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Quegli affari riservati discussi da Russia e Usa ad Helsinki

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All’ombra del clamore mediatico, ad Helsinki si è parlato molto di business, aggirando la questione sanzioni. E di Ucraina ma solo riguardo al mercato energetico europeo. Che i due potrebbero dividersi. E gli imprenditori russi e statunitensi sono pronti a lavorare insieme

Dal Russiagate al nucleare, i temi più caldi del summit di Helsinki hanno fatto i titoli di tutti i giornali del mondo. Ma le delegazioni di Trump e Putin hanno parlato anche d’altro, soprattutto di economia ed energia. E allo stesso tempo, lasciato fuori argomenti scottanti come le sanzioni e l’estradizione di Snowden.

Eppure, in campagna elettorale era uno dei suoi cavalli di battaglia, assicurare l’ex agente dell’Nsa alla giustizia americana. «Snowden è una spia che ha gravemente danneggiato gli Stati Uniti, che ai vecchi tempi, quando il nostro Paese era forte e rispettato, sarebbe stato condannato a morte», twittavaTrump nel 2014.

Il nome di Snowden, però, non sembra sia stato nemmeno pronunciato durante il summit.

Argomento tenuto fuori dall’agenda, eppure quotato piuttosto alto dai bookmaker alla vigilia dell’incontro. Avrebbe potuto essere, si diceva, un regalo di Putin a Trump. E poi di hacker i due leader hanno avuto abbondantemente di che discutere, visto che il Russiagate ha tenuto banco.

Business is business

Ma mentre i due presidenti riempivano le prime pagine da una parte all’altra dell’Atlantico, le due delegazioni si adoperavano per portare a casa qualcosa di più di qualche stretta di mano e una dichiarazione di amicizia. Le discussioni sono avvenute a porte chiuse, e non sono stati rivelati particolari, ma un elemento è emerso: la creazione di gruppo di lavoro «di alto livello» composto da businessmen russi e americani con il compito di «articolare una collaborazione  economica di successo».

Il riferimento ai rapporti economici stride come il gesso sulla lavagna se si pensa all’altro grande assente nell’agenda del summit: le sanzioni, e con esse l’Ucraina. Un argomento che pesa come un macigno sui rapporti tra il Cremlino e la Casa bianca, ma che è rimasto fuori dalle discussioni. Almeno ufficialmente, perché è chiaro che una spinta verso più stretti rapporti commerciali non può che preludere a un allentamento del regime sanzionatorio. E l’avversità di Trump alle sanzioni è cosa ben nota.

Concorrenti in Europa

L’Ucraina ha comunque fatto capolino nelle discussioni. Ma non per gli aspetti legati all’annessione illegale della Crimea o alla guerra in Donbass alimentata dalla Russia bensì, ancora una volta, quando si parlava di affari. E di spartirsi il mercato energetico europeo. È stato allora che Putin ha rassicurato Trump dicendogli che il gas russo continuerà a passare per i gasdotti ucraini.

Trump aveva infatti già manifestato preoccupazione per il raddoppio del Nord Stream, il gasdotto sottomarino che porta il gas russo direttamente in Germania attraverso il Baltico. «La Germania non può chiederci di proteggerla dalla Russia mentre firma con Mosca contratti miliardari per un gasdotto. Dovreste comprare il nostro gas liquefatto», aveva detto ad Angela Merkel pochi giorni prima.

Gli Stati Uniti puntano ormai da tempo a prendersi una fetta del mercato energetico europeo, intensificando le spedizioni di gas liquefatto verso il vecchio continente. Una quantità finora irrilevante, ma che presto potrebbe crescere sensibilmente: «faremo concorrenza ai gasdotti, e penso che ci riusciremo», ha detto Trump in conferenza stampa a Helsinki.

Ma più che farsi concorrenza, Stati Uniti e Russia potrebbero proprio su questo terreno trovare una convergenza, un interesse comune. Finora, infatti, il gas liquefatto a stelle e strisce è approdato quasi esclusivamente in Spagna, Portogallo e Italia. Paesi che o non comprano gas dalla Russia, i primi due, o hanno già un approvvigionamento differenziato, come l’Italia.

Dividersi l’Europa, insomma, e non certo come ai tempi della Guerra fredda.

@daniloeliatweet

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