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Il fuoco incrociato delle sanzioni su Putin non serve a nulla

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Le nuove misure varate dagli Usa si sommano a quelle britanniche. La giostra delle sanzioni  va avanti da tempo, ma dimostra solo l’impotenza dell’Occidente. Non incide sulla politica estera della Russia, né scalfisce la popolarità di Putin, che domani verrà trionfalmente rieletto

«Non proviamo nessun piacere particolare a dover costantemente criticare la Russia, ma abbiamo bisogno che la Russia smetta di darci così tante occasioni per farlo». Le parole dell’ambasciatrice Usa presso le Nazioni unite, Nikki Haley, riassumono egregiamente l’ultimo lustro di rapporti internazionali tra Mosca e l’Occidente.

Parole pronunciate durante la riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, convocato dalla Gran Bretagna dopo l’attacco con un agente nervino contro Sergei Skripal e sua figlia.

L’ambasciatrice americana ha fatto eco al suo omologo britannico, in un crescendo verbale che ha descritto l’azione omicida come «un comportamento sconsiderato», «un crimine atroce».

Come ritorsione per un’azione che le prime indagini riconducono direttamente a strutture militari russe, la premier britannica Theresa May ha disposto l’immediata espulsione di 23 diplomatici russi da Londra. Anche le sue parole hanno raggiunto un tono inconsueto: «Hanno parlato dell’uso di un agente nervino di livello militare in Europa con sarcasmo», ha detto riferendosi ai russi. «La loro reazione ha dimostrato un totale disprezzo in rapporto alla gravità degli eventi. E non hanno fornito alcuna credibile spiegazione».

Nonostante però il livello dei toni, le azioni intraprese potrebbero apparire tutt’altro che dure. «Mi sarei aspettato una reazione più forte», ha detto il direttore dell’istituto per la difesa e la sicurezza Royal United Services, Jonathan Eyal, al New York Times.

Al di là delle misure che il governo May potrebbe ancora prendere, c’è da chiedersi se queste, insieme al fuoco incrociato delle sanzioni americane ed europee – alla vigilia delle presidenziali in Russia -, possono in qualche modo colpire Putin.

La giostra della sanzioni

Nelle stesse ore in cui a Londra si discuteva di misure di ritorsione, gli Stati Uniti varavano un nuovo pacchetto di sanzioni contro 19 individui e cinque società russe per le interferenze sulla campagna presidenziale che ha portato Donald Trump alla Casa bianca. Il nuovo pacchetto si va ad aggiungere alle sanzioni già esistenti e più volte inasprite a seguito dell’annessione della Crimea e del coinvolgimento nella guerra in Ucraina. A quelle americane si aggiungono le sanzioni di buona parte del mondo democratico, dal Canada, all’Unione Europea, dall’Australia al Giappone. Un coacervo di provvedimenti che da quattro anni colpiscono i gangli dell’economia russa e che hanno accompagnato la caduta del rublo e quella del prezzo del petrolio.

Da quattro anni, però il mondo non può testimoniare un cambio di passo nella politica estera russa e nel modo in cui le forze del Cremlino si servono degli spazi di libertà lasciati dalle garanzie democratiche al di fuori della Russia.

Dall’aggressione militare all’Ucraina ai bombardamenti indiscriminati in Siria, dall’abbattimento del volo Malaysia MH17 all’interferenza nelle elezioni americane, dalla disinformazione su internet e sulle tv all’inganno del doping di Stato, fino al caso Skipral. L’elenco è lungo.

Misure più aspre

L’organismo regolatore britannico delle trasmissioni, Ofcom, ha minacciato di revocare la licenza della corazzata della disinformazione russa in inglese, Rt. Mosca ha già fatto sapere che nel caso farà altrettanto con le emittenti inglesi. Sanzioni e controsanzioni, è la giostra che va avanti così dal 2014, con in più il continuo piagnisteo del Cremlino che parla di russofobia a ogni piè sospinto e trova terreno fertile in un vittimismo oblomoviano di cui la Russia non si è mai liberata.

Le altre opzioni sul piatto per il governo inglese vanno dal blocco di tutti gli asset degli oligarchi su suolo britannico al boicottaggio dei mondiali di calcio. Ma il resto dell’Europa ha già fatto sapere di non voler seguire Londra su questa strada.

L’ordine sparso con cui procedono i Paesi occidentali è la più schietta dimostrazione di impotenza nei confronti di Mosca. E la migliore garanzia per Putin del fatto che la politica estera portata avanti negli ultimi anni – principale fonte del consenso popolare di cui indiscutibilmente gode – continuerà ad avere un prezzo tutto sommato abbordabile.

@daniloeliatweet

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