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ITALIA CHIAMA EUROPA

Salvini, emblema della fine dei sovranismi

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La parabola di Salvini non è casuale e trova rispondenza in analoghe storie negli Usa e in Brasile

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini a Milano, Italia, 13 luglio 2020. REUTERS/Daniele Mascolo

“Contrasti con Salvini? Fantasie… Non c’è né scissione, né scalata”. Risponde così il governatore del Veneto Luca Zaia a quei giornalisti che gli domandano della crisi della Lega e dei malumori nordici sul recente cambio di pelle. La Lega Nord è morta, uccisa da Matteo Salvini per lasciare spazio alla Lega nazionale, celebrata nei giorni scorsi alla festa del Carroccio a Cervia.

Basta Prima il nord, basta Roma ladrona: il nuovo mantra leghista è Prima gli Italiani. Anche l’acqua del Po è stata ributtata nel fiume, in favore dell’acqua santa e del rosario.

Una vera rivoluzione voluta da Salvini, che in breve tempo ha cambiato il volto della Lega e ha portato il partito del Nord a diventare il primo partito italiano. Un’ascesa che sembrava inarrestabile e che invece adesso comincia a regredire.

Diverse cose non sono andate bene all’ex vice premier. Prima, la crisi di Governo e le mancate elezioni anticipate, poi i continui cambi di rotta alla Trump durante l’emergenza Covid (la mascherina sì, la mascherina no), il mancato successo in Emilia Romagna e – per finire – la vittoria politica di Conte in Europa e il Recovery Fund. In un anno circa, secondo i sondaggi, Salvini ha perso il 10% del suo elettorato e adesso si deve guardare le spalle, soprattutto dai compagni di squadra e dagli alleati.

La stella di Luca Zaia sembra brillare più della sua. Il Governatore del Veneto, dopo i successi nel contenimento del Covid, è ancora più popolare e, nei sondaggi delle prossime elezioni regionali, è dato vincitore con percentuali bulgare. Alle scorse elezioni, la lista Zaia ha ottenuto il 23% e la Lega circa il 18. Oggi, i sondaggi indicano una proporzione ben più alta: 40% contro 10,5%. Un risultato che potrebbe riflettersi pesantemente sugli equilibri interni.

Ancora di più, Salvini ha da temere dagli alleati: Fratelli d’Italia è l’unico partito italiano in crescita nell’ultimo anno. Le ultime stime lo danno intorno al 16% (alle europee dello scorso anno erano fermi al 6,5%). Inoltre, il partito di Giorgia Meloni ha buone possibilità di trionfare alle prossime regionali, sia con Raffele Fitto in Puglia sia con Francesco Acquaroli nelle Marche, mentre la leghista Ceccardi in Toscana rischia di rimanere al palo.

Sembra evidente che la grave crisi Covid abbia evidenziato la superficialità dei leader sovranisti (non solo Salvini, ma anche Trump, Bolsonaro), rivelatisi inadeguati a gestire un’emergenza che richiedeva equilibrio e competenza, qualità rigettate per principio. Stanno pagando anche l’ideologia autarchica: è risultato chiaro a tutti, infatti, che la soluzioni a crisi pandemiche globali può trovarsi solo nella collaborazione internazionale, non certo con le modeste risorse nazionali.

La sensazione è che il sovranismo sia giunto al capolinea in tutto il mondo. Dobbiamo essere lesti a sostituire questo impianto con una governance internazionale più efficace e autorevole.

@GiuScognamiglio

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