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Russia e Iran costruiscono una nuova rotta commerciale dall’Europa orientale all’Oceano Indiano


I due Paesi hanno investito ingenti somme per rimodellare le reti marittime, fluviali e ferroviarie e facilitare il flusso di merci che l’Occidente vuole fermare

Marco Dell'Aguzzo Marco Dell'Aguzzo
Giornalista, scrive per eastwest, Il Sole 24 Ore, il manifesto, Vanity Fair, Aspenia e Start Magazine. Si occupa di energia e di affari nordamericani.

La Russia e l’Iran stanno realizzando un nuovo corridoio commerciale lungo 3000 chilometri tra l’Europa orientale e l’Oceano Indiano con l’obiettivo di aggirare le sanzioni occidentali e di garantirsi un accesso maggiore ai mercati asiatici. I due paesi hanno investito somme miliardarie nell’adeguamento delle rotte fluviali, ferroviarie e marittime che si collegano al mar Caspio. Maria Shagina, esperta di Russia e di sanzioni presso l’International Institute for Strategic Studies di Londra, ha detto a Bloomberg che la loro spesa si aggira sui 25 miliardi di dollari. Secondo Shagina, il progetto riguarda “l’istituzione di catene di approvvigionamento a prova di sanzioni lungo tutto il percorso”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato recentemente che il mar d’Azov (una sezione del mar Nero delimitata dalla penisola di Crimea, che Mosca ha sottratto illegalmente all’Ucraina nel 2014) è “diventato un mare interno” per la Russia. Il mar d’Azov rappresenta l’estremità settentrionale della nuova rotta commerciale con l’Iran. Dal fiume Don (uno dei più lunghi d’Europa, che sfocia nel mar d’Azov), il corridoio utilizza reti fluviali, marittimi e ferroviarie per raggiungere gli hub iraniani sul mar Caspio. Il corridoio poi prosegue per il territorio dell’Iran fino a raggiungere l’Oceano Indiano.

A settembre Putin ha detto che la rotta “fornirà alle aziende russe nuove opportunità di ingresso nei mercati dell’Iran, dell’India, del Medioriente e dell’Africa, e in cambio faciliterà gli approvvigionamenti da questi paesi”. Secondo Shagina, Mosca e Teheran “stanno giocando al gatto e al topo” con l’Occidente, e dunque “esploreranno tutte le scappatoie per trasportare prodotti e armi sanzionate”. Nell’impossibilità di accedere alle tecnologie e alla componentistica industriale occidentale per via delle sanzioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia si è rivolta all’India: Mosca ha inviato infatti a Nuova Delhi una lista di oltre cinquecento prodotti – soprattutto pezzi per automobili, aerei e treni – che intende acquistare.

L’Iran, invece, ha già fornito alla Russia dei droni e potrebbe inviarle anche dei missili, ma dalla gittata ridotta: Teheran intende evitare di far scattare un meccanismo delle Nazioni Unite che porterebbe alla reintroduzione delle sanzioni nei suoi confronti, in un momento di particolare debolezza del regime. La risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata nel 2015 e legata all’accordo sul nucleare, vieta ai paesi di ricevere o trasferire missili balistici e droni iraniani che abbiano una gittata superiore ai 300 chilometri e un carico di oltre 500 chili fino all’ottobre 2023. Il contrasto dei flussi di armamenti e di componenti utilizzabili nella guerra all’Ucraina è una priorità per gli Stati Uniti, che stanno monitorando i piani russo-iraniani per il corridoio commerciale.

Al di là delle armi, comunque, ci sono delle ragioni economiche dietro allo sviluppo della nuova rotta Russia-Iran. Ad oggi il commercio tra i due paesi riguarda principalmente prodotti energetici e beni agricoli: gli iraniani sono i terzi maggiori acquirenti di cereali russi, ad esempio. Pare però che l’interscambio bilaterale sia destinato a espandersi al di là di questi due settori, perché Mosca e Teheran hanno annunciato di recente una serie di accordi sulle turbine, i materiali chimici, i dispositivi medicali, le parti auto e il combustibile nucleare.

La Russia ha bisogno di trovare in fretta sia dei sostituti commerciali dell’Europa, che prima della guerra rappresentava il suo principale partner, sia delle scappatoie alle sanzioni occidentali. Nikolay Kozhanov, ex-diplomatico russo in Iran, ha spiegato a Bloomberg che “con la chiusura delle reti di trasporto europee, i russi si stanno concentrando sullo sviluppo di corridoi commerciali alternativi che sostengono la svolta russa verso est”, cioè il riorientamento economico verso l’Asia. “Si possono imporre controlli sulle rotte marittime”, sostiene Kozhanov, “ma quelle terrestri sono difficili da controllare. È quasi impossibile tracciarle tutte”.

Pare che quest’anno il commercio Russia-Iran, in crescita, supererà i 5 miliardi di dollari di valore. L’obiettivo di Mosca è portarlo a 40 miliardi all’anno grazie a un trattato di libero scambio. Bloomberg scrive che la Russia sta finendo di lavorare alla normativa che fornirà alle navi iraniane il diritto di passaggio per le vie d’acqua interne sui fiumi Volga e Don. Decine di imbarcazioni iraniane – alcune appartenenti alla compagnia di navigazione Islamic Republic of Iran Shipping Lines, sanzionata dagli Stati Uniti – già si trovano lungo la costa iraniana del mar Caspio e alcuni porti del Volga. La Islamic Republic of Iran Shipping Lines ha investito 10 milioni di dollari nel raddoppio della capacità di carico del porto russo di Solyanka, nella città di Astrakhan, con l’obiettivo di portarla a 85.000 tonnellate al mese. In territorio iraniano, invece, le autorità stanno destinando risorse all’espansione dei terminal container e dell’infrastruttura ferroviaria.

Non solo la Russia, ma anche l’Iran ha bisogno di aumentare i rapporti commerciali con l’Asia, e in particolare con Russia, Cina e paesi centroasiatici – “asse orientale” è il termine utilizzato funzionari di Teheran −, dopo che la crisi intorno all’accordo sul nucleare del 2015, il sostegno armato alla Russia e la repressione delle proteste interne l’hanno allontanata dall’Europa.

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