. Il gigante di stato Gazprom ha investito finora miliardi di dollari in prospezioni e progetti di sfruttamento. Il suo fiore all’occhiello, da solo costato 6 miliardi di dollari, è il progetto Prirazlomnaja, la gigantesca piattaforma marina dell’affaire Greenpeace dello 2013.

Dall’Ucraina alla Siria, Putin ci ha mostrato che ama sedersi ai tavoli delle trattative internazionali quando il suo esercito è già ben piazzato sul campo. Gli altri Paesi che si affacciano sul Polo non dovrebbero farsi trovare impreparati.

@daniloeliatweet

 

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